Digitale

Emilia-Romagna, 7 imprese su 10 investono nel digitale: la Food Valley punta sull’AI per conquistare nuovi mercati 

A firma di Paolo Polenta, Direttore Area Vendite Centro-Sud Italia del Gruppo Execus S.p.A. 

L'Emilia-Romagna si conferma uno dei territori più dinamici d'Italia sul fronte dell'innovazione. I dati[1] parlano chiaro: nel 2025 il 70,7% delle imprese emiliano-romagnole ha investito in almeno un ambito della digitalizzazione. Tra le micro e piccole imprese la quota raggiunge il 67,6%, in crescita di 4,1 punti percentuali rispetto all'anno precedente. Un dato che coinvolge anche uno dei settori più rappresentativi dell'economia regionale: l'agroalimentare. 

La Food Valley[2] emiliano-romagnola vale circa 37 miliardi di euro, coinvolge oltre 53 mila imprese agricole e agroalimentari e occupa più di 129 mila persone lungo l'intera filiera. Solo l'industria alimentare conta circa 4.500 imprese e oltre 64 mila addetti. A trainare il settore è anche la forte vocazione internazionale: l'export agroalimentare ha raggiunto il valore di oltre 10 miliardi di euro, nei primi nove mesi del 2025, con Parma, Modena, Reggio Emilia e Bologna tra i principali poli italiani. 

In questo contesto, la trasformazione digitale non è più soltanto una leva per migliorare l'efficienza produttiva, ma anche uno strumento essenziale per rafforzare la competitività delle imprese in tutte le fasi del business. Difatti, se fino a pochi anni fa il dibattito sull'intelligenza artificiale applicata al food era concentrato quasi esclusivamente sulla fase produttiva – dall'agricoltura di precisione al controllo qualità automatizzato, dalla manutenzione predittiva degli impianti all’ottimizzazione dei consumi energetici –, oggi il valore della tecnologia sta emergendo anche nella fase successiva, quella che inizia quando il prodotto esce dallo stabilimento e raggiunge il mercato. Del resto, per le imprese agroalimentari la sfida non è più soltanto produrre bene, ma individuare nuovi clienti, comprendere la domanda, presidiare i canali digitali, sviluppare relazioni commerciali efficaci per la vendita. 

È qui che emerge il ruolo della tecnologia e soprattutto dell’intelligenza artificiale. Innanzitutto, le nuove soluzioni basate sull'AI consentono alle aziende di interpretare meglio i dati commerciali, individuare nuovi segmenti di mercato, anticipare i trend di consumo e supportare le attività di export. Attraverso l'analisi avanzata delle informazioni è possibile identificare buyer potenzialmente interessati, qualificare i contatti commerciali e personalizzare la comunicazione in funzione delle esigenze di clienti e distributori. Per un'impresa agroalimentare questo significa poter intercettare nuove opportunità di business in tempi più rapidi e con maggiore precisione. Anche il marketing sta vivendo una profonda evoluzione. Gli strumenti di nuova generazione permettono di creare contenuti mirati, analizzare le performance delle campagne digitali e migliorare la presenza sui canali online, rendendo più efficace il dialogo con consumatori, buyer e stakeholder. Parallelamente, sistemi evoluti di customer care e agenti intelligenti possono supportare la gestione delle richieste, velocizzare le risposte e garantire una maggiore continuità del servizio, liberando risorse che possono essere dedicate ad attività a più alto valore aggiunto. 

Per le piccole e medie imprese, che rappresentano la struttura portante dell'agroalimentare regionale, si tratta di un'opportunità particolarmente significativa. Molte aziende emiliane o romagnole dispongono di prodotti riconosciuti e di una forte identità territoriale, ma si trovano a competere in mercati sempre più complessi e interconnessi. L'intelligenza artificiale può contribuire a ridurre questo gap, rendendo accessibili attività che fino a pochi anni fa richiedevano investimenti considerevoli e competenze specifiche. 

Il contesto istituzionale sostiene questa traiettoria. La Regione Emilia-Romagna ha destinato 25 milioni di euro al sostegno della transizione digitale delle imprese[3], favorendo l'adozione di tecnologie avanzate e soluzioni basate sull'intelligenza artificiale. Tra i programmi regionali e camerali attivi nel 2026 figurano bandi dedicati alla digitalizzazione con contributi a fondo perduto fino al 40-50% degli investimenti, rivolti anche commercio di vicinato, bar, ristoranti, e pubblici esercizi[4]. La struttura cooperativa del settore conferma il peso strategico di questa filiera: le sole cooperative agroalimentari emiliano-romagnole sviluppano un fatturato di oltre 16 miliardi di euro, pari al 39% dell'intera industria agroalimentare regionale[5]. Le cooperative aderenti a Legacoop Emilia-Romagna generano nel comparto 7,9 miliardi di euro di fatturato e oltre 14.600 occupati[6]. 

Per il settore agroalimentare si apre, quindi, una fase che va oltre la digitalizzazione della filiera. L'intelligenza artificiale continuerà a innovare la produzione, ma una parte crescente del suo impatto si giocherà nel rapporto con il mercato. Per molte imprese della Food Valley la sfida non sarà soltanto produrre meglio, ma comprendere prima i cambiamenti della domanda, individuare nuove opportunità e rafforzare le relazioni con clienti e distributori. In uno scenario sempre più competitivo, la differenza sarà determinata dalla capacità di trasformare i dati in decisioni e le informazioni in valore.

 

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