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Accade nel mondo




COLOMBIA: IVAN DUQUE ELETTO PRESIDENTE, CAMBIAMENTO O RESTAURAZIONE? 
Ivan Duque ha vinto il ballottaggio di domenica 17 giugno con il 54%, oltre dieci milioni di voti, e sarà il nuovo presidente della Colombia. Il rivale, Gustavo Petro Urrego, ex-guerrigliero sostenuto dalla Lista della Decenza, ha raccolto il 41,7% dei suffragi a cui si sono aggiunte circa 800 mila schede bianche/nulle da parte di movimenti a matrice etnico-politica che non si sentono rappresentati.
Il partito di Duque, Centro Democratico, tuttora guidato dall’ex-presidente Álvaro Uribe (2002-2010), aveva già ottenuto a marzo la maggioranza relativa dei seggi alla Camera e intende rivedere radicalmente gli accordi di pace con uno dei principali gruppi di insorti del Paese, le Farc. Il conflitto interno, in corso dal 1964 con livelli di intensità diversi, potrebbe quindi tornare ad acuirsi.

IRAQ: ALLEANZA TRA LE DUE COALIZIONI SCIITE RIVALI 
Le due coalizioni sciite Sairoon e Fatah, giunte rispettivamente prima e seconda nelle contestate elezioni dello scorso maggio, hanno stretto un’alleanza che potrà facilitare la formazione del nuovo governo riducendo, al contempo, il rischio di scontri armati tra le due fazioni.
L’accordo arriva in seguito alla decisione di intraprendere un riconteggio delle schede, che ha seguito i diffusi sospetti di frode elettorale e che molto probabilmente ridurrà il margine di vantaggio ottenuto dalle due coalizioni. Resta comunque improbabile uno sconvolgimento del risultato elettorale: le due fazioni avevano, inoltre, espresso la volontà di lavorare con il premier uscente Haider-al-Abadi (classificatosi terzo e sostenuto dall’occidente), che potrebbe così affermarsi per un secondo mandato in veste di candidato di consenso.

ITALIA: FATTURATO IN CRESCITA 

Le rilevazioni Istat riguardo al mese di aprile confermano una crescita in corso d’anno del 3,8% del fatturato totale. Il dato di gennaio-aprile tendenziale è in linea con quello dei primi tre mesi. Il traino continua a venire dai mercati esteri: +4,6%nel primo quadrimestre rispetto agli stessi mesi del 2017.
Da un punto di vista settoriale, tutti i raggruppamenti principali di industrie segnano un’accelerazione rispetto all’anno scorso. In particolare aumenta il fatturato dei beni strumentali (+4%) e di quelli intermedi (+4,8%); meno decisa la crescita dei beni di consumo (+2,3%), sia durevoli sia non. Nel solo mese di aprile, l’incremento maggiore degli introiti ha riguardato metallurgia e prodotti in metallo (con un tasso a due cifre) e macchinari, seguiti dalla farmaceutica. Negativo soltanto il risultato dell’estrattiva, mentre restano pressoché stazionarie le industrie alimentari e delle bevande.

VIETNAM: LA COMPAGNIA ELETTRICA OTTIENE UN RATING PARI AL SOVRANO 
L’agenzia di rating Fitch ha assegnato per la prima volta un rating (BB) alla compagnia nazionale vietnamita dell’energia elettrica, EVN. La utility, interamente posseduta dal governo, monopolista del settore e verticalmente integrata nella generazione, trasmissione e distribuzione di energia, è stata valutata al pari del rischio sovrano. Questo potrebbe consentire alla compagnia di emettere obbligazioni in dollari e un più facile accesso a finanziamenti internazionali. Gli investimenti attesi nel settore, secondo i piani governativi, dovrebbero sfiorare gli 80 miliardi di dollari entro il 2025, di cui circa 50 miliardi in nuove centrali. Quelle idroelettriche rimangono la prima fonte energetica del Paese (37% nel 2017), ma la sfida principale concerne lo switch da carbone (32%) a gas (27%) e l’ampliamento dell’offerta. Sebbene richieda uno sforzo finanziario notevole, il settore si presenta meglio rispetto alla media regionale con un tasso di elettrificazione pressoché totale (nel 1990 una famiglia su 4 non aveva accesso all’energia elettrica) e un tasso di dispersione di corrente del 9%. 

COSTRUZIONI: QUALCHE SCRICCHIOLIO IN QATAR, ASPETTANDO I MONDIALI DI CALCIO DEL 2022 

Il boicottaggio in corso da parte dei Paesi dell’area del Golfo e il destino incerto del mondiale di calcio (diverse federazioni calcistiche, tra cui quella tedesca, potrebbero rinunciare) rischiano di compromettere l‘andamento del settore. Uno studio di Cornerstone Global segnala un aumento significativo delle denunce per mancato pagamento da parte dei committenti già nel 2015.
Nel 2017 hanno lavorato in Qatar 67 tra i primi 250 contractor internazionali tra cui 5 italiani. Secondo Ance, il Qatar alla fine del 2016 occupava il 2°posto per valore delle commesse in corso da parte di contractor italiani, dietro alla Turchia, con circa 6,9 miliardi di euro. L’indice di rischio dei progetti elaborato da BMI/Fitch attribuisce attualmente al Paese uno score di 61,1 (0 rischio estremo; 100 rischio nullo) e lo colloca al 2° posto in Medio Oriente dietro agli Emirati, ma segnala anche un rischio superiore alla media per quanto riguarda le violazioni contrattuali (40 su 100).

QATAR: PRESENTATO RICORSO CONTRO EMIRATI ARABI UNITI 
Il Qatar ha affermato di aver presentato ricorso alla Corte Internazionale di Giustizia contro gli Emirati Arabi Uniti (Eau), rendendo ancora più acuta la crisi diplomatica nell’area a distanza di un anno dalla decisione degli Eau di unirsi a Egitto, Arabia Saudita e Bahrain nell’embargo nei confronti di Doha.
L’accusa è la violazione di diritti umani: gli Emirati hanno infatti esortato i propri connazionali residenti in Qatar a lasciare il Paese e ordinato ai cittadini qatarini di abbandonare il loro territorio, negandogli l’accesso a istruzione, sanità e giustizia all’interno degli Eau e procedendo alla confisca dei loro asset. La situazione non sembra destinata a risolversi nonostante i diversi tentativi di mediazione degli Stati Uniti e la posizione critica di molti uomini d’affari di Dubai, che con Doha ha stretti legami commerciali. 

SERBIA: ACCORDO RAGGIUNTO CON IL FMI 
La Serbia ha raggiunto un accordo con il Fmi in merito alle riforme macroeconomiche che saranno sostenute da un Policy Coordination Instrument (Pci) della durata di 30 mesi. Il Pci è un nuovo strumento, introdotto dal Fondo nel 2017, destinato a quelle economie, come la Serbia, che possono beneficiare del policy framework fornito da un programma Fmi ma che non necessitano di un sostegno finanziario da parte di quest’ultimo.
Il programma punta a consolidare le prospettive economiche della Serbia, la cui crescita ha raggiunto il 4,6% tendenziale nel primo trimestre 2018. Tra gli obiettivi, quello di preservare i progressi in chiave riduzione del debito pubblico, in particolare delle aziende pubbliche, pur mantenendo risorse per un aumento della spesa in conto capitale e riduzioni mirate dell’imposizione fiscale su imprese e mondo del lavoro. 

ITALIA: FALLIMENTI E ALTRE PROCEDURE CONCORSUALI IN RIDUZIONE 
Tra gennaio e marzo è continuato il calo dei fallimenti (-4,6% rispetto al primo trimestre 2017) e delle altre procedure concorsuali (-16,1%), secondo le ultime rilevazioni Cerved.
I fallimenti, tuttavia, non si sono ridotti ovunque: sono aumentati in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Piemonte, Sicilia, Trentino Alto Adige e Umbria. Sono rimasti pressoché stabili in Campania. Da un punto di vista settoriale, il trend decrescente è generalizzato. Guidano le costruzioni (-8,6%), seguite da industria (-7,3%) e servizi (-1,3%). L’origine della contrazione nelle procedure concorsuali non fallimentari risiede nella diminuzione dei concordati preventivi: solo 112 nei primi tre mesi (-35% su base annua). Si registra, invece, un aumento dei casi di liquidazione coatta amministrativa (+3,4%), a causa degli aumenti di default osservati tra le cooperative. 

ARGENTINA: 50 MILIARDI DAL FMI 
Il Fmi e l’Argentina hanno raggiunto un accordo per un prestito triennale “stand-by” da 50 miliardi di dollari. In base all’intesa, il Fmi non richiederà ulteriori aggiustamenti di bilancio per il 2018 rispetto al 2,7% di deficit primario già annunciato dal governo argentino. Per il 2019 il target sarà dell’1,3%, con l’obiettivo di raggiungere l’equilibrio entro il 2020 (invece che entro il 2021). Questa maggiore austerità fiscale potrebbe riguardare tagli alle spese per infrastrutture, ai trasferimenti discrezionali alle province, ai sussidi e ai salari pubblici. Il Fmi ha accolto con favore anche gli sforzi della Banca Centrale volti a ridurre l'inflazione, attualmente al 28%, e che prevedono nuovi target: 17% per il 2019, il 13% per il 2020 e il 9% per il 2021, e di mantenere un tasso di cambio flessibile e determinato dal mercato.
Il sostegno finanziario garantito dal Fmi è un primo passo volto a ripristinare la fiducia dei mercati dando alle autorità il tempo di sanare le principali vulnerabilità e portare avanti le riforme strutturali. 

ENERGIA: AUMENTANO CONSUMI ED EMISSIONI 
Secondo la Statistical Review di BP, nel 2017 il consumo di energia nel mondo è aumentato del 2,2%, alimentato in particolare da gas naturale (+3%) e rinnovabili (+17%). L’offerta di gas è aumentata del 4%, pari a 131 miliardi di metri cubi (mmc), di cui poco più di metà da due Paesi oggetto di sanzioni come Russia (+46 mmc) e Iran (+21 mmc). In crescita del 3,2% anche la produzione di carbone, il tasso più alto dal 2011, anche se la sua quota nel mix energetico globale è scesa al 27,6%, il dato più basso dal 2004.
La produzione di energia da fonti rinnovabili ha fatto registrare l’incremento più elevato di sempre, pari a 69 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (mtoe), di cui 25 mtoe nella sola Cina, e ha apportato metà della crescita complessiva, raggiungendo l’8,4% della produzione complessiva. Il 94% della produzione aggiuntiva di energia elettrica è avvenuta nei mercati emergenti, un dato che spiega come mai il carbone abbia fornito la seconda quota addizionale più elevata (44%).

QATAR: IMPORTAZIONI VIETATE DA QUATTRO PAESI ARABI 
Il Qatar ha vietato le importazioni da Arabia Saudita, Egitto, Bahrain e Emirati Arabi Uniti, i quattro Paesi che un anno fa imposero l’embargo regionale, sia commerciale che turistico, nei confronti del piccolo stato del Golfo Persico, accusandolo di sostenere il terrorismo. Doha, che ha sempre rigettato le accuse, è comunque riuscita ad evitare un crollo del flusso di beni anche attraverso l’apertura di nuove rotte dal porto di Hamad di recente costruzione.
Gli Stati del Golfo neutrali quali Oman e Kuwait hanno intensificato i loro rapporti con il Qatar, così come l’Iran, rivale del quartetto che per primo ha imposto l’embargo. Nel frattempo il governo di Doha, che sta perseguendo una politica di forte spinta agli investimenti, ha spalancato le porte dell’intero settore immobiliare ai compratori esteri e ha promesso di aprire completamente le proprie imprese nazionali alla proprietà straniera.

PAKISTAN: ADOTTATE MISURE PER ARRESTARE EROSIONE DELLE RISERVE VALUTARIE ESTERE 
 Banca Centrale del Pakistan ha adottato delle misure per contrastare l’impoverimento delle proprie riserve di valuta estera, a sua volta causato da un deficit delle partite correnti che ha raggiunto i 14 miliardi di dollari (circa il 4,5% del Pil) nei primi mesi del 2018, un livello 1,5 volte superiore a quanto riscontrato nello stesso periodo del 2017.
La risposta della Banca è stata duplice: un aumento dei tassi di interesse di 50 punti base, portandoli al 6,5%, e un rafforzamento dei legami e della dipendenza finanziaria dalla Cina. A quest’ultimo proposito è stato raddoppiato, fino a 3,1 miliardi di dollari, il limite relativo all’accordo di currency swap con Pechino.

TURCHIA: FORTE AUMENTO DEI TASSI PER CONTENERE IL CROLLO DELLA LIRA 

Il Presidente turco Erdogan si è dovuto arrendere alle pressioni della Banca Centrale di fronte alla prolungata perdita di valore della Lira, divenuta ancora più intensa negli ultimi giorni dopo le dichiarazioni dello stesso Erdogan, che aveva definito un rialzo dei tassi come «la madre e il padre di tutti i mali». La Banca di Instanbul ha quindi rialzato i tassi di 300 punti base, portandoli al 16,5%, riuscendo a stabilizzare la moneta nazionale.
La Lira turca aveva perso il 19% in un mese e il 34% negli ultimi 12. Anche il rendimento dei titoli decennali denominati in valuta locale era salito al 15,15%, il suo massimo storico. A pesare sulla forte svalutazione il largo deficit delle partite correnti e il tasso di inflazione al 12%, oltre l’aumento del prezzo del petrolio, essendo il Paese un grande importatore di greggio denominato in dollari.

G20: SCAMBI IN CRESCITA 
Stime Ocse mostrano una forte crescita degli scambi in valore dei Paesi del G20, per l’ottavo trimestre consecutivo. Tra gennaio e marzo 2018, le esportazioni delle 20 economie più grandi del mondo sono cresciute del 5,3% rispetto ai tre mesi precedenti, mentre le importazioni del 5,8%. In particolare l’export è aumentato in Brasile, Russia, Argentina, Australia, Cina, Corea del Sud; si è ridotto quello dell’India, dell’Indonesia e della Turchia. Tutte e 20 le geografie hanno registrato un incremento dell’import. La domanda dall’estero è cresciuta di più in Cina, Sudafrica, Corea del Sud, Brasile, Russia e Australia.
Sono stati pubblicati anche i dati preliminari del Pil del primo trimestre dei Paesi Ocse, che mostrano il terzo rallentamento del ritmo consecutivo. Le elaborazioni evidenziano un aumento soltanto dello 0,5%, dovuto alle dinamiche non brillanti di Giappone (in contrazione), Francia, Germania e Regno Unito.

ARGENTINA: AL VIA IL DIALOGO CON FMI 
Il Presidente argentino Mauricio Macri ha annunciato di aver preso contatti con Christine Lagarade, Direttrice del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), con l’obiettivo di rendere disponibile una linea di credito precauzionale per evitare una crisi qualora il peso dovesse svalutarsi ulteriormente nelle prossime settimane.
Secondo indiscrezioni, il ministro delle finanze Nicolas Dujovne cercherà di trovare un accordo per una cifra pari a circa 30 miliardi di dollari, facendo anche leva sul patto fiscale con le province siglato lo scorso anno nel Paese come dimostrazione di un impegno concreto del Governo sotto il punto di vista della prudenza fiscale. La situazione economica dell’Argentina si è aggravata negli ultimi tempi in seguito all’enorme perdita di valore del peso, con una inflazione annua superiore al 25%, che sta creando non pochi problemi a una nazione in cui circa il 64% del debito combinato del settore pubblico e delle imprese è denominato in dollari e altre valute estere.

IRAQ: RISULTATI ELETTORALI PREVISIONALI MOLTO FRAMMENTATI 
I risultati previsionali delle elezioni tenutesi sabato 12 maggio sembrano indicare una sempre maggiore frammentazione tra le diverse sette e i diversi gruppi etnici che compongono il Paese e un crescente discontento tra la popolazione. La forza politica sostenuta dagli Stati Uniti e che fa capo all’attuale Primo Ministro Haider al-Abadi potrebbe piazzarsi al terzo posto, dietro il leader sciita nazional-populista Moqtada al-Sadr e alle Unità di Mobilitazione Popolare (UMP) di Hadi alAmeri, quest’ultime appoggiato dall’Iran.
L’affluenza alle urne è stata piuttosto bassa e pari al 44,5%, dato che scende ulteriormente tra la minoranza sunnita. L’elevata frammentazione dei risultati renderà il processo di formazione di una coalizione di governo particolarmente lungo e intricato.

MALESIA: VITTORIA ELETTORALE DEL PARTITO D’OPPOSIZIONE 
Per la prima volta negli ultimi 60 anni di storia in Malesia, un partito di opposizione si è aggiudicato le elezioni nazionali: la vittoria è andata a sorpresa alla compagine Pakatan Harapan (Alleanza della Speranza) guidata dal 92enne Mahatir Mohamad, divenuto il Primo Ministro più vecchio al mondo. Sconfitto Najib Razab, leader uscente della coalizione Barisan Nasional, eletto nel 2009 ma travolto da uno scandalo per appropriazione indebita.
Il Pakatan Harapan ha promesso nel programma elettorale una serie di importanti riforme, quali la riduzione della corruzione, il miglioramento delle Istituzioni, l’introduzione del congedo di maternità obbligatorio e del limite minimo di 18 anni per contrarre il matrimonio. Gli elettori si aspettano anche l’abolizione della Good and Services Tax, misura di imposizione fiscale introdotta al fine di ridurre il deficit fiscale.

SLOVENIA: ELEZIONI ANTICIPATE 
Il prossimo 3 giugno si terranno elezioni parlamentari anticipate a seguito delle dimissioni del premier Miro Cerar, rassegnate il 14 marzo scorso dopo l’annullamento, da parte della Corte Suprema, del referendum che aveva dato il via libera a un ambizioso progetto ferroviario (Divaccia-Capodistria). L’economia slovena sta attraversando un periodo favorevole e nel 2017 il Pil è avanzato del 5%. Anche l'export italiano ha beneficiato del contesto positivo dell’economia del Paese ed è cresciuto del 13,2% nel 2017, superando i 4 miliardi di euro. La performance è stata molto positiva nei principali settori di esportazione (metalli, estrattiva e meccanica strumentale) con incrementi che hanno oscillato intorno al 20%.
La crescita economica del Paese dovrebbe rimanere solida anche nel prossimo biennio (+4,7% nel 2018 e +3,6% nel 2019) con un potenziale effetto positivo anche per le nostre imprese esportatrici. 

AGRO-ALIMENTARE: LA SFIDA CINESE 
La Cina ha mantenuto negli ultimi anni un alto livello di autosufficienza alimentare, riuscendo a sfamare un quinto della popolazione mondiale, pur disponendo solo dell’8% della terra arabile e il 6% dell’acqua dolce del pianeta. L’aumento del reddito disponibile, nonostante il rallentamento della crescita del Pil, e l’urbanizzazione saranno i principali driver di domanda di cibo in futuro. Il tradizionale consumo di riso e grano calerà in favore di prodotti non di base, come carne, latticini e cibi industriali, implicando cambiamenti di dieta verso modelli occidentali e meno salutari.
Il Paese si rivolgerà sempre più ai mercati internazionali per soddisfare la domanda interna. Già oggi è il primo importatore di riso, sorgo, soia, maiale, latte e pesce, e il secondo importatore di orzo, manzo e zucchero; è inoltre molto attivo nell’acquisto di terra, soprattutto in Africa, America Latina e Sud-Est Asiatico, e di investimenti esteri nel settore agricolo soprattutto in Russia, Nord e Sud America e Australia.

BRASILE: NUOVO SCANDALO PER CORRUZIONE 
I pubblici ministeri federali brasiliani hanno emesso 53 mandati di arresto, di cui sei in Paraguay e Uruguay, per operazioni di riciclaggio dal valore di 1 miliardo di dollari riguardanti 3.000 società offshore in 52 Paesi. La maggior parte degli arresti è rivolta a cambiavalute operanti nel mercato nero e connessi a operazioni illegali che avrebbero interessato il mondo politico e imprenditoriale del Paese.
Tra le persone arrestate, due sono accusate di aver mosso fondi illegalmente per conto del colosso della fabbricazione di imballaggi per carni JBS, la cui ex-dirigenza ha già mosso accuse nei confronti di importanti personaggi politici, compreso il Presidente Michel Temer. L’operazione, nota come «Bank Drop», crea ulteriore caos in un Paese già colpito da numerosi scandali giudiziari e che avrà nelle incerte elezioni di ottobre un importante banco di prova.

RUSSIA: PUTIN INIZIA IL QUARTO MANDATO 
A inizio settimana Vladimir Putin ha formalmente assunto il suo quarto mandato presidenziale, dopo le elezioni di marzo. L’insediamento è stato accompagnato da ampie proteste nel Paese che hanno determinato numerosi arresti, tra cui quello del capo dell’opposizione Navalny, escluso dalla tornata elettorale. Putin, che resterà in carica fino al 2024, ha confermato la volontà di mantenere continuità della linea politica, proseguendo le politiche di rilancio economico e di rafforzamento del ruolo della Russia nello scenario internazionale.
La conferma di Medvedev per la carica di Primo Ministro, avvenuta a inizio settimana, è stata accolta come un segnale di scarsa propensione a politiche riformiste.

UE: TUTTI I PAESI TORNANO A CRESCERE 
Nel 2017 il Pil dell’Unione Europea è cresciuto al tasso più sostenuto degli ultimi 10 anni (+2,4%) e per la prima volta dal 2007 tutti gli Stati membri hanno osservato un’espansione della propria economia. Questa dinamica è stata agevolata da una serie di fattori quali, l’elevato livello di fiducia di consumatori e imprese, la ripresa globale sincronizzata, i bassi costi di finanziamento, il miglioramento dei bilanci delle imprese e delle condizioni del mercato del lavoro.
Le ultime previsioni della Commissione Europea relative al Pil dell’Ue sono invariate rispetto alle quelle elaborate nell’autunno scorso (+2,3% nel 2018 e +2% nel 2019). L’elemento di novità riguarda invece il peso associato ai rischi al ribasso che è aumentato a causa dei recenti sviluppi politici e del loro potenziale impatto sulle condizioni finanziarie e commerciali globali. Vi sono inoltre ulteriori rischi al ribasso legati alle tensioni geopolitiche in altre parti del mondo nonché quelli relativi all'esito dei negoziati della Brexit.

IRAN-USA: GLI STATI UNITI ESCONO DAL JCPOA 
Il Presidente statunitense Trump ha confermato l’intenzione di abbandonare unilateralmente il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), l’accordo per la limitazione del programma nucleare iraniano firmato nel 2015 da Stati Uniti, Cina, Russia, Regno Unito, Francia e Germania con Theran. Il ritiro americano dal JCPOA comporta entro 90 giorni il ripristino delle sanzioni commerciali e finanziarie verso l’Iran.
La Commissione Europea ha ribadito il proprio sostegno all’accordo sul nucleare iraniano, così come Cina e Russia, che hanno rilasciato una dichiarazione congiunta a supporto dell’accordo lo scorso 5 maggio. A meno di provvedimenti a protezione degli operatori europei da parte della Ue ancora non in campo, il rinnovo delle sanzioni americane comporterebbe un impatto anche per gli operatori di altri Paesi, date le restrizioni incluse nelle «sanzioni secondarie» che coinvolgono anche soggetti non statunitensi. 

NUCLEARE: ALTRO CHE L’IRAN… 
Secondo i dati di World Nuclear Association, nel 2017 gli Usa hanno prodotto il 31% dell’energia nucleare generata sul pianeta, pari a 805 terawattore: un livello analogo a quello dell’intera Unione Europea (in diminuzione) e sufficiente a soddisfare il fabbisogno di energia elettrica dell’Italia e della Germania insieme. Sono tutti europei, invece, i Paesi in cui il nucleare apporta metà o più dell’energia prodotta sul suolo nazionale: Belgio, Francia, Slovacchia, Ucraina e Ungheria.
Secondo la IAEA, gli Stati Uniti dispongono anche di 99 impianti attivi sui 450 attualmente in funzione nel mondo. Sia per gli Usa che per l’Ue la filiera produttiva dell’energia nucleare dipende dal contributo di Paesi terzi: nel 2015 il 15% dei servizi associati all’arricchimento dell’uranio importati dagli Usa proveniva dalla Russia, mentre il 90%circa dell’uranio acquistato dall’Ue nel 2016 proveniva da Niger (22%), Canada (21%), Russia (19%), Kazakistan (16%), Australia (13%) e Namibia (3%).

CINA: LA BANCA CENTRALE TAGLIA GLI OBBLIGHI DI RISERVA 
La Banca Centrale cinese ha annunciato la riduzione delle riserve obbligatorie che le banche commerciali ed estere devono detenere a garanzia dei finanziamenti ottenuti nell’ambito della medium term lending facility. La mossa ha l’obiettivo di liberare risorse da destinare alle piccole imprese e arriva subito dopo la diffusione dei dati economici del primo trimestre del 2018, che hanno evidenziato una crescita superiore alle aspettative e pari al 6,8%.
Il taglio, che ammonterà a 100 punti base, decorrerà dal 25 aprile e andrà a ridurre le riserve obbligatorie, oggi pari al 17% per i grandi istituti e al 15% per le banche minori. La banca Centrale ha però confermato di essere costretta a mantenere una soglia relativamente alta per contenere i rischi finanziari e ha annunciato il perseguimento di una politica monetaria neutrale, pur impegnandosi a garantire una stabile liquidità nel sistema finanziario.

CUBA: DIAZ-CANEL È IL NUOVO CASTRO 
Miguel Diaz-Canel è il nuovo Presidente di Cuba, il primo a non portare il cognome di Castro dalla Rivoluzione del 1959 e il primo a essere nato dopo la stessa. Raul Castro abbandona così la presidenza durata più di un decennio, ma resterà al vertice del Partito Comunista.
Nonostante la svolta storica nella guida del Paese, Diaz-Canel ha dichiarato di non avere una visione della società diversa da quella dei Castro e di non lasciare alcuno spazio a chi auspica un futuro capitalista per l’isola. DiazCanel assume la presidenza in un momento particolarmente delicato, con i passi indietro dell’amministrazione Trump rispetto al riavvicinamento con gli Stati Uniti voluto dall’ex presidente Obama e la crescente crisi in Venezuela, che limiterà il supporto di quest’ultima a Cuba.

UE: SEMPRE PIÙ LIBERI GLI SCAMBI 
È stata raggiunta l’intesa politica tra Unione Europea e Messico per aggiornare l’accordo bilaterale di libero scambio in vigore dal 2000. Si prevede che questa intesa venga formalizzata entro la fine del 2018 e successivamente dovrà essere sottoposta all'approvazione delle istituzioni europee. Sono attesi numerosi benefici per le aziende italiane, specie nell’agroalimentare: è prevista infatti l'abolizione dei dazi sul formaggio (ora fino al 45%), sulla pasta (che ora subisce dazi fino al 20%) e sulla carne di maiale (45%). Inoltre, grazie a questa intesa, 340 Igp europee saranno protette dalle imitazioni messicane. L’accordo prevede anche specifici punti a tutela della proprietà intellettuale e predispone dei particolari servizi per le piccole e medie imprese europee.
Il Messico, che rappresenta la prima destinazione dell’export italiano in America Latina, si aggiunge a Canada e Giappone, incrementando il numero di Paesi che intendono stringere una relazione più forte con l’Unione Europea. 

INFRASTRUTTURE: METÀ DEGLI INVESTIMENTI PRIVATI GLOBALI IN 5 PAESI EMERGENTI 

Secondo l’ultimo report annuale di Banca Mondiale, gli investimenti privati in infrastrutture nei Paesi a reddito medio e basso hanno raggiunto nel 2017 i 93 miliardi di dollari. La cifra supera del 37% il dato del 2016, ma rimane la 2° più bassa degli ultimi 10 anni. I primi cinque Paesi (Cina, Indonesia, Messico, Brasile e Pakistan) hanno attratto il 58% degli investimenti complessivi. Se si esclude la Cina, i primi 5 (4 + India, sesta in classifica) totalizzerebbero il 55%. Oltre metà degli investimenti (53%) sono stati diretti in Asia-Pacifico. Al contempo, le inchieste giudiziarie e le crisi istituzionali in corso in America Latina hanno fatto segnare il livello più basso di investimenti dal 2008: in Brasile da 68 iniziative avviate nel 2016 a 24 nel 2017, in Colombia da 15 a 1.
Sui 304 progetti a livello globale, 135 sono stati assistiti da una garanzia sovrana. Il 56% degli investimenti sono stati diretti al settore elettrico, seguito dai trasporti (39%).

SPAGNA: NESSUN “EFFETTO CATALOGNA” 
La crisi catalana non ha avuto finora impatti negativi sulla performance economica della Spagna, che prosegue la sua fase di espansione registrando nel 2017, e per il terzo anno consecutivo, un tasso di crescita superiore al 3%. I progressi sono evidenti anche nel settore bancario (con un tasso di Npl è sceso dal 12,9% del 2013 al 7,4% del 2017) e riflessi anche dall’upgrade dell’agenzia Moody’s (da Baa2 a Baa1 con outlook stabile, un notch al di sotto dei rating di S&P e Fitch). Di questo contesto favorevole ha beneficiato anche l’export italiano verso Madrid cresciuto di oltre il 10% nel 2017 e dell’8,4% nei primi due mesi del 2018. L’andamento positivo delle vendite Made in Italy è stato piuttosto generalizzato a livello settoriale con i comparti chimico-farmaceutico e dell’elettronica che hanno segnato i risultati migliori. 
Le sfide principali per la Spagna rimangono l’elevato debito pubblico (98,3% del Pil nel 2017) e l’incertezza legata alle tensioni con la Catalogna.

CINA: FMI A SUPPORTO DELLA BELT AND ROAD INITIATIVE 
La direttrice del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) Christine Lagarde ha annunciato la creazione di un Capacity Development Centre al fine di supportare la Belt and Road Initiative cinese. L’unità si focalizzerà inizialmente nella formazione degli sviluppatori del progetto cinesi che dovranno lavorare all’estero e interfacciarsi con le autorità degli altri Paesi asiatici attraversati dall’ambizioso progetto.
Il Fmi si è impegnato a dedicare 50 milioni di dollari al Centro nei prossimi 5 anni per contribuire allo sviluppo delle ingenti opere infrastrutturali richieste dal progetto nei più di 70 Paesi da esso interessati. L’ingresso del FMI aumenta la credibilità dell’iniziativa cinese e riduce il rischio di operazioni sconsiderate, soprattutto da un punto di vista finanziario.

INDIA: ACCORDO CON ARABIA PER MEGA-RAFFINERIA 
L’India ha firmato un memorandum di intesa con l’Arabia Saudita per la costruzione di quella che dovrebbe diventare la più grande raffineria del mondo. La raffineria, che richiederà un investimento di 44 miliardi di dollari e dovrebbe essere ultimata entro il 2022, sarà costruita nella provincia indiana di Maharashtra e avrà una capacità produttiva giornaliera di 1,2 milioni di barili.
La compagnia nazionale araba Saudi Aramco acquisirà il 50% del progetto, mentre la restante metà vedrà la partecipazione di un consorzio di imprese pubbliche indiane operanti nel settore dell’oil&gas. Il progetto ha risvolti importanti per entrambe le parti: permetterà all’Arabia Saudita di assicurarsi uno dei mercati più importanti per l’esportazione del greggio, dopo essere stata superata dall’Iran nella fornitura di petrolio a Delhi nel 2017, e all’India, oggi terzo importatore mondiale di oro nero, di aumentare la propria capacità di raffinazione.

TURCHIA: RITORNO ALLE URNE 

Il Presidente Erdogan ha confermato la convocazione di elezioni presidenziali già quest’anno, in netto anticipo rispetto alla scadenza naturale di novembre 2019. Le elezioni si svolgeranno il 24 giugno. Il Presidente ha motivato la decisione con l’urgenza di segnalare la stabilizzazione politica del Paese, dando piena attuazione al nuovo modello costituzionale.
Le elezioni anticipate erano largamente attese già dall’esito referendario dello scorso anno, nonostante le ripetute smentite del Governo turco. I dati di crescita dello scorso anno, superiori alle attese ma difficilmente ripetibili quest’anno, hanno contribuito ad aumentare la probabilità dell’evento. La dinamica economica è stata infatti resa possibile da misure fiscali espansive e supporto pubblico al credito, non riproducibili a lungo termine senza intaccare l’equilibrio fiscale del Paese. La moderazione della dinamica economica prevista per quest’anno avrebbe potuto diminuire il consenso elettorale verso le forze di maggioranza prima della data elettorale naturale. 

MANIFATTURA: CINA, TRA SEGNALI DI APERTURA E NUOVE TENSIONI CON GLI USA 
La Cina ha annunciato il calendario quinquennale per ridurre le restrizioni sulle quote di proprietà straniera di alcuni settori del trasporto. Entro fine 2018 saranno rimosse le restrizioni sui veicoli elettrici, aeromobili e navi, entro fine 2019 sui veicoli commerciali ed entro fine 2022 sui veicoli passeggeri, il comparto più controverso. Il settore automobilistico cinese è, infatti, fonte di numerose dispute con i produttori stranieri a causa dei vantaggi concessi alle società cinesi.
Proseguono invece le tensioni con gli Usa. La Cina ha adottato una misura temporanea antidumping sul sorgo americano, importato nel 2017 per 960 milioni di dollari, imponendo il deposito di una somma pari al 179% del valore importato. Ciò segue la decisione degli Usa di vietare per sette anni la vendita di parti o software alla ZTE, seconda società di telecomunicazioni cinese, limitandone di fatto la capacità di vendere smartphone con sistemi operativi Android nel mondo.

COSTA RICA: ALVARADO È IL NUOVO PRESIDENTE 
Carlos Alvarado Quesada, candidato del Partito Azione Cittadina di centro-sinistra attualmente al governo, si è aggiudicato la presidenza del Costa Rica vincendo il ballottaggio contro il suo sfidante Fabricio Alvarado con il 61% dei voti. Il neo-eletto Presidente ha sempre dichiarato il suo sostegno ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, tema che da mesi agita la politica del Paese dopo una sentenza favorevole vincolante della Corte interamericana dei diritti umani del gennaio 2018.
Scrittore di romanzi ed ex-Ministro del Lavoro nel governo uscente di Azione Cittadina, con i suoi 38 anni Carlos Alvarado Quesada è il più giovane Presidente della storia del Costa Rica. Oltre alla divisiva questione dei matrimoni gay, Quesada dovrà cercare di risolvere i problemi che il Paese, oggetto di ben quattro riduzioni di rating negli ultimi cinque anni, ha in termini di disoccupazione e costo della vita, corruzione e sicurezza.

EGITTO: RIELEZIONE PER AL-SISI 
Abdel Fatah Al Sisi, presidente dell’Egitto dal colpo di Stato che ha destituito Mohammed Morsi nel 2014, è stato rieletto con il 97% dei voti. A dispetto della vittoria, l’affluenza è stata molto bassa, essendo andati alle urne solo il 41% degli aventi diritto di voto. Nonostante la Commissione Elettorale Nazionale egiziana abbia negato ogni tentativo di manipolazione del voto, i media stranieri hanno documentato la presenza di incentivi sotto forma di denaro e beni alimentari.
La figura di Al Sisi è piuttosto controversa: gode di una solida base tra il popolo egiziano, che gli riconosce l’aver creato stabilità dopo la destituzione del suo predecessore, mentre i suoi oppositori gli attribuiscono il fallimento dell’esperimento democratico di governo. Messa alle spalle questa tornata elettorale, Al Sisi può ora volgere lo sguardo al suo programma economico.

EUROZONA: RALLENTAMENTO NELLA MANIFATTURA? 
L’indice PMI (Purchasing Manager Index) di IhsMarkit continua a indicare un’espansione dell’attività manifatturiera, ma anche nel mese di marzo ha registrato una decelerazione (56,6 rispetto a 58,6 di febbraio; un valore superiore alla soglia di 50 rappresenta un’espansione della produzione). La frenata riguarda praticamente tutti i 19 Paesi della moneta unica e quasi tutti i settori considerati. Le performance migliori, nel generale contesto di riduzione della velocità, sono state registrate in Paesi Bassi (61,5), Germania (58,2) e Austria (58). Il sentiment sulle vendite future è rallentato in tutte le geografie incluse (ora al minimo rilevato negli ultimi mesi) tranne che in Grecia.
Un calo nell’indice era atteso ed è fisiologico, viste le restrizioni alla capacità produttiva che esistono nel breve periodo. Inoltre si è osservato un allungamento nei tempi di consegna dei fornitori, non favoriti anche dalle condizioni climatiche avverse in diversi Paesi, specialmente del Nord Europa.

STATI UNITI-CINA: BOTTA E RISPOSTA A COLPI DI DAZI 
La temuta escalation delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina non ha risparmiato i giorni immediatamente successivi alla Pasqua: Trump ha presentato ufficialmente un elenco di 1.333 prodotti cinesi da assoggettare a tariffe del 25%, mentre la Cina ha risposto poche ore dopo sollevando la stessa imposta su 106 prodotti americani inclusi soia, aerei, automobili e prodotti chimici. Entrambe le misure sono studiate per colpire le esportazioni americane e cinesi per un valore di 100 miliardi di dollari, equamente ripartiti tra i due Paesi.
I dazi cinesi entreranno in vigore a condizione che lo stesso accada per quelli americani. Questi ultimi scatteranno solo in seguito a un periodo di consultazioni pubbliche, che durerà almeno fino al 22 maggio e che prevede un’audizione organizzata dall’Ufficio del Rappresentante Commerciale della Casa Bianca il 15 maggio. 

SHIPPING: L’INDONESIA SOSPENDE IL DECRETO «PROTEZIONISTA» 
È stato per il momento sospeso il decreto annunciato lo scorso dicembre dal Ministro per il Commercio di Jakarta che imporrebbe l’uso di navi indonesiane per l’import e l’export di alcune commodity, tra cui carbone e olio di palma, a oggi trasportate per la quasi totalità da navi straniere. Il provvedimento, previsto in attuazione a fine aprile, intendeva incentivare il settore dello shipping, vista l’enorme dipendenza del Paese dal commercio marittimo, e migliorare l’indice di ease of doing business (ben peggiore rispetto ai vicini Malaysia, Thailandia e Vietnam) attraverso gli investimenti nella flotta e nelle infrastrutture portuali.
La misura ha incontrato numerose critiche sia per i temi di fattibilità (insufficienza di navi e costi eccessivi che ricadrebbero sul prezzo delle commodity indonesiane), sia perché in contrasto con le regole dell’Omc e degli accordi bilaterali. Il Governo potrebbe quindi continuare a ritardarne l’attuazione o sospenderla del tutto.

STATI UNITI: I DAZI E IL LORO IMPATTO 
Sono entrati in vigore i dazi introdotti dall’amministrazione americana sulle importazioni di acciaio e alluminio. Rispetto a quanto prospettato originariamente, diversi paesi sono stati esentati. Tra questi ci sono Canada e Messico, coinvolti con le rinegoziazioni del Nafta, l’Unione Europea e la Corea del Sud. Le importazioni di acciaio degli Stati Uniti (pari a 34 milioni di tonnellate) rappresentano soltanto il 2% della produzione mondiale. L’import di alluminio (7,2 milioni di tonnellate) rappresenta una percentuale maggiore (6% della produzione globale), ma la tariffa imposta sulle importazioni del bene è inferiore (pari al 10%).
Queste barriere tariffarie dovrebbero avere un impatto macroeconomico diretto minimo. Inoltre, i timori relativi a un’eventuale eccedenza di acciaio e alluminio (che senza tariffe sarebbero stati esportati negli Stati Uniti) che potrebbero “inondare” i mercati globali facendo scendere i prezzi in modo significativo, sembrano non essere fondati.

SUDAFRICA: EVITATO DOWNGRADE
Moody’s ha deciso di mantenere il rating del Sudafrica a Baa3, un livello sopra lo status junk, migliorando l’outlook da negativo a stabile e andando contro-tendenza rispetto quanto fatto lo scorso anno sia da S&P e Fitch. Se Moody’s avesse seguito le altre due sorelle, il Paese sarebbe stato rimosso dal Citi World Government Bond Index, con conseguente fuoriuscita di capitale dai propri confini.
La decisione di Moody’s suona come un attestato di stima nei confronti del neopresidente Cyril Ramaphosa e del suo tentativo di riformare le istituzioni e l’economia del Paese e può rivelarsi fondamentale per ristabilire un clima di fiducia tra gli investitori internazionali. Non sono passati infatti inosservate le recenti nomine ai dicasteri delle finanze, delle risorse minerarie e delle imprese pubbliche.

COREA DEL SUD: RINEGOZIATO CON SUCCESSO ACCORDO DI LIBERO SCAMBIO CON GLI USA 
Il ministro sudcoreano del commercio, dell’industria e dell’energia ha annunciato che Stati Uniti e Corea del Sud hanno raggiunto un accordo per la rinegoziazione del trattato di libero scambio entrato in vigore nel 2012 e aspramente criticato dall’amministrazione Trump, anche a seguito dell’ampliarsi del deficit commerciale americano nei confronti della controparte coreana.
La modifica dell’accordo interesserà i settori dell’automobile e dell’acciaio. La Corea del Sud raddoppierà il numero di auto americane che può importare da 25.000 a 50.000; al contempo, l’export di acciaio coreano verrà permanentemente esentato dai dazi del 25% imposti dagli Stati Uniti. L’accordo da un segnale positivo circa la possibilità che l’azione americana in Asia sia più morbida di quanto annunciato.

PERÙ: DIMISSIONI DEL PRESIDENTE 
Il presidente del Perù Pedro Pablo Kuczynski ha annunciato le sue dimissioni a seguito dell’ennesimo scandalo che ha colpito la sua amministrazione. La mossa ha anticipato il voto di sfiducia che si sarebbe dovuto tenere il giorno seguente in Parlamento e che era stato deciso a seguito del coinvolgimento di Kuczynski nell’enorme scandalo Odebrecht, che ha avviato la più grande indagine per corruzione nella storia dell’America Latina.
La transizione verrà probabilmente gestita dal vice-presidente e ambasciatore del Perù in Canada Martìn Vizcarra. Nonostante la crisi politica, l’economia del Paese resta una delle più brillanti della regione, spinta soprattutto dal settore minerario. Il Pil è infatti cresciuto del 2,2% nel 2017 ed è attesa una accelerazione oltre il 3% nel 2018 grazie all’aumento dei prezzi delle commodities. 

REAL ESTATE: ARABIA SAUDITA, CASE CERCASI 
L’ammanco di case in Arabia Saudita è stimato a 1,5 milioni di unità, risultante da anni di investimenti pubblici insufficienti, ritardi burocratici e maggiore domanda proveniente dalla popolazione giovane, oggi metà del totale. I target del Governo per rinvigorire il real estate residenziale sono numerosi: 480.000 case previste in costruzione al 2020; mercato dei mutui a 134 miliardi di dollari dai 77 miliardi attuali; peso dell’housing finance sul Pil non-oil al 15% rispetto all’8% attuale (è del 75% a livello internazionale); supporto agli acquirenti, ad esempio con garanzie sui prestiti, e ai costruttori, inclusi prestiti a tasso zero.
La realizzazione degli obiettivi dipenderà in larga misura dalla risposta del settore privato. Con le principali imprese arabe del settore sotto pressione finanziaria, si aprono numerose opportunità per i costruttori internazionali, ancora poco rappresentati nel mercato saudita. La stessa Saudi Aramco sta valutando la creazione di una joint venture delle costruzioni con partner locali e internazionali.

STATI UNITI: AL VIA UNA GUERRA COMMERCIALE? 
Il presidente Trump ha introdotto i dazi sulle importazioni di acciaio (al 25%) e alluminio (al 10%), esentando Canada e Messico. Per l’acciaio, saranno colpiti soprattutto Brasile, Corea, Russia, Turchia e Giappone, insieme pari al 44% dell’import di acciaio degli Usa dal mondo. Per l’alluminio, i Paesi più colpiti saranno Russia, Emirati Arabi e Cina, che insieme rappresentano circa il 21% dell’import statunitense di alluminio.
L’introduzione di queste ulteriori barriere tariffarie, dopo i dazi su pannelli solari e lavatrici, ha provocato la risposta dell’Unione Europea che sembra intenzionata a colpire brand iconici statunitensi con misure simili. L’amministrazione americana ha già annunciato che risponderà a questa decisione con nuovi dazi sulle automobili europee. Questo ultimo intervento potrebbe avere un impatto superiore dei precedenti sui beni italiani: sono infatti 4,5 miliardi di euro le esportazioni Made in Italy del settore verso il Paese nordamericano.

ARABIA SAUDITA - EGITTO: ECONOMIC ZONE DA 10 MILIARDI 
L’Arabia Saudita e l’Egitto hanno esteso gli accordi di cooperazione economica creando un fondo da 10 miliardi di dollari destinato a un progetto per lo sviluppo di una mega-città (Neom) e di una economic zone che interesseranno il confine tra i due Paesi. L’Egitto ha offerto una concessione a lungo termine sull’area a sud del Sinai, che ospiterà parte del progetto, mentre Riyadh fornirà il denaro per costruire la parte egiziana di Neom.
Il progetto Neom, che prevede investimenti per 500 miliardi di dollari ed è costituito da un centro per la biotecnologia e la tecnologia digitale, rafforza i già ottimi rapporti tra i due Paesi: l’Egitto ha infatti rinunciato a rivendicare la proprietà su due isole del Mar Rosso interessate dal progetto e le due nazioni hanno anche trovato un’intesa per la tutela dell’ecosistema circostante.

CINA: OBIETTIVO CRESCITA AL 6,5% NEL 2018 
Il Governo cinese ha diffuso gli obiettivi economici per il 2018: una crescita pari al 6,5%, inferiore al 6,9% registrato nel 2017, e un deficit fiscale pari al 2,6% del Pil, più contento rispetto al target del 3% dello scorso anno. Tali propositi sono in linea con la prospettiva di una «nuova era» per l’economia cinese, come annunciato dal Presidente Xi Jinping lo scorso ottobre in occasione del congresso del Partito Comunista, che stabilisce come prioritari la riduzione dell’inquinamento, il contenimento dei rischi e l’aspetto qualitativo della crescita rispetto ai meri obiettivi numerici.
Il Dragone si concentrerà dunque sulla riduzione del debito, cresciuto oltre il 250% del Pil, grazie anche al contributo degli enti locali, chiamati a stringere la cinghia. Un cambio di orientamento è previsto anche per il settore privato, dove si vuole arginare l’espansione delle imprese cinesi, disposte ad acrobazie finanziarie pur di approdare all’estero. In linea con gli obiettivi dell’anno precedente quelli relativi all’offerta monetaria e di credito.

MYANMAR: SCADUTO ACCORDO PER SVILUPPO AEROPORTO INTERNAZIONALE DI HANTHAWADDY 
L’accordo stipulato nel gennaio 2016 tra il Dipartimento dell’Aviazione Civile birmano e un consorzio di imprese di Singapore e Giappone e relativo alla progettazione e costruzione dell’Aeroporto Internazionale di Hanthawaddy è giunto a scadenza a causa di non meglio specificati problemi irrisolti. Secondo le aspettative del governo birmano, la struttura avrebbe dovuto gestire flussi annui pari a 12 milioni di passeggeri, molti più dei 2-3 milioni che transitano oggi dall’Aeroporto Internazionale di Yangon, e innalzare il Paese a hub preferenziale per il sud est asiatico, riducendo i tempi di volo di circa un’ora rispetto all’Aeroporto Internazionale di Suvarnabhumi in Thailandia.
Il venir meno dell’accordo mette in evidenza tutti i limiti del governo birmano, con le sue difficoltà nel trovare adeguate coperture finanziarie e nel coordinare i lavori delle diverse strutture nazionali, scoraggiando anche l’afflusso di investimenti dall’estero.

AGRICOLTURA: TRA LE NUOVA PRIORITÀ CINESI 
La Cina ha annunciato il proprio piano di modernizzazione dell’agricoltura e sviluppo delle aree rurali. Le campagne sono da sempre fuori dalle priorità di Pechino in favore di città e industria: il contributo del settore al Pil è crollato dal 28% nel 1978 all’8% nel 2017, a fronte di una forza lavoro di 215 milioni di persone (oltre un quarto del totale). Tra gli obiettivi fissati vi sono l’aumento della meccanizzazione e dell’uso dei fertilizzanti e lo spostamento verso colture di alta qualità. Centrale anche il tema dell’inquinamento, che ha danneggiato gravemente il suolo e le acque. Non vi è invece ripensamento sul meccanismo di assegnazione pubblica dei diritti sui terreni, detenuti collettivamente, nonostante sia diffusa l’opinione che un vero mercato fondiario è condizione necessaria per il miglioramento della produttività.
Il piano potrebbe avere degli impatti positivi più ampi rispetto al solo settore primario, incentivando maggiori investimenti anche nelle infrastrutture e nei servizi pubblici delle aree rurali.

ROMANIA: UNA NUOVA BANCA DI SVILUPPO? 

Il Senato ha votato una proposta di legge volta a istituire una Banca di sviluppo (BDR), un istituto pubblico volto a finanziare, co-finanziare e fornire garanzie per progetti infrastrutturali e a sostenere lo sviluppo regionale e delle PMI. La BDR sarà dotata di un capitale iniziale di 214 milioni di euro e dovrebbe poter concedere prestiti diretti. Questo intervento è previsto solo in caso di “deficit di finanziamento” e non in concorrenza con le banche commerciali. Lo scorso novembre il Senato aveva approvato la trasformazione dell’Eximbank statale in una Banca di sviluppo. Le due proposte di legge saranno probabilmente integrate prima della lettura finale della Camera dei Deputati.
La nuova Banca statale dovrebbe supportare progetti infrastrutturali nel mondo dei trasporti con orizzonte di lungo termine, coinvolgendo anche il Sovereign Development and Investment Fund (FSDI). BDR e FSDI potrebbero diventare operativi nel 2018 e questo potrebbe consentire alla Romania sia di avviare nuovi progetti infrastrutturali, sia di rilanciare iniziative in fase stallo.

BRASILE: ACCANTONATA RIFORMA PENSIONI 
Il Governo brasiliano ha messo da parte la ristrutturazione del generoso sistema pensionistico nazionale, cavallo di battaglia dell’agenda di riforme proposte da Temer. Le sue iniziative, spesso impopolari, si sono difatti scontrate con le accuse di corruzione a suo carico e con la necessità di dover gestire il grave nodo legato alla sicurezza di Rio de Janeiro, che ha anche richiesto l’intervento dell’esercito.
L’interruzione del percorso di riforme ha spinto l’agenzia di rating Fitch a declassare il Paese a BB-, tre livelli sotto la soglia dell’investment grade. La decisione è anche motivata da un quadro macroeconomico nazionale poco confortante, con un debito pubblico in crescita e un deficit fiscale ampio e persistente. Delle altre due maggiori agenzie, S&P aveva già ridotto il rating brasiliano nel mese di gennaio e si prevede che anche Moody’s seguirà lo stesso orientamento.

CINA: PROPOSTO STOP AL LIMITE DI DUE MANDATI 
Il Comitato Centrale del Partito Comunista cinese ha proposto di rimuovere dalla Costituzione il limite di rieleggibilità del Presidente e del suo vice oltre il secondo mandato consecutivo. Tale norma rappresenta l’unico ostacolo alla possibilità per Xi Jinping di guidare il Paese oltre il 2023 e la sua rimozione intensificherebbe l’accentramento del potere nelle mani dell’attuale leader.
La mossa di Xi rappresenta la volontà di assicurare che il Partito mantenga la sua posizione dominante nel contesto politico cinese e l’ambizione di «trasformare la Cina in una società ed economia pienamente moderna entro il 2050». 
Se Xi continuerà le riforme intraprese dall’inizio del suo mandato nel 2013, l’economia del dragone potrebbe beneficiare di tale continuità di potere. D’altra parte esiste, però, un inevitabile rischio di stagnazione politica che accompagna tutte le leadership particolarmente estese e, al contempo, vi è crescente preoccupazione per una possibile deriva autocratica come quella vissuta sotto la dittatura di Mao Zedong.

INDIA: AL VAGLIO NUOVA POLITICA DI ARBITRATO 
L’India ha avanzato una proposta di legge per istituzionalizzare le procedure di arbitrato all’interno del Paese, abilitandolo anche a gestire pratiche di arbitrato internazionali. Appare però improbabile che altri paesi scelgano l’India, nota per la scarsa tutela dei diritti legali degli investitori, per risolvere le loro dispute internazionali.
Il vero obiettivo di Delhi potrebbe invece essere quello di svolgere entro i confini nazionali le procedure di arbitrato che riguardano i propri enti pubblici, tenendoli così al riparo dalle corti internazionali (a tal proposito, il Governo indiano dovrà affrontare circa 20 casi che potrebbero costargli più di 25 miliardi di dollari). Data l’assenza di protocolli fissi e la frequente interferenza dei giudici indiani, le stesse imprese domestiche sono infatti solite affidare le proprie controversie, sia nazionali che internazionali, all’estero. Sebbene la proposta miri a ristabilire la significatività del sistema giuridico indiano a livello globale, la reputazione del Governo potrebbe minare tali iniziative e alimentare le accuse di crescente parzialità nei confronti di Delhi.

GAS: UN GROSSO TUBO SOTTO LO STRETTO? 
Riprendono i lavori per la costruzione di una pipeline sottomarina per portare gas iraniano in Oman, dove sono in corso investimenti per la trasformazione degli idrocarburi in prodotti a maggior valore aggiunto. I ministri del petrolio dei due Paesi avevano siglato tra il 2013 e il 2014 una serie di accordi per avviare il progetto, poi accantonato. La capacità attesa dell’opera è di 10 miliardi di metri cubi (mmc) all’anno, equivalente a quella del gasdotto TAP, espandibili a 15 mmc. L’Iran possiede, insieme alla Russia, le riserve di gas naturali provate più ingenti sul pianeta.
La porzione onshore iraniana dovrebbe estendersi per 200 km dalla Iranian Gas Trunkline 7 (Igat 7) a Kuhe Mubarak, per poi collegarsi a un secondo troncone sottomarino di altri 200 km circa a nord dello Stretto di Hormuz. Quest’ultimo è uno dei colli di bottiglia del commercio internazionale: il 30% circa del petrolio e dell’LNG venduti nel mondo passa per lo Stretto, che misura solo 21 miglia nautiche nel punto più sottile.

NORVEGIA: MENO BARRIERE NEI SERVIZI 
Secondo l’indice STRI (Services  Trade  Restrictiveness  Index) dell’Ocse, la Norvegia è il Paese che nel 2017 è intervenuto maggiormente per liberalizzare il commercio di servizi, in particolare nel trasporto ferroviario delle merci e nella tutela della concorrenza. Il principale settore esportativo di Oslo è quello dei trasporti marittimi, mentre tra le importazioni pesano i servizi correlati all’industria petrolifera. Oltre alla Norvegia, sul podio sono saliti Indonesia e Islanda. L’indice STRI valuta gli interventi regolatori in 44 Paesi del mondo e in 22 settori (pari a oltre l’80% del commercio mondiale di servizi). Nell’analisi relativa al 2017, i 10 mercati più aperti al commercio di servizi sono Lettonia, Irlanda, Germania, Paesi Bassi, Australia, Lituania, Danimarca, Giappone, Regno Unito e Rep. Ceca. Tuttavia, nel periodo 2014-2017 nel mondo i Paesi che hanno liberalizzato di più secondo l’Ocse sono asiatici: Indonesia (per le modifiche all’Indonesia Negative Investment List), Corea del Sud e Cina.

MALDIVE: IN ARRESTO EX PRESIDENTE 
Gli ultimi sviluppi della crisi politica attualmente in corso nelle Maldive hanno portato all’arresto dell’ex presidente Abdul Gayoom (che dopo aver guidato in modo autoritario il Paese dal 1978 al 2008 fa ora parte dell’opposizione), del Presidente e di un giudice di alto rango della Corte Suprema. Le ragioni dell’arresto non sono state chiarite dall’attuale presidente Abdulla Yameen, ma seguono giorni di violente proteste contro il rifiuto del Governo della richiesta di scarcerazione di 12 parlamentari dell’opposizione avanzata dalla Corte Suprema.
Yamees, che presiede il Paese dal 2013, ha dichiarato uno stato di emergenza di 15 giorni. Diversi Paesi tra cui India e Cina, principale bacino di turisti per l’arcipelago, come pure Francia, Italia ed altre nazioni europee, hanno sconsigliato i viaggi non essenziali nell’arcipelago.

MOZAMBICO: SVILUPPI POSITIVI NEL SETTORE ENERGETICO 
Il Consiglio dei Ministri del Mozambico ha approvato il piano di sviluppo presentato dalla compagnia petrolifera statunitense Anadarko per un progetto dal valore di 20 miliardi di dollari, volto allo sviluppo del primo impianto di produzione di gas naturale liquefatto onshore e dalla capacità di 12 milioni di tonnellate annue.
I tempi di chiusura del progetto restano incerti, ma lo stesso rappresenta una grande opportunità di crescita e sviluppo per il Paese, soprattutto alla luce delle cattiva condizione economica in cui versa oggi il Mozambico. S&P Global Ratings ha infatti confermato il selective default per le obbligazioni sovrane denominate in valuta estera, sia a breve che lungo termine, a seguito del terzo mancato pagamento consecutivo, registrato nel mese di gennaio, degli interessi semestrali relativi all’Eurobond da 727 milioni di dollari in scadenza nel 2023.

COSTA RICA: FABRICIO ALVARADO VINCE IL PRIMO TURNO ALLE PRESIDENZIALI 
Fabricio Alvarado si è aggiudicato il primo turno delle elezioni presidenziali tenutesi in Costa Rica domenica 4 febbraio e andrà al ballottaggio con Carlos Alvarado Quesada, ex ministro del lavoro. Il secondo turno si terrà il prossimo 1 aprile.
Dopo che la Corte Inter-Americana dei Diritti Umani si è espressa a favore della regolamentazione delle unioni tra persone dello stesso sesso, le ultime settimane di campagna elettorale sono state caratterizzate da un dibattito relativo ai matrimoni gay e ai diritti delle persone LGBT. In tale contesto Fabricio Alvarado, candidato evangelico, si è contraddistinto per le sue idee fortemente conservatrici, mentre Carlos Alvarado (a dispetto dello stesso cognome, non vi è alcun legame di parentela tra i due) ha auspicato un futuro in cui vengano rispettare le differenze di genere. Altri aspetti che preoccupano gli elettori e sui quali i due contendenti dovranno confrontarsi riguardano la disoccupazione, il costo della vita, la corruzione e la sicurezza.

SANITÀ – L’INDIA MIRA ALL’ASSISTENZA GRATUITA 
Il Governo indiano ha annunciato il programma di riforma del sistema sanitario nazionale per un investimento, a pieno regime, di 780 miliardi di dollari. Il piano prevede la copertura sanitaria per oltre 100 milioni di famiglie indigenti (circa il 40% della popolazione) con lo stanziamento di un tetto massimo di 10.000 dollari per famiglia all’anno per le cure ospedaliere secondarie e terziarie. Secondo l’Oms, sarebbe il più grande programma al mondo di protezione della salute finanziato da un governo. Attualmente l’India spende appena l’1% del Pil per l’assistenza sanitaria pubblica, una delle quote più basse a livello globale. Il budget per il FY2018/19, rilasciato a febbraio, alloca 8,5 miliardi di dollari alla sanità (il 9% del totale).
L'impegno a rafforzare il sistema sanitario e a spianare la strada alla copertura universale offrirà opportunità di crescita agli operatori del settore e ai produttori di farmaci locali e internazionali, grazie a una maggiore domanda e accessibilità economica dei servizi sanitari.

RUSSIA: POSSIBILI NUOVE SANZIONI AMERICANE? 
Il dipartimento del Tesoro americano ha stilato una lista di soggetti russi, tra cui figurano esponenti politici ed economici di rilievo, legati alle presunte interferenze di Mosca nelle elezioni americane. La lista è stata sottoposta al Congresso, ma non implica al momento l’approvazione di sanzioni contro tali soggetti, tutti vicini al Presidente Putin. Nelle settimane precedenti gli Stati Uniti avevano ampliato le sanzioni in vigore contro la Russia. I provvedimenti restrittivi hanno incluso nella lista dei soggetti sanzionati circa venti individui russi e ucraini, principalmente esponenti del mondo politico ed economico collegati all’annessione della Crimea, e alcune aziende coinvolte nella costruzione di infrastrutture in Crimea.
Nonostante il clima di tensione legato anche ad altri temi di sicurezza internazionale e all’adozione dei nuovi provvedimenti, la Casa Bianca non sembra al momento intenzionata a sanzionare gli esponenti nella lista.

BRASILE: CONDANNA EX PRESIDENTE LULA CONFERMATA IN APPELLO 
La Corte di Appello federale brasiliana di Porto Alegre ha confermato le accuse di corruzione per l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, inasprendo la pena da 9 a circa 12 anni. La condanna, motivata dal ricevimento di un immobile da una compagnia di costruzioni in cambio di contratti con Petrobas, complica la candidatura al terzo mandato. Il Partito dei Lavoratori comunque ha confermato Lula, per ora libero e con altri appelli a disposizione, come proprio candidato presidenziale. A oggi, il leader settantaduenne guida i sondaggi d'opinione per le elezioni del prossimo ottobre.
I mercati finanziari hanno reagito favorevolmente alla notizia, essendo Lula il principale oppositore delle riforme pro-mercato portate avanti dall’attuale presidente Michel Temer.
 
ROMANIA: CAMBIO ALLA GUIDA DEL GOVERNO 
Il presidente della Repubblica Klaus Iohannis ha nominato Viorica Dancila nuovo capo di governo, prima donna a ricoprire questo incarico. Comincia quindi il terzo governo in poco più di un anno, nonostante la larga maggioranza di cui godono il Partito socialdemocratico (PSD) e i suoi alleati liberal-democratici (ALDE). Il premier Dancila dovrà trovare l’equilibrio tra il presidente Iohannis (di centro-destra e paladino delle battaglie anti- corruzione) e il leader del PSD Liviu Dragnea, che guida le attività dell’esecutivo ma non può essere nominato primo ministro a causa di una condanna per brogli elettorali. Dragnea spinge per l’approvazione di norme che depenalizzino almeno in parte i reati di corruzione e limitino i poteri d’indagine dell’Autorità nazionale anticorruzione.
Nonostante le turbolenze politiche, l’economia è cresciuta di oltre il 6% nel 2017, confermando il trend positivo cominciato nel 2011 e realizzato anche grazie ai fondi europei, pari a 45,7 miliardi di euro tra il 2007 e il 2017.

CINA: IN PROGRAMMA UNA VIA DELLA SETA NELL’ARTICO 
La Banca Centrale canadese ha operato un rialzo del policy rate dello 0,25%, il terzo in meno di 12 mesi, portandolo all’1,25%. Questa nuova stretta della politica monetaria, che ha portato i tassi a un nuovo massimo da 9 anni, segue una performance dell’economia del Paese superiore alle aspettative, soprattutto in termini di occupazione (la disoccupazione è scesa al 5,7%, prossima al livello di piena occupazione), crescita salariale e inflazione.
La decisione di aumentare il costo del denaro è stata presa, oltre che sulla scia dei risultati positivi dell’economia domestica, anche a seguito dell’andamento favorevole dello scenario globale. Il momento particolarmente prospero dell’economia statunitense, destinazione di circa il 75% dell’export canadese, e la risalita dei prezzi del petrolio, di cui la nazione è ricca, rappresentano infatti dei fattori in grado di dare ulteriore spinta al Paese. Secondo la Bank of Canada, le aspettative di crescita sono pari al 2,2% nel 2018 e all’1,6% nel 2019, positive seppur in calo rispetto al 3% del 2017.

DIFESA: LA CORSA ALL’EXPORT DELL’AUSTRALIA 
L’Australia mira a diventare uno dei principali 10 esportatori di difesa al mondo entro un decennio (attualmente 20° con una quota dello 0,3%). Tra i piani del Governo, vi è quello di garantire prestiti ai produttori nazionali di armi e attrezzature militari per uno stanziamento complessivo di risorse pari a 3,1 miliardi di dollari, anche in risposta alla riluttanza dei lender tradizionali a finanziare il settore. Le destinazioni prioritarie per i prossimi anni includerebbero Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Nuova Zelanda, Medio Oriente, India e area del Pacifico.
Il provvedimento intende, inoltre, incentivare la creazione di posti di lavoro e arrestare il rallentamento del settore manifatturiero, che ha sofferto significativamente dopo la fine della produzione domestica di auto. L’opposizione laburista ha manifestato il proprio appoggio per il piano del Governo, anche se dai partiti di minoranza e da diverse ONG si sollevano critiche sull’eticità del nuovo orientamento.

SUDAFRICA: CONTINUA LA FIDUCIA DEI MERCATI 

Nei giorni recenti il rand è salito ai livelli più elevati degli ultimi 2 anni e mezzo, guadagnando nei confronti del dollaro circa il 12% da metà dicembre, ovvero da quando Cyril Ramaphosa è stato eletto alla guida del partito di governo African National Congress con la promessa di eliminare la corruzione e attuare le riforme necessarie alla crescita e agli investimenti. Anche i rendimenti sul titolo decennale benchmark sono diminuiti di oltre 100 punti base rispetto ai picchi registrati a fine novembre scorso.
La comunità internazionale guarda con fiducia il nuovo corso politico di Ramaphosa e resta in attesa degli sviluppi su una possibile uscita di scena anticipata del Presidente Zuma, prima della naturale scadenza di inizi 2019. In questo caso, Ramaphosa avrebbe una maggiore libertà di manovra nell’implementare le riforme necessarie nel prossimo budget atteso per febbraio, dissuadendo auspicabilmente Moody’s dal tagliare l’ultimo rating investment-grade del Sudafrica.

GRECIA: PASSO AVANTI VERSO LA CONCLUSIONE DEL PIANO DI SALVATAGGIO 
L’Eurogruppo ha riconosciuto alla Grecia lo sforzo fatto nelle ultime settimane in termini di riforme approvate, aprendo alla possibilità di sbloccare una nuova tranche di aiuti da 6,7 miliardi di euro. Il Governo Tsipras è intervenuto con nuove riforme fiscali, del mercato del lavoro e nel settore energetico.
In un contesto economico ancora limitato dal debito pubblico intorno al 180% del Pil, dai NPLs del settore bancario e dalla presenza di limitazioni ai capitali, il surplus primario si è attestato a 1,97 miliardi di euro nel 2017, più del doppio rispetto al target del Piano di salvataggio di 877 milioni, con entrate leggermente al di sotto delle aspettative ma notevoli progressi sul fronte del taglio della spesa. La scorsa settimana, S&P ha alzato il rating da B-a B, con outlook positivo.

VIETNAM: RIFORME PER ATTRARRE PIÙ INVESTIMENTI 
Nei primi undici mesi del 2017, il Vietnam ha attratto investimenti diretti esteri (IDE) per circa 36 miliardi di dollari. Il dato, sebbene ancora molto lontano dal valore record del 2008 (72 miliardi di dollari), mostra una crescita del 44% rispetto al 2016. Tuttavia i settori di destinazione sono stati quelli a bassa produttività come i manifatturieri orientati all’export, il settore elettrico e il real estate. I capitali sono giunti in particolare da Giappone, Corea del Sud e Singapore.
Per incrementare ulteriormente gli investimenti dall’estero, specialmente in settori a maggior valore aggiunto, il Governo sta collaborando con la Banca mondiale per sviluppare una strategia quinquennale. Il piano mira a ridurre i costi operativi, intervenendo sui tempi per aprire l’attività, e aumentare la competitività. Il Paese ha migliorato sensibilmente il proprio contesto operativo, posizionandosi al 68° posto su 190 Paesi nella graduatoria del Doing Business 2018, in salita di 14 posizioni rispetto allo scorso anno.

CANADA: RIALZO DEI TASSI ALL’1,25% 
La Banca Centrale canadese ha operato un rialzo del policy rate dello 0,25%, il terzo in meno di 12 mesi, portandolo all’1,25%. Questa nuova stretta della politica monetaria, che ha portato i tassi a un nuovo massimo da 9 anni, segue una performance dell’economia del Paese superiore alle aspettative, soprattutto in termini di occupazione (la disoccupazione è scesa al 5,7%, prossima al livello di piena occupazione), crescita salariale e inflazione.
La decisione di aumentare il costo del denaro è stata presa, oltre che sulla scia dei risultati positivi dell’economia domestica, anche a seguito dell’andamento favorevole dello scenario globale. Il momento particolarmente prospero dell’economia statunitense, destinazione di circa il 75% dell’export canadese, e la risalita dei prezzi del petrolio, di cui la nazione è ricca, rappresentano infatti dei fattori in grado di dare ulteriore spinta al Paese. Secondo la Bank of Canada, le aspettative di crescita sono pari al 2,2% nel 2018 e all’1,6% nel 2019, positive seppur in calo rispetto al 3% del 2017.

GAS: I TENTACOLI DI PUTIN LUNGO IL CORRIDOIO SUD 
Il Governo turco ha dato il via libera definitivo a Gazprom per la seconda conduttura lungo la sezione offshore del gasdotto Turkstream, che punta a servire la domanda regionale e a consolidare la dipendenza dell'area dalla Russia a discapito dei concorrenti (LNG, Azerbaijan).
L'autorizzazione consentirà di raddoppiare la capacità del gasdotto e consegnare gas russo anche ad altri paesi dell'Europa sud-orientale, mentre una prima conduttura servirà il mercato turco. Turkstream collegherà direttamente Russia e Turchia con un tubo da 32 pollici sotto il Mar Nero, lungo 900km e depositato fino a 2,2km di profondità. La pipeline, con una capacità di 15,75 miliardi di metri cubi annui per ciascuna conduttura, continuerà il suo percorso sotto terra per collegarsi alla rete esistente a Luleburgaz e poi al confine con la Grecia. Le due condutture, ha dichiarato il Ceo di Gazprom Alexey Miller, saranno pronte entro la fine del 2019, in concomitanza con l'avvio previsto per il gasdotto TAP.

PERU’: NUOVO TAGLIO DEI TASSI DI INTERESSE
 
La Banca Centrale peruviana ha effettuato una nuova riduzione dei tassi di interesse, la quinta in un anno, dopo che l’inflazione ha toccato il punto più basso degli ultimi sette anni. Lontano dall’obiettivo del 2%, il tasso di crescita annuo dei prezzi è risultato solo pari all’1,4% nel mese di dicembre. La riduzione del policy rate è stata pari a 25 punti base e ha portato il tasso di interesse al 3%, dando seguito al ciclo di politica espansiva che ha ridotto il costo del denaro di 125 punti base da maggio 2017.
Le difficoltà mostrate dalla ripresa inflazionistica sono principalmente legate a una crescita economica al di sotto del potenziale e con un gap aggravato anche da una spesa pubblica inferiore alle attese negli ultimi tre mesi del 2017. Il tasso di inflazione è previsto ridursi ulteriormente nei primi mesi del 2018, per poi convergere al 2%nel corso dell’anno, quando è attesa anche una ripresa degli investimenti pubblici, ostacolati negli ultimi mesi dai disordini di carattere politico.

GRECIA: APPROVATO PACCHETTO DI RIFORME 
Il Parlamento greco ha approvato un pacchetto di riforme richiesto dai prestatori internazionali per sbloccare una parte dei fondi della terza tranche da 86 miliardi di euro prevista dal programma di bail-out, scatenando la protesta di circa 20.000 persone radunatesi in Piazza Syntagma durante le fasi del voto.
Le novità introdotte dalla riforma sono: un nuovo processo elettronico per il pignoramento di beni nei casi di morosità dei soggetti debitori; la liberalizzazione di alcune professioni; la ristrutturazione del sistema di concessione di benefit familiari e l’introduzione di misure volte a rendere più difficile l’indizione di scioperi sindacali. La riforma, conclusa con successo prima della riunione dei Ministri delle Finanze dell’Eurozona del 22 gennaio, sbloccherà fondi pari a 6,5 miliardi di euro.

REPUBBLICA CECA: IL GOVERNO BABIS NON OTTIENE LA FIDUCIA IN PARLAMENTO
 
Il Governo di minoranza guidato dal miliardario Andrej Babis non ha ottenuto la fiducia del Parlamento nel voto del 16 gennaio, raccogliendo il favore di 78 membri contro 117 contrari. Babis dovrebbe restare comunque in carica per cercare di negoziare la formazione di un nuovo governo con l’opposizione, anche se rimangono dubbi a riguardo nel caso il Presidente ceco Milos Zeman, sostenuto dallo stesso Babis, perda la sua corsa alla rielezioni contro l’avversario Jiri Drahos.
L’Azione dei Cittadini Insoddisfatti (in ceco, Ano), il partito populista ed euroscettico guidato da Babis, aveva raccolto il 30% nelle elezioni tenutesi lo scorso ottobre sulla base di un programma che prometteva l'aumento delle pensioni, dei salari e del bilancio della difesa, nonché la riduzione delle tasse sui redditi personali e delle imprese, restando invece ostile a una maggiore integrazione europea e all’accoglienza dei migranti.

TUNISIA: L’AUTUNNO DELLA PRIMAVERA? 
Sette anni dopo la Primavera Araba, la Tunisia è nuovamente scossa dalle proteste popolari, sfociate in alcuni casi in episodi di violenza. Le proteste riguardano i tagli decisi nella legge finanziaria per il 2018, che aumenta la fiscalità su beni di prima necessità riduce il pubblico impiego.
Le misure di austerity sono conformi al piano di stabilizzazione economica del Fmi e tengono conto delle strutturali fragilità tunisine: inflazione crescente (6,4%), deficit di bilancio al 6,1% del Pil, debito pubblico al 70% e disoccupazione al 15%. La crescita 2017 inferiore alle attese (circa 2% contro il 4% previsto dal governo) ha reso ancor più necessaria la correzione di spesa. Il Governo ha annunciato delle misure straordinarie a tutela delle fasce più deboli in ambito sanitario, pensionistico e di sostegno abitativo per i più giovani. Le forze del governo di unità nazionale appaiono ancora compatte. Tuttavia, il perdurare delle difficoltà potrebbe produrre ulteriore insofferenza nella popolazione e porre a rischio la fragile stabilità dell’unico “esito positivo” della Primavera Araba.

MODA: L’INDIA INCENTIVA GLI INVESTIMENTI ESTERI 
L’India ha modificato la propria politica sugli investimenti diretti esteri (IDE), consentendo il 100% di IDE nella rotta automatica (ovvero senza previa approvazione del Governo o della Reserve Bank of India) per il retail di monomarca al dettaglio, dal precedente limite del 49%. Ha inoltre allentato il requisito di approvvigionamento del 30%di merci indiane nelle operazioni globali da parte delle società monomarca, estendendo il raggiungimento del vincolo da uno a cinque anni. Questi provvedimenti, insieme al notevole miglioramento del parametro di Ease of Doing Business del Paese (quest’anno al 100° posto su 190 paesi, in salita di trenta posizioni), rappresentano un notevole incentivo per le aziende del fast fashion che intendono espandersi in India.
La demografia, con circa un terzo della popolazione nella fascia 20-39 anni, è estremamente favorevole per i retailer della moda e la spesa dei consumatori per l’abbigliamento è tra le voci più in crescita:+10,7% in media all’anno tra il 2018 e il 2022.

CILE: PIÑERA TORNA AL GOVERNO DEL PAESE 

Sebastian Piñera è di nuovo Presidente del Cile, carica già ricoperta nel quadriennio 2010-2014, avendo sconfitto il candidato di centrosinistra con il 54,5% dei voti. La vittoria del candidato di destra è soprattutto figlia del malcontento per la bassa crescita economica – la più lenta di tutti i quadrienni dall’Ottanta in poi – registrata nel corso del governo uscente di sinistra.
Il programma risultato vincitore ha fatto dunque leva sulla promessa di tornare alla robusta crescita economica che ha contraddistinto la sua passata esperienza di governo e che ha reso il Cile la nazione più ricca del Sudamerica. Gli altri obiettivi dichiarati sono la modifica delle riforme fiscali e del lavoro intraprese dalla Presidente uscente Bachelet e una riduzione del deficit fiscale: Piñera dovrà però fare i conti con la mancanza di una maggioranza in Parlamento, poiché le precedenti elezioni legislative hanno restituito un quadro politico piuttosto frammentato.

ARGENTINA: IL CONGRESSO APPROVA LA RIFORMA PENSIONISTICA 
Il Congresso argentino ha ratificato una controversa riforma pensionistica che ha scatenato violente proteste nelle strade di Buenos Aires. La riforma prevede l’indicizzazione dei benefit pensionistici all’inflazione e modifica la precedente formula che prevedeva aggiustamenti semestrali secondo l’andamento di salari e tasse.
La manovra giunge in un momento in cui le aspettative inflazionistiche per il 2018 sono state riviste a ribasso e dovrebbe permettere al governo di risparmiare 3,8 miliardi di dollari nel nuovo anno, facilitando il raggiungimento del target di deficit primario del 3,2% del Pil. Il passaggio della riforma rappresenta un successo importante per il Presidente Mauricio Macri in quanto parte di un più ampio pacchetto di riforme volte a ridurre il deficit fiscale, elemento distintivo delle crisi susseguitesi nel secolo scorso.

IRLANDA: TRA I TOP PERFORMER DELL’AREA EURO 
Il Pil irlandese ha registrato un incremento del 4,2% nel terzo trimestre in termini congiunturali e dell'11,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, grazie alla contrazione dell’import di servizi e alla crescita dell’export. Data la rilevanza del commercio estero sul Pil, vi è stato un effetto significativo al rialzo, nonostante una consistente contrazione degli investimenti. Fitch ha recentemente migliorato il rating del Paese da "A" ad "A+" con outlook stabile. Tra i motivi dell’upgrade, l’agenzia ha indicato la significativa riduzione dei costi del servizio del debito e i progressi del sistema bancario.
L’Irlanda continuerà a crescere a ritmi sostenuti anche nel 2018 (+3,9%), dopo un 2017 molto positivo che dovrebbe attestarsi a +4,9%. Tuttavia, permangono diversi elementi di incertezza, quali le possibili ripercussioni della Brexit, la potenziale variazione della fiscalità internazionale e delle politiche degli Stati Uniti.

SUDAFRICA: RAMAPHOSA È IL NUOVO LEADER DELL’AFRICA NATIONAL CONGRESS 
Cyril Ramaphosa è stato eletto a capo dell’Africa National Congress (ANC), il partito che governa il Sudafrica dal 1994, sconfiggendo per pochi voti l’ex moglie del Presidente del Paese Jacob Zuma. Il successo ottenuto è un passo importante verso la presidenza del Paese, in quanto Ramaphosa sarà il candidato dell’ANC alle elezioni presidenziali del 2019.
Ramaphosa ha ottenuto l’importante sostegno degli imprenditori e degli investitori istituzionali sulle basi di un programma che mette al primo posto la lotta alla corruzione e il rilancio dell’economia attraverso riforme liberali e market-friendly – non a caso, la valuta del Paese si è apprezzata nei confronti del dollaro successivamente all’annuncio del risultato del voto. Nei due anni che separano il Paese dalle elezioni presidenziali, Ramaphosa avrà il compito di far rivivere il sostegno elettorale per l’ANC dopo il calo di consensi registrato durante le ultime consultazioni. 

GAS: NEL 2020 IL PRIMO LNG NEI BALCANI? 
Visto lo stallo di alcuni importanti progetti per servire l’area balcanica via tubo, l’Ue erogherà 101 milioni di euro per la realizzazione un impianto di rigassificazione galleggiante presso la parte industriale dell’isola di Krk in Croazia con approdo a Fiume. L’impianto, il cui costo complessivo è stimato in 384 milioni di euro, avrà una capacità pari a 2 miliardi di metri cubi annui e contribuirà a diversificare le fonti energetiche e i fornitori per il Paese e per l’Ungheria. Sono infatti in corso i lavori per consentire l’inversione dei flussi nel gasdotto che collega i due paesi, originariamente indirizzato verso ovest.
La Croazia è già collegata con tutti gli Stati limitrofi e potrà quindi fungere da snodo per il gas in entrata per la regione una volta che il terminal sarà operativo: la data prevista è il 2020. Il finanziamento sarà erogato nell’ambito della Connecting Europe Facility e permetterà ai paesi dell’area di ridurre la propria dipendenza dalle centrali a carbone (lignite), inquinanti e meno efficienti rispetto al gas.

UCRAINA: SCONTRI SULLE MISURE ANTICORRUZIONE 

Nei giorni scorsi a Kiev si sono registrati violenti scontri tra le forze dell’ordine e manifestanti, in occasione delle proteste contro il governo Poroshenko e la mancata adozione di misure contro la corruzione nel Paese. La tensione nel corso della manifestazione è aumentata in particolare al tentativo delle autorità di arrestare l’ex presidente georgiano ed ex governatore della regione ucraina di Odessa Mikhail Saakaschvili, oppositore dell’attuale governo.
Le riforme contro la corruzione, fortemente sostenute da Saakaschvili ma scarsamente sostenute dalla classe politica ucraina, rientrano tra le condizioni concordate con il Fmi per ricevere il supporto finanziario, formalizzato nel 2014 all’indomani della crisi nelle province orientali. Successivamente agli scontri, il Fmi ha confermato come l’approvazione di tali riforme nel breve periodo resti un elemento essenziale per la prosecuzione della collaborazione con il Paese e l’erogazione dei fondi.
 
TURCHIA: CRESCITA RECORD NEL TERZO TRIMESTRE 
La Turchia ha riportato un rapido recupero nel tasso di crescita del Pil e, battendo ogni previsione di mercato, ha toccato l’11,1% nel terzo trimestre rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Rappresenta un valore record, il più alto degli ultimi 6 anni. Tra i settori in maggiore crescita vi sono  i servizi, le costruzioni, il settore industriale e quello agricolo. Le esportazioni sono aumentate del 17,2% nell’anno e le importazioni del 14,5%.
L’economia turca ha avuto una delle crescite più rapide nel terzo trimestre tra le 20 maggiori economie mondiali: trainata principalmente dai consumi interni, nell’ultimo anno ha aumentato gli stipendi, gli investimenti e ha esteso il credito agevolato. In un momento in cui l’inflazione è ai massimi dal 2003, la banca centrale turca adesso dovrà rendere la politica monetaria molto più restrittiva.

INDIA: UN ALTRO GANDHI AL POTERE
 
Lunedì a Nuova Delhi Raul Gandhi è stato proclamato nuovo presidente del partito del Congresso nazionale Indiano (Inc), attualmente all’opposizione. 
Il 47enne prenderà il potere dalla madre Sonia Gandhi, 71 anni, record per la presidenza di 19 anni, dal 1998. Rahul, vice-presidente dal 2013, eletto automaticamente anche per via dell’assenza di altri candidati del partito, sarà il sesto presidente membro della famiglia Nehru-Gandhi. La cerimonia ufficiale dell’incarico avverrà il 16 dicembre, due giorni dopo la seconda fase delle elezioni regionali a Gujarat.
Il neo presidente si troverà in una sfida quotidiana con il premier Narendra Modi, l’uomo che ha ridotto il Congresso in una minoranza parlamentare. Gandhi si ritrova con un partito in crisi ed ora ha bisogno di reinventarlo per creare, alle prossime elezioni nazionali del 2019, un’alternativa valida a Modi. La più grande sfida per Rahul sarà mantenere il potere in un paese così grande e complesso.

STATI UNITI: UNA RIFORMA FISCALE CHE PREOCCUPA L’EUROP

L’imponente riforma fiscale è stata approvata dal Senato ed è in attesa del voto favorevole della Camera. Le due Camere hanno intanto trovato l’accordo per evitare, almeno fino al 22 dicembre, il “governement shutdown”, ovvero il congelamento delle attività federali non essenziali, ipotesi prevista dalla Costituzione americana nel caso di mancata intesa sulla legge di bilancio.
Alle preoccupazioni interne sulla riforma, quali quelle dell’ufficio di bilancio del Congresso, che stima in circa 1.500 miliardi di dollari l’aumento del debito nei prossimi dieci anni, e del Joint Committee on Taxation, che prevede un effetto minimo degli sgravi sulla crescita (lo 0,8% in media nel prossimo decennio), si aggiungono quelle dei Paesi europei. I cinque ministri delle finanze di Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna hanno indirizzato una lettera al segretario del Tesoro statunitense, individuando una serie di criticità (tra cui l’introduzione dell’imposta del 20% sui pagamenti a società affiliate all’estero) che renderebbero la riforma fiscale incompatibile con le regole internazionali del WTO e creerebbero effetti distorsivi sul commercio mondiale. 

BENI DI CONSUMO: CINA TAGLIA LE TARIFFE DI IMPORT 
La Cina ha ridotto le tariffe all’importazione su 187 prodotti, nei settori alimentare e bevande e in diversi beni di consumo tra cui abbigliamento, lusso, cura personale e altri FMCG, allo scopo di supportare la transizione verso un’economia guidata dai consumi. Secondo le previsioni Bmi, il consumo privato, che pesava circa il 36% del Pil nel 2010, potrebbe arrivare al 41% entro il 2021. Il provvedimento ha inoltre l’obiettivo di aiutare i consumatori cinesi ad accedere a prodotti di qualità superiore non disponibili sul mercato interno o inaccessibili per la maggioranza della popolazione, riducendo il prezzo dei marchi internazionali e disincentivando il ricorso al mercato nero.
La Cina potrebbe così ridurre l’avanzo commerciale con molti dei suoi partner tra cui gli Stati Uniti, che tra gennaio e settembre 2017 rappresentavano quasi il 20% delle esportazioni totali del Paese, anche se l'impatto sul ribilanciamento degli scambi sarà probabilmente molto attenuato. 

CINA: ALIBABA EMETTE UN BOND DA 7 MILIARDI 
Il gigante cinese dell’e-commerce Alibaba ha emesso sul mercato delle obbligazioni un bond da 7 miliardi di dollari e raccolto offerte per 46 miliardi, la più grande collocazione del 2017 da parte di una società asiatica non finanziaria. L’emissione del bond è divisa in cinque tranche con scadenze che vanno dai 5 anni e mezzo ai 40 anni e prevede rendimenti fino al 4,4%. Dopo il debutto nel 2014 in cui aveva incassato circa 8 miliardi, per la seconda volta la società è tornata a raccogliere fondi sul mercato obbligazionario.
Alibaba, il grande concorrente di Amazon, è la seconda compagnia cinese più grande per valore di mercato fondata dal miliardario Jack Ma. Il 90% delle vendite online in Cina avviene sul loro sito. Il titolo è stato quotato al NYSE nel 2014 e nell’ultimo anno è aumentato del 89,4%. Durante l’anno le società asiatiche (senza considerare il Giappone) hanno collocato bond per oltre 293 miliardi, in forte aumento rispetto ai 186 miliardi dell’anno precedente.
 
INDIA: RBI MANTIENE INVARIATI I TASSI 
La Reserve Bank of India (RBI) ha mantenuto il proprio tasso di interesse di riferimento al 6% andando contro i diversi richiami di membri del governo di procedere con ulteriori tagli. L’ultimo taglio di 25 punti base era stato effettuato ad agosto e quello precedente ad ottobre 2016. La decisione presa da cinque membri su sei del Monetary Policy Committee era ampiamente prevista dai mercati: il fattore chiave di tale scelta si ritrova nella preoccupazione di crescita dell’inflazione.
La RBI ha rivisto il suo obiettivo di inflazione per la seconda metà dell’anno fiscale 2017/2018 ed è attesa in un intervallo tra il 4,3% e il 4,7%. Il governo è ansioso di sostenere la crescita economica del Paese, che è ancora inferiore alle aspettative, e continuerà a incoraggiare l’allentamento monetario per promuovere la spesa agli investimenti.

EAU: UNA NUOVA ALLEANZA CON RIAD 
Il presidente degli Emirati Arabi ha annunciato una nuova alleanza con l’Arabia Saudita, un Comitato congiunto di cooperazione e coordinamento che agirà in modo separato dalla GCC, già indebolita dalla crisi dello scorso giugno a seguito dell’embargo imposto contro il Qatar. La partnership andrà a rafforzare i rapporti economici, politici, militari, culturali e commerciali tra i due paesi, che avevano già creato una coalizione profonda in passato in seguito alla guerra in Yemen e più di recente con il blocco diplomatico in Qatar. Bahrein ed Egitto sembrano seguire Emirati e Arabia, Oman e Kuwait rimangono più neutrali.
L’unione dei due regni petroliferi creerebbe una superpotenza in grado di compensare le divergenze del Golfo. L’annuncio dell’alleanza è avvenuto poco prima del primo summit dopo il blocco diplomatico in Kuwait, mediatore del gruppo nella disputa in Qatar. Partner economici del Golfo, come il Regno Unito, temono che lo spacco regionale potrebbe far saltare i piani degli accordi commerciali.

CIPRO: CRESCITA OLTRE LE ATTESE MA RESTA IL NODO NPL 

Al termine della riunione del 4 dicembre, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha elogiato la performance economica di Cipro. A un anno e mezzo dall’uscita dal piano di salvataggio, accordato da Fondo monetario internazionale, Commissione europea e Banca centrale europea, che si era reso necessario dopo la crisi bancaria del 2012-2013, l'economia cipriota ha infatti registrato una netta inversione di tendenza. Il Pil del Paese è in crescita da tre anni consecutivi (l’aumento previsto per il 2017 è pari a circa il 3,5%) e questo trend non dovrebbe arrestarsi nel prossimo biennio 2018-2019, con un incremento medio del Pil del 2,8%.
Tuttavia permangono ancora diverse fragilità, quali l’elevato debito pubblico e privato. Inoltre, i progressi in termini di riduzione dei non-performing loan (NPL) restano lenti. La loro percentuale rispetto al totale dei prestiti e del Pil è tra le più alte al mondo. Elevati indebitamenti e NPL rendono l'economia più vulnerabile a shock avversi, tra cui un inasprimento delle condizioni finanziarie globali. 

RETAIL: MIGLIORANO LE PROSPETTIVE DELLA RUSSIA
 
Le vendite retail in Russia hanno registrato un aumento del +3,1% a settembre (ultimo dato disponibile), segnando il sesto mese consecutivo di crescita dopo oltre due anni di declino. Continui miglioramenti nel livello di fiducia dei consumatori, soprattutto con il ritorno del Pil in territorio positivo, lasciano sperare in una durata di questa ripresa. Gli indicatori economici hanno un impatto diretto sul comportamento di spesa dei consumatori: la disoccupazione è ferma al 5%, l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi al 4,4% entro la fine dell’anno e al 3,8% nel 2018, i livelli salariali hanno iniziato a recuperare (+2,6% yoy a settembre) dopo il crollo dello scorso biennio.
Si tratta tuttavia di una ripresa molto timida. La fiducia dei consumatori verso le spese più alte, ad esempio, è ancora molto negativa, appena sopra i livelli del 2014. Inoltre, il retail è molto esposto alle incertezze politiche, con i consumatori che preferiscono un approccio cauto finché le sanzioni restano in vigore. 

EGITTO: VIA I LIMITI SUI FOREX 
La Banca Centrale egiziana ha rimosso le restrizioni sui depositi e sui prelievi di valuta estera per importatori di beni non essenziali, un altro segno che la liquidità bancaria del paese sta migliorando. Le restrizioni erano state imposte nel 2012 per preservare la valuta estera di fronte alle turbolenze provocate dalla rivoluzione del 2011, che ha fatto allontanare turisti e investitori e tagliato il flusso di dollari nell’economia. I limiti sui depositi avevano anche lo scopo di limitare il mercato nero dove gli importatori andavano a cercare i dollari.
Lo scorso anno, la fluttuazione della sterlina egiziana ha dimezzato il suo valore nei confronti del dollaro, ma è riuscita a migliorare notevolmente gli afflussi di valuta estera e ha portato gli investitori stranieri ad acquistare circa 18 miliardi di dollari di titoli del tesoro egiziani. La fluttuazione e i conseguenti tagli nei sussidi dei carburanti hanno aiutato a finalizzare il programma di prestito di tre anni del Fmi di 12 miliardi che ha rafforzato la fiducia degli investitori nell’economia.

LIBANO: SOSPESE LE DIMISSIONI DEL PREMIER 

Nel giorno della Festa dell’Indipendenza del Libano e in corrispondenza dell’avvio delle consultazioni con i rappresentanti delle forze politico-confessionali, il primo ministro libanese Hariri ha ritirato le sue dimissioni, accettando la richiesta del presidente Michael Aoun. Hariri, dopo 18 giorni di assenza, a seguito di un colloquio con Aoun, ha affermato di voler “dissociare” il Libano dai conflitti in corso in Medio Oriente, cosa già ribadita e concordata con le forze politiche alla nascita del suo governo nel dicembre del 2016.
Con l’annuncio delle dimissioni, il premier aveva denunciato la violazione della sicurezza nel paese da parte del movimento sciita degli Hezbollah e proprio con il capo del loro blocco parlamentare, Raad, è avvenuto il primo colloquio. Hariri vuole proseguire con la sua strategia e proteggere il paese dagli effetti del conflitto nella vicina Siria.

NEPAL: PRIME VOTAZIONI DOPO 18 ANNI 

In Nepal, domenica scorsa, milioni di cittadini si sono recati alle urne per eleggere i 275 membri della Camera dei deputati e delle assemblee regionali: risultano essere le prime elezioni democratiche dalla fine della guerra civile, durata dal 1995 al 2006. Ci sarà un’altra votazione il 7 dicembre e solo dopo saranno diffusi i risultati. A confrontarsi vi sono il Partito Comunista del Nepal e una coalizione formata dal partito del Congresso Nepalese e dagli ex ribelli maoisti, coloro che avevano dato inizio alla guerra civile.
Queste elezioni risultano essere importanti anche dal lato della politica estera: determineranno se il Nepal passerà sotto il controllo della Cina o se l’India rimarrà un attore dominante. Pechino si pone come obiettivo coinvolgere il più possibile il paese nel progetto BRI, mentre Delhi cerca di preservare i legami strategici ed economici di vecchia data. Negli ultimi tre anni la Cina ha superato l’India diventando il più grande investitore estero in Nepal: il 68% del totale degli investimenti esteri nell’anno 2016/2017 sono cinesi.

PAESI BASSI: NUOVO GOVERNO RUTTE, LE SFIDE DELLA COALIZIONE “IMPOSSIBILE” 
A circa sette mesi dalle elezioni, Mark Rutte è stato in grado di formare il suo terzo governo. Quest’ultimo sarà sostenuto da una coalizione di quattro partiti, il cui programma prevede investimenti in servizi pubblici e infrastrutture, un’ampia riforma fiscale (che include, tra le altre, l’eliminazione della tassa sui dividendi entro il 2020 e la riduzione dell’imposizione fiscale sulle imprese) e lo sviluppo di ambiziose politiche per l’ambiente.
Restano rischi di instabilità, sia per l’esigua maggioranza (76 seggi su 150), sia per le differenti visioni su molti temi, dall’Europa all’eutanasia, in una coalizione che vede insieme, tra gli altri, progressisti e cristiani evangelici. Potenzialmente il governo potrebbe contare su diverse maggioranze parlamentari su questioni controverse. Nonostante la fragilità della coalizione, è improbabile che ciò si possa tradurre in un deterioramento dell’economia del Paese, che ha mostrato una certa solidità negli ultimi anni, e che è prevista crescere del 3,2% nel 2017 (un punto sopra la media dell’Eurozona) e del 2,7% in 2018. 

MANIFATTURA: A RISCHIO IL MADE IN JAPAN 
Mitsubishi Materials, una divisione della più grande conglomerata del Giappone, ha rivelato un nuovo scandalo sulla falsificazione dei dati di controllo qualità. Almeno due delle sussidiarie hanno infatti ammesso di aver modificato dolosamente i risultati delle ispezioni su prodotti venduti a più di 200 clienti in Giappone, Stati Uniti, Cina e Taiwan nei settori dell’aerospazio, dell’auto e dell’energia. La compagnia era venuta a conoscenza della falsificazione per la prima volta già a febbraio, dopo degli accertamenti condotti in seguito allo scandalo simile della Kobe Steel, membro del Mitsubishi UFJ Financial Group keiretsu. Anche Mitsubishi Motors, Nissan e Subaru hanno di recente ammesso di avere manipolato i dati sulla qualità.
Benché al momento non siano stati rilevati impatti sulla sicurezza dei prodotti, questi scandali compromettono l’immagine del Giappone come produttore di alta qualità, in un momento in cui il Paese punta sull’export per la crescita del Pil. 

GRECIA: IN RIPRESA NONOSTANTE LE DIFFICOLTÀ 
La Corte dei Conti europea ha pubblicato una relazione che analizza i programmi di salvataggio del Paese e presenta undici raccomandazioni per la Commissione europea per migliorare il processo nei programmi di risanamento, indicazioni che sono state (almeno sulla carta) tutte accettate. Nonostante le grandi difficoltà degli ultimi anni la Grecia tornerà a crescere nel 2017 (+1,6% le previsioni europee più recenti), per poi accelerare nel 2018 e nel 2019 (+2,5% in entrambi gli anni). Il miglioramento economico si riflette anche nell’andamento della borsa di Atene che sta lentamente tornando ai livelli di inizio 2015 (periodo dell’insediamento di Tsipras) e nella possibilità di destinare per il secondo anno di seguito il surplus primario del bilancio statale a misure per i più poveri (1,4 miliardi di euro). Tuttavia quest’ultima decisione potrebbe spingere i creditori ad avanzare ulteriori richieste, inasprendo le tensioni nel governo prima delle prossime elezioni (al momento previste per ottobre 2019).

CAMBOGIA: FINE DELLA DEMOCRAZIA? 
La Corte Suprema ha sciolto il principale partito politico di opposizione il Cambodia National Rescue Party, con l’accusa di tramare, insieme al suo leader Keh Soka, con le “forze straniere” un’alleanza per far cadere l’esecutivo. Il premier in carica Hun Sen, ex comandante dei khmer rossi al potere da 32 anni, si ritrova così una strada tutta in discesa verso le elezioni di luglio 2018, che molto probabilmente saranno considerate illegittime dalla comunità internazionale. 
Probabilmente Stati Uniti e Ue, che rappresentano il 60% delle esportazioni della Cambogia, a seguito della vicenda nei prossimi mesi toglieranno al paese l’accesso preferenziale nell’export e imporranno alcune sanzioni economiche, comportando così un notevole freno alla crescita delle esportazioni e una minaccia per l’economia del Paese.

ISRAELE: CRESCITA SOPRA LE ASPETTATIVE
 
L’economia israeliana batte ogni previsione e registra una forte ripresa nella crescita del terzo trimestre. Il Pil è aumentato ad un tasso annuale destagionalizzato del 4,1% rispetto al trimestre precedente. Le previsioni risultavano confuse dalla forza della valuta che, continuando ad apprezzarsi negli ultimi anni grazie alla potente crescita e alla riduzione delle importazioni dell’energia, avrebbe potuto danneggiare gli scambi. La spiegazione principale di questa accelerazione si ritrova nel forte rialzo delle esportazioni di beni e servizi. La fiducia dei consumatori rimane alta, l’inflazione bassa e la disoccupazione dovrebbe toccare il minimo storico del 4,4% verso la fine dell’anno. Il presidente del Consiglio Nazionale per l’Economia ha affermato che il paese non si trova in un periodo di “boom economico”, ma di crescita a lungo termine; occorre perciò continuare su questa strada per raggiungere il 3,2% di crescita nel 2017 e il 3,4% nel 2018.

ZIMBABWE: SOSPESO L’IMPEACHMENT, MUGABE SI DIMETTE 
Finisce l’era del più anziano capo di stato del mondo; il 21 novembre, dopo 37 anni al potere, il 93enne Robert Mugabe, in pieno avvio della procedura di impeachment, ha dato le sue dimissioni. Si chiude così una settimana storica per lo Zimbabwe. L’estromissione da parte del presidente del suo vice Mnangagwa (detto il Coccodrillo), ha portato ad un colpo di stato militare soft che ha messo sotto custodia Mugabe e la moglie. Dopo l’annuncio della notizia dallo speaker del Parlamento ci sono stati cori di acclamazioni da parte del popolo. 
Mugabe era passato in pochi anni da simbolo figura chiave dell’indipendenza a dittatore volto a reprimere l’opposizione politica con oppressioni militari. Il presidente ha portato un paese ricco di materie prime al collasso economico, con il 95% della popolazione senza lavoro, circa tre milioni di persone che hanno scelto l’esilio e dal 2008 un’iperinflazione. Mnangagwa fino alle prossime libere elezioni prenderà il posto di presidente, con l’obiettivo di creare una classe politica che porti il paese verso un futuro migliore. 

COSTRUZIONI: UCCELLI ARRABBIATI SOTTO IL BALTICO? 
Una cordata di imprenditori finlandesi, capeggiati da Peter Vesterbaka, uno dei creatori del gioco «Angry Birds», sta attraendo finanziatori per realizzare un tunnel sottomarino che colleghi la capitale Helsinki a Tallin, in Estonia. Il progetto, già pianificato in passato per bypassare il confine russo e ridurre il traffico marittimo tra i porti del Baltico, includerebbe sia traffico su gomma che su rotaia e potrebbe rappresentare la tratta finale del corridoio ferroviario ad alta velocità «Rail Baltica» tra Berlino e Tallin. Il costo previsto per l’opera, che diverrebbe coi suoi 92 km il tunnel sottomarino più lungo al mondo, supera i 10 miliardi di euro: la cordata vorrebbe realizzare una partnership pubblico-privata. Il ripagamento della somma, ipotizzando un pedaggio di circa 50 euro per passeggero, avverrebbe  in 35-40 anni.L’iniziativa mostra come, anche in mercati avanzati, la natura degli sponsor stia cambiando: chissà che chi riesce a coinvolgere milioni di persone a lanciare uccelli contro maiali riesca anche a coinvolgere altri finanziatori.

KAZAKISTAN: IL GOVERNO SALVA RBK BANK
 
Il governo kazako è prossimo a intervenire con un’iniezione di capitale per circa USD 720 milioni in favore di RBK Bank, istituto tra i primi 10 del Paese per dimensioni di attività. La banca inoltre trasferirà circa USD 1,8 miliardi di crediti in sofferenza a un fondo pubblico creato per gestire i non performing loans (NPL) del settore. RBK, che ha riportato a fine ottobre NPL pari al 70% del totale dei prestiti, ha subito il downgrade da parte dell’agenzie S&P che peggiorato il rating da CCC+ a D.
Dall’inizio dell’anno il governo ha già stanziato circa USD 9 miliardi a supporto del settore, in particolare con un’iniezione a sostegno della Kazkommerzbank per USD 7,5 miliardi a inizio anno. Il settore bancario kazako, in difficoltà dal 2008 in seguito alla crisi globale, presenta una posizione debole su cui pesa una performance economica incerta, forte ingerenza politica e politiche di credito scarsamente trasparenti.

KENYA: CONTROLLO PUBBLICO DELLA KENYA AIRWAYS 
Il governo del Kenya e 11 banche locali hanno convertito il debito della Kenya Airways (KQ ) in azioni, con un debt-equity swap, nel tentativo di restituire la redditività, con una partecipazione di controllo e diluendo le partecipazioni degli altri azionisti tra cui Air France-KLM (dal 26,7% al 7,8%). Il governo, che ha concesso a KQ prestiti per USD 238 milioni, incrementerà la sua partecipazione dal 29,8% al 48,9% del capitale azionario emesso. 
Il governo keniota cerca di rafforzare la KQ che, nel 2016, ha registrato perdite pari a USD 250 milioni, legate ad un calo nei viaggi e ad alti costi. Il piano di ristrutturazione è rivolto a migliorare la redditività della società. L’anno scorso la KG aveva già annunciato una riorganizzazione volta a riportare la compagnia in utile cercando di tagliare il debito e di ridurre la pressione sui flussi di cassa.

VENEZUELA: PER S&P SCATTA IL DEFAULT 
Lo scorso martedì, l’agenzia di rating Standard & Poor’s (S&P) ha abbassato il rating sul debito estero del Venezuela a SD (Selective Default) da CC, dopo che il Paese non ha onorato il pagamento degli interessi legati a due obbligazioni in scadenza nel 2019 e 2024 per un ammontare di 200 milioni di dollari. Lo stock di debito da ripagare dall’economia sudamericana ammonta a circa USD 60 miliardi. Inoltre, per gli analisti di S&P esiste il 50% di probabilità che il Venezuela possa non onorare i propri debiti nei prossimi tre mesi.
La situazione economica continua ad essere critica. Le riserve estere sono ai minimi da 15 anni, intorno ai 10 miliardi, l'inflazione oscilla tra il 700% e il 1.100% annuo, il Pil secondo le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale dovrebbe contrarsi del 12% nel 2017 (per il quarto anno consecutivo) ed è in corso una vera e propria crisi umanitaria per la difficoltà del Paese di importare generi alimentari e medicinali.

CINA: VIA I LIMITI ALLE QUOTE DI PARTECIPAZIONE PER LE COMPAGNIE ESTERE 
Durante il 19° Congresso del Partito, il presidente Xi Jingping aveva annunciato la volontà di una maggiore apertura ai mercati. Venerdì scorso, a seguito dell’incontro tra Xi e Trump a Pechino, il Ministero del Commercio ha comunicato che la Cina toglierà i limiti sul controllo estero del capitale delle banche, rivolgendosi alle società che operano nel settore azionario, fondiario e dei futures. Con il progetto le aziende potranno così possedere il 51% del capitale di banche, venture capital e società di gestione. Il tetto sparirà in tre anni per le banche ed entro il 2022 per le imprese. 
I vantaggi per la Cina si riscontrano in un aumento della competitività del Paese nei mercati finanziari. Numerose istituzioni occidentali come Goldman Sachs, Citi Group e Bank of America hanno già ceduto le quote detenute in alcune grandi banche cinesi. Questa una nuova tappa del processo di liberalizzazione del mercato è un messaggio chiave che esprime come la Cina continui ad aprirsi e a rendere i mercati finanziari più internazionali.  

HEALTHCARE: CINA, TRA SVILUPPO E NUOVE SFIDE 
Il Governo cinese ha pubblicato il documento di analisi del sistema sanitario, sottolineando che la salute è un diritto umano fondamentale. In 17 anni, la Cina ha raggiunto enormi risultati: ha ampliato la copertura assicurativa sanitaria della popolazione dal 10% al 95%, dimezzato la quota di spese mediche a carico dei singoli e raddoppiato la disponibilità di posti-letto. È, inoltre, responsabile da sola di un quarto della riduzione della mortalità infantile globale tra il 1990 e il 2012. Il settore offre importanti opportunità per gli investitori esteri: con le riforme degli ultimi anni, il Governo ha aperto i servizi di assistenza sanitaria anche agli operatori stranieri e rimosso diverse limitazioni sugli IDE.
Tuttavia, la diffusione di malattie croniche, l’invecchiamento demografico e la domanda di cure avanzate porranno sempre più pressione sui bilanci del governo centrale e locale. Senza un'azione urgente, le sfide epidemiologiche, demografiche, economiche e istituzionali potrebbero ostacolare lo sviluppo economico futuro.

SUDAFRICA: CRESCITA MIGLIORE DELLE ATTESE 
Secondo gli ultimi dati dell’economia del Sudafrica, il terzo trimestre del 2017 si è contraddistinto per una crescita piuttosto sostenuta, a conferma delle buone performance osservate nei tre mesi precedenti. Il Pil trimestrale è cresciuto a un tasso annualizzato del 2%, battendo le previsioni della maggior parte degli analisti. Seppur tale risultato possa sembrare insoddisfacente al cospetto dei tassi degli altri mercati emergenti, esso ha un valore particolare per un’economia da tempo in sofferenza come quella sudafricana.
A fare da traino sono stati il settore retail (+5,5% su base annua), il manifatturiero e l'estrattivo (+1,5% rispetto al trimestre precedente). Nel complesso le stime relative alla crescita economica del Paese offrono uno scenario favorevole: +1,5% per l'anno in corso e +2% per il prossimo.

ARABIA SAUDITA: LA VISIONE OLTRE LA VISION 
Si è aperta a Riyadh la prima edizione della Future Investment Initiative (FII), già ribattezzata la Davos del Medio Oriente. L’evento si inserisce nella strategia Vision 2030 e rappresenta un nuovo segno di apertura del Paese, dopo misure quali la rimozione dei limiti alla guida per le donne e l’annuncio della costituzione di un consiglio islamico per il contrasto all’integralismo religioso.
Annunciata durante la conferenza la nuova «città modello» NEOM, progetto da USD 500 mld sul Golfo di Aqaba, la prima free zone a estendersi su tre paesi (Arabia Saudita, Egitto e Giordania) che aspira a diventare il nuovo hub economico-finanziario della regione, in concorrenza con Dubai. L’ambizione del progetto solleva però dubbi sulla sua effettiva realizzabilità. Il Paese ha già dovuto riprogrammare alcune scadenze del NTP ed è in ritardo anche sulla quotazione in borsa del 5% di Aramco. Il rischio è che risorse essenziali siano sottratte alle riforme economiche già pianificate.

ARGENTINA: VITTORIA DELLA COALIZIONE DI MACRI 
Mauricio Macri, della fazione Cambiemos, è il vincitore delle elezioni parziali argentine tenutesi domenica, nelle quali si è votato per rinnovare un terzo del Senato (24 seggi) e metà dei deputati (127). I suoi candidati hanno ottenuto più del 40%, risultato positivo che non si aveva dal 1985, conseguendo la vittoria nei 5 più grandi distretti elettorali del Paese. Sfida chiave si è tenuta nella provincia di Buenos Aires, dove ha trionfato Esteban Bulllrich che ha distaccato di 4 punti la ex presidente peronista Cristina Fernandandez Kirchner. Secondo alcuni, la Kirchner, al potere dal 2003 al 2015 e poi accusata di corruzione, avrebbe partecipato alle elezioni per assicurarsi l’immunità parlamentare. Alla fine del suo mandato il Paese era sull’orlo della bancarotta. Solo con l’ascesa di Macri, l’Argentina sembra in ripresa dopo 6 anni di stagnazione. 
Con questa vittoria sarà più semplice concludere le riforme economiche pro business promesse dal presidente. Il piano prevede tagli dei sussidi al settore pubblico e riforme del sistema pensionistico. Il corso di riforme ha ottenuto il sostegno da parte di Usa, Ue e delle istituzione economiche internazionali e anche gli argentini sembrano approvare.

IRAQ: DIMINUITI I FLUSSI DI PETROLIO IN KURDISTAN 
L’avversione dei popoli vicini nei confronti dell’indipendenza del Kurdistan è principalmente incentrata sul petrolio. Lo scorso giovedì, i flussi di petrolio della pipeline che va dal Kurdistan iracheno al porto turco di Ceyhan erano mediamente intorno ai 200mila barili al giorno (bpd). Rispetto al mercoledì, in cui la produzione dell’oleodotto aveva livelli intorno ai 600 mila bpd, i flussi si sono più che dimezzati. Creata nel 2014, la Kirkuk-Ceyhan, rappresenta il più grande oleodotto iracheno di export del petrolio. Precedentemente la Turchia aveva minacciato di bloccare tali flussi in caso di escalation dell’indipendenza curda. 
Nella scorsa settimana il governo iracheno ha espugnato la città di Kirkuk, famosa e a lungo contesa per essere ricca di campi petroliferi, ai guerrieri curdi peshmerga, La produzione di Kirkuk si è ridotta da circa 350mila bpd a 240mila bpd. Senza gli introiti petroliferi e se Baghdad prendera il controllo definitivo della maggior parte o di tutti i volumi di esportazione, la regione non potrà andare avanti a lungo. 

INFRASTRUTTURE: IL CASTELLO DI SABBIA SAUDITA 
La compagnia petrolifera Saudi Aramco ha annunciato che costituirà una società di costruzioni a maggioranza pubblica insieme al fondo sovrano saudita e altre imprese private già attive nel settore. La società sarà focalizzata su progetti infrastrutturali non-oil e potrà sviluppare partnership con altre società non-saudite: la turca Tefken e le coreane Posco, Daewoo e Samsung C&T hanno già dichiarato il loro interesse. Sarà, infatti, cruciale capire quanto il governo saudita favorirà questa iniziativa rispetto ai competitor internazionali, come già accaduto in passato nei confronti di Saudi Oger e del Bin Laden Group.
Il 44% del mercato saudita delle costruzioni nel 2016 era già in mano a imprese locali, seguite nell’ordine da contractor statunitensi (10,6%), britannici (5,7%), emiratini (4,9%), coreani, francesi, spagnoli, tedeschi e indiani. L’annuncio da un lato segnala l’impegno a portare avanti i progetti del piano Vision 2030, dall’altro rischia di riportare i tender su livelli di controllo pubblico e difficoltà d’aggiudicazione che sembravano superati.

REPUBBLICA CECA: ELEZIONI ALLE PORTE 
Il partito euroscettico “Azione dei Cittadini Insoddisfatti” guidato dall'ex ministro delle finanze Andrej Babis, è in testa ai sondaggi per la vittoria alle prossime elezioni del 20-21 ottobre. Tra le promesse elettorali di Babis vi sono l'aumento delle pensioni, dei salari e del bilancio della difesa, nonché la riduzione delle tasse sui redditi personali e delle imprese. Si tratta di misure che potrebbero favorire la crescita del Paese, prevista al 3,5% per il 2017, anche nei prossimi anni. Tuttavia, l’ostilità mostrata su alcuni temi, quali, l’ipotesi di una maggiore integrazione con l'Unione europea e l’accoglienza dei migranti, avvicinerebbe le posizioni della Repubblica Ceca a quelle degli altri membri del Gruppo di Visegrád, quali Polonia e Ungheria, ampliando la frattura tra il blocco dell’Est e l’Eurozona,  che punta invece a una maggiore centralizzazione e alla ripartizione in quote dei migranti.

IRAQ: AVANZATA IRACHENA CONTRO I CURDI 
A seguito del referendum sull’indipendenza del governo regionale del Kurdistan (KRG), le milizie irachene sono entrate a Kirkuk, la città contesa da Erbil e Bagdad per la ricchezza dei giacimenti petroliferi. È la prima risposta militare al referendum consultivo del 25 settembre. La fase offensiva iniziale non ha trovato la resistenza dei peshmerga curdi, ma ci sono stati comunque scontri. Gli iracheni hanno fermato la produzione petrolifera di circa 300 mila barili al giorno per motivi di sicurezza. Mentre in Siria l’alleanza curdo araba ha conquistato Raqqa, le truppe irachene hanno invaso Sinjar, luogo di una delle più gravi stragi nel 2014 commesse dallo stato islamico. Il governo di Bagdad avrebbe adesso il controllo della maggior parte dei barili di petrolio estratti, togliendo al KRG le risorse per mantenere la propria autonomia. Barzani accusa il partito dell’unione patriottica curda (Puk) di tradimento per aver aperto le porte ai soldati iracheni. Tale mossa potrebbe essere un pretesto per portare avanti l’idea di un Iraq unificato.

IRAN: INIZIATIVE USA SULL’ACCORDO NUCLEARE 
Il presidente Trump ha “decertificato” l’accordo sul programma nucleare iraniano, accusando Teheran di aver più volte violato l’accordo. Secondo i rapporti dell’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) non vi sono state violazioni da parte dell’Iran del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), il patto firmato nel 2015 da Obama e da alleati tra cui Germania, Francia e Gran Bretagna. La non certificazione degli Usa, tuttavia, non comporta in automatico un ripristino delle precedenti sanzioni; il Congresso ha infatti un periodo di 60 giorni per valutare le azioni da adottare e se reimporre le sanzioni sospese. Il presidente iraniano Hassan Rohani ha affermato l’infondatezza di tali accuse e considera il patto sul nucleare un accordo internazionale e multilaterale che non può essere rotto da un solo paese. La decisione di Trump ha visto il sostegno di Arabia Saudita ed Israele e la preoccupazione da parte dei capi di stato europei, che considerano l’accordo nucleare essere nell’interesse della comunità internazionale, confermando il loro impegno nel patto.

NIGERIA: DEFICIT CONTENUTO NASCONDE DEBOLEZZA DELLE FINANZE PUBBLICH

La diffusione dei dati di bilancio ufficiali dell’economia nigeriana relativi ai primi sette mesi del 2017 ha rivelato un deficit pubblico sorprendentemente inferiore alle aspettative. Tale risultato nasconde però una debolezza complessiva dello stato di salute delle finanze del Paese. Le entrate pubbliche, sia quelle fiscali che petrolifere, relative al periodo Gennaio-Luglio del 2017 sono infatti state, per tutti i mesi, inferiori rispetto ai valori target. A fronte dei minori ricavi, la spesa pubblica è stata particolarmente contenuta. Tale dato non sembra però riflettere un atteggiamento particolarmente virtuoso da parte del governo Buhari, bensì una situazione di stallo politico che limita la capacità di tener fede ai piani di spesa precedentemente concordati. Il settore maggiormente colpito da questo dietrofront è quello delle infrastrutture, con circa il 60% dei fondi inizialmente allocati alla spesa in conto capitale dirottati direttamente nelle casse statali o utilizzati per onorare i pagamenti del debito pubblico. Nei primi sette mesi dell’anno questi ultimi hanno assorbito il 38% della spesa federale, un aumento marcato rispetto al 27% del 2016. 

FARMACEUTICO: DESTINAZIONE EGITTO 
Nonostante le recenti difficoltà, il mercato farmaceutico egiziano resta uno degli hub più importanti dell’area Mena e una destinazione attrattiva per gli investimenti esteri, grazie anche all’impegno del governo nel migliorare il business environment e sviluppare ulteriormente il settore. Le principali multinazionali hanno annunciato che investiranno nella «città medica» del Canale di Suez, in seguito ad accordi con le autorità locali. Inoltre, la nuova legge sugli investimenti, approvata ad aprile scorso, prevede vantaggi fiscali, minore burocrazia, maggiore trasparenza e altri incentivi alla produzione per le aziende straniere che avviano nuovi progetti manifatturieri nelle aree sottosviluppate del paese. Il mercato del pharma in Egitto vale USD 3,5 mld nel 2016, il secondo nella regione dopo l’Arabia Saudita (USD 7,4 mld), ed è previsto in crescita dell’8% medio all’anno fino al 2021 in valuta locale. Tuttavia, la situazione politica e macroeconomica resta un fattore di incertezza rilevante e potrebbe limitare le potenzialità del settore nel breve periodo.
 
RUSSIA: FORMALIZZATO L’ACQUISTO DI QUOTE DI ZOHR 
L’azienda russa Rosneft ha formalizzato l’acquisto da ENI del 30% delle quote relative al giacimento egiziano di gas naturale di Zohr. La transazione, il cui valore ammonta a circa USD 1,12 miliardi, lascia quindi ad ENI una quota di partecipazione pari al 60%, a cui si aggiunge il 10% di BP. L’accordo prevede inoltre uno stanziamento di ulteriori USD 4,5 miliardi di investimenti da parte dell’azienda russa nel giacimento, le cui riserve sono stimate in oltre 850 miliardi di metri cubi. L’acquisizione rientra nella strategia espansiva di Rosneft che mira a diversificare i propri mercati di approvvigionamento e ampliare la propria rete distributiva in Europa meridionale e nel vicino Oriente.

MESSICO: INVARIATI I TASSI 
La Banca Centrale messicana (Banxico) ha mantenuto il costo del denaro stabile al 7% per il secondo meeting consecutivo, segnando così la fine di un ciclo di politica monetaria fortemente restrittiva durato 18 mesi e volto a contenere un tasso di crescita del livello dei prezzi ben al di sopra del target del 3% annuo. Dopo aver raggiunto il 6,7% lo scorso agosto, il picco più alto degli ultimi 16 anni, l’inflazione ha registrato un calo di 35 punti base a settembre, dando credito all’ipotesi che la crescita dei prezzi subirà un rallentamento nella parte finale di quest’anno e nel prossimo. Secondo gli analisti di Nomura, Banxico non effettuerà tagli al tasso di interesse nella parte finale del 2017, ma posticiperà tale decisione ai primi mesi del 2018, dopo aver anche osservato l’andamento del peso. Nomura ha anche rivisto al ribasso le stime relative alla crescita del Pil messicano nel 2017, dal 2,2% all’1,8%, rallentato sia dall’impatto dei terremoti che da un calo dell’attività economica.

THAILANDIA: IL PREMIER PROMETTE ELEZIONI A NOVEMBRE 2018 
Il primo ministro e capo del governo militare thailandese Prayut Chan-Ochan ha affermato che le prossime elezioni generali si terranno a novembre 2018, dopo essere state ripetutamente rinviate, e che la data precisa sarà annunciata il prossimo giugno. Prayut è salito al potere nel 2014 a seguito del colpo di stato che ha portato alla destituzione del governo di Yingluck Shunawatra, fuggita all’estero dopo la condanna a 5 anni di reclusione con l’accusa di negligenza nella gestione di un programma di incentivi ai produttori di riso. Nonostante l’affermazione del premier, è possibile che le elezioni siano ancora ritardate. UE e Stati Uniti hanno più volte messo sotto pressione Prayut affinché fissasse una data e abolisse le restrizioni sulle libertà civili. 
L’esercito ha sfruttato questo periodo di stallo per introdurre una nuova costituzione che aumenta il potere governativo militare e con la quale si spera di ritornare alla stabilità, dopo quasi una decade di turbolenze politiche. Si ritiene tuttavia che l’annuncio potrebbe avere effetti positivi sull’economia del Paese: il bath ha infatti subìto un apprezzamento dello 0,4% ed è destinato a rafforzarsi.

TURCHIA: LIRA E BORSA CROLLANO PER GUERRA DEI VISTI TRA USA E TURCHIA 
Nel momento in cui i rapporti tra Usa e Turchia sembravano essere tornati sereni, domenica 8 ottobre gli Stati Uniti hanno adottato un blocco dei visti in Turchia, cui Ankara ha risposto adottando analoghi provvedimenti. Motivo della decisione statunitense, l’arresto da parte della polizia turca di un dipendente dell’ambasciata americana ad Istanbul, accusato di avere legami con Fethullah Gulen, il predicatore islamico esiliato da anni in America e additato dal governo turco come mandante del fallito golpe dello scorso anno. A seguito della vicenda la lira si è deprezzata del 3% e nella sera di lunedì è arrivata a quota 3,73 rispetto al dollaro, il più forte calo dall’estate 2016. 
La Borsa di Istanbul ha invece perso il 2,7%. La Turchia è caratterizzata da un forte deficit di partite correnti, circa 3,8% del PIL. Il nuovo indebolimento della lira potrebbe comportare un ulteriore peggioramento dei saldi con l’estero, oltre che avere effetti accelerativi sull’inflazione, già oltre l’11% a fronte di un target del 5%. L’episodio rischia inoltre di creare difficoltà nel rollover del debito estero e di portare a un aumento dei costi del credito. 

AGRIBUSINESS: POST BREXIT, CHI HA LA PEGGIO?
 
Il settore agricolo europeo dovrà fare i conti con l’aumento dell’incertezza dovuto ai negoziati per l’uscita del Regno Unito dall’Unione. Tuttavia, a separazione avvenuta, sarà l’agricoltura inglese a soffrirne maggiormente. Benché le conseguenze nel breve termine potrebbero essere limitate, il settore potrebbe risultare quello più impattato nel lungo periodo come conseguenza di minori finanziamenti pubblici, maggiori costi degli scambi con l’UE, investimenti ridotti e costo del lavoro più alto. Il Paese ha una bilancia commerciale negativa nei confronti dell’UE in quasi tutti i segmenti dell’agribusiness, in particolare nelle carni, nei dolciumi e in diverse materie prime agricole.
Dal lato continentale, il principale rischio riguarda il quadro regolamentare e la perdita del contributo britannico al budget della Common Agricultural Policy. Alcuni segmenti e stati membri, inoltre, hanno una posta in gioco più alta: l’Irlanda, ad esempio, è fortemente esposta e potrebbe subire perdite significative da una riduzione del commercio agricolo con Londra.

BRASILE: NUOVO PIANO DI PRIVATIZZAZIONI 
Il Governo ha annunciato un programma di privatizzazioni che dovrebbe riguardare 57 imprese statali per un totale di circa BRL 44 mld (EUR 14 mld). Il piano dovrebbe riguardare la società elettrica Eletrobras, i porti di Santos e Rio de Janeiro, lo scalo di Congonhas a San Paolo, la minoranza della Infraero che detiene gli aeroporti di Brasilia, Guarulhos a San Paolo e Galeão a Rio de Janeiro. Inclusi anche alcuni campi petroliferi, le linee di trasmissione di energia, le autostrade e la lotteria. La vendita degli asset e il programma di concessioni hanno come obiettivo quello di contenere il deficit fiscale nel 2018, cercando di aumentare la base dei ricavi oltre ad attrare investimenti in infrastrutture e aumentare l’efficienza.
La decisione del Governo denota in parte la difficoltà delle autorità di ridurre gli squilibri fiscali in modo duraturo e contenere l’aumento delle uscite, in particolare per le pensioni e la sicurezza sociale.

By: Ufficio Studi Economici (SACE)

 

 

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