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Accade nel mondo




NIGERIA: ANNUNCIATE LE CANDIDATURE ALLE PRESIDENZIALI 2019 
Domenica sono stati annunciati i nomi dei candidati alla presidenza delle prossime elezioni a febbraio 2019. Come previsto, l’APC, il partito attualmente al governo, ha confermato la candidatura del presidente Buhari, in carica dal 2015. Il partito di opposizione PDP ha votato a favore dell’ex vicepresidente Abubakar che, in quanto sostenitore della privatizzazione di parte della compagnia petrolifera statale, degli investimenti stranieri e di un ampio programma di liberalizzazioni, ha a suo favore l’élite imprenditoriale di Lagos. Candidata anche Obiageli Ezekwesili, ex ministra dei Minerali, poi dell’Educazione.
La Nigeria dovrà affrontare sfide importanti, tra cui il rilancio della crescita economica, attualmente dipendente dal settore petrolifero, l’elevata inflazione (11,3% ad ottobre 2018), il problema della corruzione e della sicurezza, importanti deterrenti agli investimenti esteri.

PAKISTAN: AIB INVESTE IN PAKISTAN 
L'Asian Investment Bank (AIB) intende investire un totale di 1,06 miliardi di dollari per la realizzazione di infrastrutture stradali e idriche in Pakistan, attraverso un finanziamento di 402 milioni per il progetto Rawalpindi Ring Road nell'area metropolitana di Islamabad-Rawalpindi e un finanziamento di 400 milioni per il progetto Lahore Water and Wastewater. Quest’ultimo rafforzerà la capacità di produzione dell'acqua e garantirà sia un approvvigionamento sostenibile di acqua pulita, sia una riduzione degli impatti negativi a livello igienico -sanitario.
Un ulteriore importo di 160 milioni di dollari sarà stanziato per il progetto di miglioramento dei servizi idrici e fognari di Karachi, mentre 100 milioni saranno destinati al progetto trasporti di Karachi Bus.

BRASILE: FIRMATO ACCORDO COMMERCIALE CON IL CILE 
Lo scorso 21 novembre, il ministro degli Esteri brasiliano Ferreira ed il ministro degli Esteri cileno Ampuero hanno firmato un accordo commerciale sul libero scambio tra Cile e Brasile. L’accordo ridurrà gli adempimenti burocratici e le tariffe tra le due economie sudamericane e darà un impulso all'integrazione regionale grazie all’eliminazione completa delle tariffe tra i due Paesi su settori chiave quali i servizi, l'elettronica e le tariffe telefoniche.
Entrambi i Paesi hanno promosso l'accordo per rafforzare l'integrazione in America Latina. Il Cile è membro dell'Alleanza del Pacifico, che comprende anche il Messico, la Colombia e il Perù, mentre il Brasile, insieme all'Argentina, conduce il Mercosur, che comprende Uruguay e Paraguay. L'accordo, che è stato negoziato in meno di 6 mesi, crea un ponte tra l'alleanza del Mercosur e del Pacifico. A tal proposito si evidenzia che l’interscambio tra Brasilia e Santiago ha raggiunto i 7,2 miliardi di dollari tra gennaio e settembre, con un aumento del 13% anno su anno.

POLONIA E REPUBBLICA CECA: FORTE CRESCITA PER IL MADE IN ITALY 

Il trend favorevole per le due economie dell’Europa dell’Est sta proseguendo anche nel 2018. L’incremento del Pil nell’anno in corso sarà pari al 4,8% per la Polonia e al 3,0% per la Rep. Ceca (media Ue 2,1%). La dinamica positiva si sta riflettendo anche sull’andamento delle vendite dei beni Made in Italy verso le due destinazioni: nei primi 9 mesi dell’anno infatti l’export italiano è aumentato di circa il 7% in entrambi i mercati.
La performance economica delle due geografie sarà sostenuta anche nel 2019 e ciò avrà nuovamente un effetto positivo sulle esportazioni italiane. Inoltre, grazie alle solide posizioni fiscali dei due Paesi (la Repubblica Ceca vanta un surplus di bilancio e la Polonia un deficit piuttosto contenuto), aumentano le probabilità che le rispettive compagini governative varino politiche fiscali espansive nel 2019. In Polonia tra l’altro sarà anno di elezioni, che spesso coincide con un incremento della spesa, o con una riduzione della pressione fiscale. Tali circostanze saranno in grado di fornire un ulteriore stimolo alla domanda, con potenziali benefici per l’export italiano. 

AUTOMOTIVE: PRODUZIONE IN CRESCITA IN MAROCCO 
Il Marocco si conferma una geografia importante per il settore dell’automotive nel continente africano. Il Paese ha superato il Sudafrica come principale produttore di veicoli passeggeri nel 2017, anche se rimane molto indietro nella produzione di veicoli commerciali leggeri. Il 2019, secondo le previsioni di Fitch Solutions, sarà un altro anno positivo: si attende una crescita della produzione annua di veicoli in Marocco del 18,2% (raggiungendo le 520.000 unità). Il quadro previsivo non indica un rallentamento neanche per gli anni successivi, con un tasso medio atteso di crescita della produzione del 18,9% fino al 2027. La spinta giunge sia dalla crescente domanda locale, sia dall’espansione delle vendite in Medio Oriente e più in generale nel mondo.
Diversi produttori internazionali stanno investendo nel Paese per rafforzare i loro centri industriali, spingendo anche i sub-fonitori a fare altrettanto.

ARABIA SAUDITA: PREVISTI TAGLI ALLA PRODUZIONE DI GREGGIO 
Il ministro saudita dell'energia Al Fhali ha affermato la necessità di tagli alla produzione petrolifera di circa 1 milione di barili al giorno, per scongiurare gli effetti negativi di un incremento della produzione in corso a fronte di un calo atteso della domanda. Nell'ultimo trimestre infatti, secondo i dati ufficiali Opec, la produzione di Arabia Saudita, Stati Uniti e Russia è aumentata di circa 10 milioni di barili, contemporaneamente ad un taglio della domanda dei Paesi che soffrono maggiormente il deprezzamento delle proprie valute sul dollaro (India, Indonesia e Cina in particolare).
L'Arabia Saudita, primo esportatore al mondo di greggio, ha annunciato probabili tagli al proprio output a partire da dicembre, determinando un immediato incremento dei prezzi del petrolio (nuovamente sopra i 70$/b) e dei titoli finanziari a esso collegati. Il Paese ha inoltre definito come ancora incerto l'impatto delle sanzioni Usa contro le esportazioni di petrolio iraniane, che hanno escluso dalle restrizioni 8 partner di Teheran (tra cui l'Italia).

CILE: NUOVA RIFORMA DEL SISTEMA PENSIONISTICO 
Il Governo Pinera ha presentato il 28 ottobre una riforma del sistema pensionistico. Il sistema a capitalizzazione individuale ha disatteso nel tempo gli obiettivi della legge risalente all’era Pinochet, ovvero un replacement rate del 70%. Secondo l’Ocse, i tassi di sostituzione sono in media del 33% per gli uomini e 29%per le donne. Gli scostamenti derivano da tre fattori: la non regolarità nella contribuzione individuale volontaria, l’aumento dell’aspettativa di vita e il calo dei rendimenti dei fondi investiti da società private specializzate. Il sistema è stato in parte corretto dal I governo Bachelet con l’adozione di un floor del 50% per i redditi più bassi mentre è fallito il progetto di riforma del II governo volto all’approdo a un sistema misto pubblico-privato.
Il Governo intende aumentare gli assegni con l’introduzione di incentivi volti all’aumento del tasso di contribuzione individuale e al prolungamento dell’attività lavorativa. Tale riforma potrebbe avere molte difficoltà nell’iter di approvazione al Congresso poiché il Governo non ha una maggioranza e il sostegno dell’opposizione a una riforma considerata poco radicale è improbabile.

BALCANI: L’EX PRIMO MINISTRO MACEDONE CHIEDE ASILO POLITICO ALL’UNGHERIA 
L’ex Primo Ministro macedone, Nicola Gruevski, condannato a due anni di reclusione per abuso di potere, è fuggito a Budapest e ha comunicato via Facebook di aver chiesto asilo politico a Viktor Orban. Secondo la sentenza, Gruevski, che ha guidato l’esecutivo macedone dal 2006 al 2016, avrebbe influenzato il Ministro dell’Interno per spingerlo all’acquisizione di una Mercedes da 580 mila euro nel 2012, ottenendo così vantaggi personali. Gruevski era atteso in carcere il 9 novembre, ma non si è presentato. Il 12 novembre, dopo alcuni giorni di imbarazzo, è stato spiccato un mandato di arresto. Spetterà ora a Orban, noto per le posizioni molto nette sul tema dei richiedenti asilo, decidere se concedere ospitalità al latitante. Il governo di Skopje, che era in bilico all’indomani del mancato raggiungimento del quorum sul nuovo nome del Paese, potrebbe a sua volta appellarsi all’Ue per ottenerne l’estradizione.

IRAQ: ANCORA INCERTEZZE NELLA FORMAZIONE DEL GOVERNO
(E CON IL FMI) 
Il Primo Ministro Abdul Mahdi nei giorni scorsi ha presentato al Parlamento una nuova lista della squadra di Governo, dopo mesi di stallo politico per il mancato raggiungimento dell'accordo sulle nomine ministeriali tra le diverse fazioni parlamentari. Dalla lista presentata da Mahdi sono stati confermati 14 ministri su 22, ma restano vacanti importanti posizioni come quelle del Ministero dell‘Interno e della Difesa su cui non è stato raggiunto il consenso.
Il ritardo nella formazione del gabinetto si protrae dalle elezioni di maggio, che si sono concluse senza la formazione di una maggioranza definita, e si sta ripercuotendo sulla situazione economica del Paese, per la cui ripresa sono necessarie politiche di diversificazione economica, stabilizzazione del contesto operativo e consolidamento dei conti pubblici. L'accordo con il FMI, firmato nel 2016, prosegue ma l'incertezza del quadro politico sta determinando alcuni ritardi nell'implementazione del programma, la cui review attesa per l'inizio dell'anno ancora non è stata svolta. 

INFRASTRUTTURE: ALTRI DEBITI PER KIEV? 
La società cinese China Railway International Group (Crig) ha completato lo studio di fattibilità della quarta linea della metropolitana di Kiev. Il progetto ha un costo stimato nell’intorno dei 2 miliardi di dollari e sarà realizzato da Crig in collaborazione con China Pacific Construction Group. Il completamento dello studio è stato comunicato dal vice sindaco della capitale ucraina.
L’85% dell’opera sarà finanziato da banche cinesi, a conferma dell’interesse di Pechino nell’Europa orientale: sono numerose le iniziative infrastrutturali in corso in Paesi che hanno difficoltà a finanziarsi altrove, con costi a lungo termine spesso elevati – come nel caso dell’autostrada in Montenegro. Qualora l’opera venisse portata avanti, il rimborso dei finanziamenti potrebbe quindi gravare sull’economia ucraina per molto tempo. Il costo del biglietto per i mezzi pubblici è stato raddoppiato a luglio da 4 a 8 grivnie (pari a 26 centesimi di euro) ed è ancora tra i più bassi d’Europa.

IRAN: L’ITALIA ESENTATA DALLE NUOVE SANZIONI USA 
Il 5 novembre sono entrate ufficialmente in vigore le nuove sanzioni statunitensi verso l’Iran. I provvedimenti impongono delle restrizioni commerciali e finanziarie anche a cittadini non americani verso specifici settori dell’economia iraniana (trasporti portuali, settore petrolifero, bancario). Nell’ambito del quadro sanzionatorio gli Stati Uniti hanno individuato sette Paesi (Italia e Grecia in Europa e Cina, India, Corea del Sud, Turchia, Taiwan e Giappone) temporaneamente esentati dalle restrizioni all’acquisto di petrolio per 6 mesi, attraverso la Special Reduction Exemption.
L’adozione di tali sanzioni è stata criticata dall’Unione Europea che punta a mantenere rapporti interlocutori con l’Iran, con cui è allo studio l’ideazione di strumenti alternativi per gestire i rapporti commerciali e finanziari nonostante il deterioramento della relazioni con Washington.

SRI LANKA: CRISI COSTITUZIONALE 
Il presidente Sirisena ha imposto le dimissioni del primo ministro Wickremesinghe. Termina cosi l’alleanza di governo tra Sri Lanka Freedom Party (SLFP) e United National Party (UNP). Sirisena ha nominato l’ex presidente Rajapaksa come nuovo primo ministro, mentre Wickremesinghe si rifiuta di abbandonare il suo incarico ritenendo la decisione anti costituzionale. La prossima seduta parlamentare prevista per il 16 novembre sarà cruciale per il futuro assetto politico del Paese e per il governo attualmente a guida SLFP, che conta sulle capacità di Rajapaksa di conquistare consensi parlamentari. Lo stallo politico si riverbera sulle scelte di policy e sulla discussione del budget.
Un governo a guida SLFP potrebbe allontanarsi dalle politiche, supportate dal UNP, volte ad attrarre investitori esteri e tese a una stabilizzazione macroeconomica, aspetto particolarmente significativo se si considera l’elevato indebitamento pubblico e le vicende legate all’incapacità di ripagare i debiti contratti con la Cina relativi al porto di Hambantota.

UCRAINA: EMESSA LA SENTENZA SUI TERRENI AGRICOLI 
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha imposto all’Ucraina di compensare con una cifra compresa tra 2 e 75 mila euro ogni persona a cui sia impedito di cedere terreni agricoli di sua proprietà. La sanzione deriva dalla causa di due cittadini ucraini che hanno citato in giudizio il Paese per la moratoria sulla vendita o l’alienazione di terreni agricoli, imposta nel 2002 ed estesa a dicembre 2017.
I terreni agricoli erano stati redistribuiti alla popolazione colpita dalla collettivizzazione delle terre in epoca sovietica per un’area di circa 166 mila km quadrati (più di metà del territorio italiano) e si stima che oggi circa 4 milioni di residenti (un decimo della popolazione) guadagnino intorno a 160 euro l’anno concedendo in prestito il terreno per la coltivazione. La creazione di un mercato fondiario funzionante è una delle condizioni incluse dal Fmi per riprendere l’assistenza finanziaria a Kiev.

MESSICO: CONSULTAZIONE POPOLARE PER IL NUOVO AEROPORTO DELLA CAPITALE 
Nella consultazione popolare indetta per stabilire la preferenza degli elettori alla realizzazione del nuovo Aeroporto di Città del Messico, la maggioranza dei cittadini ha votato contro il proseguimento dei lavori (completati per un terzo), preferendo riqualificare l'aeroporto militare di Santa Lucia, a sud di Città del Messico, e modernizzare l'attuale scalo principale della città (Aeroporto Benito Juárez). Il progetto del nuovo aeroporto (costo stimato di oltre 13 miliardi di dollari), voluto dal governo uscente, è stato criticato dal futuro presidente Obrador per via dei costi ritenuti eccessivi, per i rischi di impatto ambientale e per la presunta corruzione nell’aggiudicazione dei contratti.
L’intenzione di cancellare il progetto da parte di Obrador pone questioni circa il rispetto della rule of law nel Paese e, in particolare, nel committment verso i contratti a lungo termine da parte nuova amministrazione. 

SHIPPING: I CONSUMATORI NON PAGHERANNO GLI EXTRA-COSTI DEI CARBURANTI GREEN 
Secondo SeaIntelligence Consulting, non saranno i consumatori finali a pagare i maggiori costi – circa 11 miliardi di dollari – che le compagnie marittime dovranno sostenere per adeguarsi alla direttiva dell’IMO sull’utilizzo di carburanti puliti a partire da gennaio 2020. Per ora, l’effetto domino dovrebbe fermarsi solo alla catena logistica, con alcune grandi compagnie che hanno già annunciato un sovrannolo a carico dei clienti e le rate dei noli che potrebbero lievitare dell’8%. Gli effetti sui prezzi a scaffale saranno impercettibili (ad esempio 0,78 dollari in più su un materasso da 200 dollari): gli 11 miliardi di extra-costi rappresentano solo lo 0,3% dei 4mila miliardi di dollari di merce che ogni anno viaggia per mare sulle navi container.
Si tratta, tuttavia, di calcoli provvisori. Gli effetti della normativa potrebbero essere molto maggiori e finire per pesare anche sui consumatori finali.

BRASILE: VITTORIA DI BOLSONARO AL BALLOTTAGGIO 
Dopo circa 16 anni di governo guidato dalle forze di centro-sinistra, l’elettorato brasiliano ha optato per un cambio di rotta: Jair Bolsonaro, il candidato di estrema destra del Partito Social Liberale, è il nuovo presidente del Brasile, eletto con oltre il 55% dei voti nel ballottaggio contro il candidato di sinistra Fernando Haddad, fermo al 45%. Tra i due, circa 11 milioni di voti di differenza. Bolsonaro assumerà i poteri dal 1° gennaio 2019, sostituendo il presidente uscente Michel Temer.
I mercati hanno reagito positivamente alla vittoria di Bolsonaro, confidando nell’impegno del neo-presidente nella realizzazione delle sue promesse elettorali, incentrate su liberalizzazione dell’economia, riduzione di deficit e debito, riforme strutturali in tema di pensioni e burocrazia. Dopo la recessione del 2016 e la crescita sotto l’1% nel 2017, Bolsonaro è chiamato a risollevare le sorti economiche della quarta democrazia più grande del mondo, fatta di oltre 200 milioni di persone e almeno 14 milioni di poveri.

POLONIA: LE TENSIONI NON SI RIDUCONO 

Il partito conservatore PiS (noto anche come “Law and Justice”) ha perso alle ultime elezioni locali un pò di terreno rispetto ai risultati delle politiche del 2015 che lo portarono al governo. Questo risultato giunge nonostante il Pil sia cresciuto più delle attese nel primo semestre: il dato preliminare segna un +5,1%tendenziale (con benefici per l’export italiano che è aumentato dell’8,8% nei primi otto mesi nel 2018).
Non hanno forse aiutato le tensioni con l’Europa su alcune riforme, come quella del sistema giudiziario. Proprio su questo tema la Corte di Giustizia europea ha approvato la proposta della Commissione di Bruxelles di sospendere immediatamente l'applicazione della riforma polacca e il governo di Varsavia si è detto disponibile a rivedere alcuni aspetti. A complicare le relazioni con l’Ue le affermazioni del presidente polacco Andrzej Duda che ha svelato l’esistenza di una commissione parlamentare con il compito di determinare l'esatto ammontare delle riparazioni di guerra dovute dalla Germania.

TURCHIA: LA BANCA CENTRALE MANTIENE I TASSI INVARIATI 
Nel comitato di politica monetaria di fine mese, la Banca centrale turca ha deciso di mantenere invariato il tasso di interesse di riferimento al 24%, come da provvedimenti precedenti. La decisione presa dalla Banca centrale, in parte attesa dai mercati, è legata ad una lieve stabilizzazione della situazione economica del Paese, nonostante il persistere di una situazione che presenta diverse fragilità.
In particolare nell'ultimo mese il Paese ha registrato alcuni segnali di miglioramento del quadro macro (recupero del valore della lira sul dollaro, rinnovo dei prestiti sindacati alle principali banche del Paese), accompagnati da una normalizzazione della situazione politica, in particolare estera, del paese (evidenziata nei casi collegati alla liberazione del pastore Brunson e alla collaborazione con USA sul caso Khashoggi).

CAMERUN: CONTINUANO LE PROTESTE CONTRO LA RIELEZIONE DI BIYA 
Il partito di opposizione Cameroon Renaissance Movement (CRM) continua le sue proteste contro la riconferma del presidente Biya alla guida del paese. In base ai dati ufficializzati dal Consiglio Costituzionale, il candidato del CRM, Maurice Kamto, avrebbe ottenuto solo il 14,2% dei consensi nelle elezioni tenutesi lo scorso 7 ottobre, mentre il 71,3% degli elettori avrebbe nuovamente appoggiato Biya. Al potere dal 1982, Paul Biya inaugurerà il suo settimo mandato nel mese di novembre.
L’ampio margine registrato alle urne sulle opposizioni deve essere letto anche con i dati relative all’affluenza elettorale: la partecipazione alle urne nelle consultazioni del 7 ottobre è stata attorno al 54%, di gran lunga inferiore alle precedenti consultazioni. Particolarmente bassa, appena attorno il 10%, l’affluenza nelle regioni anglofone del paese, teatro da diversi mesi di accese proteste e di richieste di secessione dal resto del paese. 

UTILITIES: IN TURKMENISTAN RIMOSSI I SUSSIDI SU ACQUA, SALE, ELETTRICITÀ E GAS 
Nel tentativo di arginare la crisi di liquidità che ha investito l’economia turkmena negli ultimi mesi, è stato eliminato l’accesso gratuito e universale ad acqua, gas naturale, elettricità e sale a partire dal 1° gennaio 2019. La misura segue il decreto approvato un anno fa, che prevedeva un’eliminazione graduale dei sussidi e un altro provvedimento di febbraio che aumentava il prezzo dei carburanti alla pompa del 50%.
Questi interventi incideranno notevolmente sull’inflazione, che secondo i dati ufficiali è arrivata all’8% nel 2017. Diversi istituti di ricerca, come il Cato Institute di Washington, indicano livelli ben più alti fino a sfiorare il 300%. Allo stesso tempo, a un tasso di cambio ufficiale fissato a 3,5 dollari statunitensi dovrebbe corrispondere un tasso effettivo sul mercato nero di 29 dollari a giugno 2018 e a restrizioni ai visti per l’espatrio.

ARGENTINA: CONTESTATA LA TASSA SULL’EXPORT 
Le associazioni argentine per il commercio agricolo Acsoja, Asagir, ArgenTrig e Maizar, che rappresentano i produttori ed esportatori di soia, mais, grano, sorgo e girasole, hanno ufficializzato le proprie critiche nei confronti del Budget 2019 e del Decreto Presidenziale che consente al Governo di applicare tasse all'esportazione ("retenciones") fino al 33% fino al 2020. Lo scorso settembre, il presidente Macri ha reintrodotto un provvedimento che aveva abolito appena eletto, ribadendo che si tratta di una misura provvisoria. Le tasse sull’export, secondo le stime governative, dovrebbero generare entrate aggiuntive dello 0,5% del Pil nel 2018 e dell'1,5% nel 2019. La priorità di Macri è, infatti, la riduzione del disavanzo fiscale primario allo 0% del Pil nel 2019, come parte dello stand-by-agreement con il FMI.
Le autorità argentine prevedono per l’anno prossimo migliori performance dell’export, in cui il settore agricolo pesa per il 65%. Il deprezzamento del peso dovrebbe aiutare a ridurre il deficit commerciale e consentire un surplus già nel 2019.

UCRAINA: RAGGIUNTO ACCORDO CON IL FONDO 
Il Fondo Monetario Internazionale ha annunciato di aver raggiunto un accordo preliminare con il governo per la concessione di uno stand-by arrangement (SBA) in sostituzione del programma precedente. Lo SBA dovrebbe fornire 3,9 miliardi di dollari nei prossimi 14 mesi per consentire al Paese di ripagare le rate in scadenza, rimpiazzando l’External Facility Fund da 17,5 miliardi concesso a marzo 2015, erogato parzialmente (8,7 miliardi) per le difficoltà del governo a implementare le misure richieste e in scadenza a marzo 2019, appena prima delle elezioni presidenziali.
In cambio, il governo di Kiev alzerà del 23,5% il prezzo del gas venduto nel Paese rispetto al 60%inizialmente richiesto. L’adesione a questo nuovo prestito con condizionalità potrà dare nuovi argomenti all’opposizione in vista delle elezioni (il consenso di Poroshenko è al 14%) e potrebbe servire soltanto a posporre una nuova crisi del debito dalla primavera all’autunno 2019.

CIPRO: UPGRADE DI FITCH 
L'agenzia internazionale Fitch ha aumentato il rating a lungo termine del Paese da BB+ a BBB-, assegnando prospettive stabili, riportando a investment grade lo status dell’economia dopo sei anni. La prima agenzia che aveva premiato gli sforzi fatti dalla piccola economia dell’Eurozona, riassegnando la condizione di idoneità per l’acquisto di titoli della Banca Centrale Europea, era stata Standard & Poor’s a settembre scorso. La valutazione di investment grade consente anche alle banche di utilizzare come collaterale nelle operazioni di rifinanziamento con Francoforte i titoli di Stato ciprioti.
Secondo le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale, l’economia crescerà del 4% nel 2018, per il quinto anno consecutivo dopo la grave crisi che ha colpito il settore bancario (che aveva visto la contrazione del 5,9% dell’attività nel 2013) e del 4,2%l’anno prossimo.

ITALIA: L’ECCELLENZA DEL FASHION TROVA DI NUOVO CONFERMA NEI DATI DELL’EXPORT 
I dati del Sistema Informativo Ulisse relativi ai primi 9 mesi del 2018 evidenziano la forte crescita delle vendite all’estero del settore moda Made in Italy. L’andamento positivo è stato piuttosto generalizzato tra i vari comparti. In particolare, si segnalano progressi notevoli nei segmenti dell’abbigliamento esterno (oltre 900 milioni di euro di esportazioni in più rispetto ai primi tre trimestri dell’anno precedente) e accessori (con un incremento delle vendite all’estero di 622 milioni di euro). Segnali incoraggianti arrivano anche dalla performance dell’export di borse e altra pelletteria e delle calzature: il contributo positivo è stato complessivamente pari a circa 1 miliardo di euro nel periodo considerato.
Sono stati i mercati europei il principale traino delle vendite nel settore con in testa la Svizzera, seguita da Francia, Regno Unito e Germania. Non sono, tuttavia, mancate le occasioni per i nostri esportatori al di fuori del continente, specie in Cina, Stati Uniti, Corea del Sud e Canada. 

LNG: CONTINUA LA CORSA AL GAS NELL’ARTICO 
Novatek ha annunciato il 10 ottobre la scoperta del giacimento offshore North-Obskoye, localizzato nel golfo di Ob e stimato in circa 320 miliardi di metri cubi di gas, pari alle riserve provate dell’Argentina. Quest’ultima scoperta da parte della società privata russa si aggiunge ai volumi rinvenuti negli ultimi anni nell’Artico e rende sempre più concreto lo sfruttamento di queste risorse, con i relativi equilibri geopolitici, nei prossimi anni.
La società sta sviluppando diversi impianti LNG, tra cui quello di Yamal, che ha cominciato a esportare nel 2017 in anticipo sui tempi e nel budget previsto, anche grazie a macchinari italiani coperti da SACE. La capacità di liquefazione di gas naturale al di sopra del 66° parallelo dovrebbe triplicare nei prossimi anni ed essere sostenuta da un’ampia platea di stakeholder occidentali, nonostante le sanzioni esistenti sul Paese che finora si sono concentrate in particolare sul comparto petrolifero.

TURCHIA: IL TESORO RITORNA SUL MERCATO DEL DEBITO INTERNAZIONALE 
Mercoledì la Turchia è ritornata sul mercato obbligazionario internazionale con l’emissione di un Eurobond a 5 anni da 2 miliardi di dollari con un rendimento del 7,5%, sottoscritto per tre volte l’importo. Secondo i primi dati, gli investitori statunitensi avrebbero acquistato il 60%dell’importo. L’emissione è un test sulla fiducia dei mercati, danneggiata dalla crisi della moneta. La lira turca è crollata del 35% quest’anno, colpita dall’incertezza attorno alla presa autoritaria di Erdogan sulla politica monetaria e dalla rottura diplomatica con gli Stati Uniti.
Vi sono alcuni segnali di allentamento delle tensioni con Washington. La Turchia ha rilasciato, dopo due anni di reclusione, il pastore statunitense Brunson, sotto processo con accuse di terrorismo. Alla base di questa intesa vi è un alleggerimento della pressione esercitata dagli Usa su Ankara con dazi e sanzioni, concausa altresì della crisi valutaria della lira. La notizia della liberazione ha determinato effetti positivi per il mercato turco.

ARABIA SAUDITA: PEGGIORA IL MARKET SENTIMENT 
Il dibattito sul presunto coinvolgimento di Riad nell’omicidio in Turchia del giornalista saudita Khashoggi, residente negli Usa, sta determinando un progressivo peggioramento della percezione del rischio da parte dei mercati nei confronti dell’Arabia Saudita. All’indomani della pubblicazione di nuove prove a carico dei sauditi nella vicenda, i mercati hanno reagito con un rapido incremento dei CDS sui titoli di debito del Paese e il Riad Stock Exchange ha perso terreno dopo le dichiarazioni di Trump sulla volontà di chiarire le responsabilità saudite dell’accaduto, non escludendo eventuali provvedimenti sanzionatori.
L’Arabia Saudita, che si dichiara estranea ai fatti ed è in procinto di comunicare una posizione ufficiale sulla vicenda, si è detta pronta a contro misure in caso di un atteggiamento ostile da parte di stati terzi. Tali misure potrebbero verosimilmente colpire i livelli di produzione e le esportazioni di idrocarburi, in particolare petrolio. In seguito a tali affermazioni le quotazioni del Brent hanno registrato un immediato rialzo (+1,29% a inizio settimana).

ASIA CENTRALE: CHE FINE FANNO GLI UIGURI? 
Le ultime rivelazioni sui campi di “trasformazione” cinesi nella provincia occidentale dello Xinjiang, la più vasta del Paese, stanno facendo emergere le questioni etniche in Asia centrale – una delle aree più stabili e con il minor grado di conflittualità interna al mondo. Si stima che almeno un milione di uiguri, una popolazione originaria a maggioranza musulmana, oggi sparsa in particolare tra Turchia, Mongolia, “Stan” e Indonesia, siano internati in questi centri.
Pechino ha anche inviato richieste di estradizione a diversi Paesi per ottenere il rimpatrio di alcuni cittadini fuggiti che hanno denunciato la situazione. La risposta degli stessi e la reazione delle rispettive società civili potranno modificare l’atteggiamento cinese nei confronti dei peer regionali, sempre più dipendenti da Pechino per export e flussi di capitali.

ITALIA: EXPORT OLTRE IL 4% DOPO 8 MESI 
Ad agosto le esportazioni italiane di beni sono aumentate sia su base tendenziale (+5,1%) che congiunturale (+2,9%). Complessivamente, nel periodo gennaio-agosto, l’export Made in Italy è cresciuto del 4,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sono i Paesi Ue a fare da traino (+5,7% nei primi 8 mesi) con un forte incremento nei primi due mercati di sbocco (Germania: +5,3%; Francia: +5,9%), oltre che nelle geografie dell’Europa dell’Est.
Nei Paesi extra-Ue la crescita è stata pari al 2,6% ma le performance in quest’area sono piuttosto eterogenee. I risultati sono negativi in Medio Oriente (-11,1%) e in Russia (-3,2%), sebbene vi siano alcuni settori in controtendenza: ad esempio, le vendite di alimentari e bevande verso Mosca sono cresciute del 12,4%. Al contrario, avanzano le vendite in India (+15,3%) e negli Stati Uniti (+4,5%). Sostanzialmente stabile infine l’export verso la Cina (-0,3%). A livello settoriale, sono i settori non tradizionali di specializzazione del Made in Italy, quali metalli, elettronica, apparecchi elettrici e farmaceutica, a segnare i risultati migliori. 

ROBOT: CRESCONO LE INSTALLAZIONI NELL’INDUSTRIA MANIFATTURIERA ITALIANA 
Con oltre mille installazioni in più, la robotica italiana nel 2017 si avvicina alle 8.000 unità, presentando un tasso di crescita del 19%, più alto del Giappone, il doppio rispetto alla Germania, il triplo rispetto agli Stati Uniti. Nel 2016, la densità di robot industriali ogni 10.000 impiegati nelle industrie manifatturiere era di 185 in Italia, superiore alla media mondiale (74), ma ancora distante da Corea (631), Singapore (488) e Germania (309). I dati preliminari della federazione robotica internazionale (IFR) evidenziano uno scatto decisivo per l’automazione industriale nel 2017, con il nostro Paese a giocare un ruolo di primo piano.
A livello globale l’incremento delle installazioni è stato del 31% che si traduce in 387mila robot, l’aumento percentuale annuo più elevato degli ultimi 5 anni. Il mercato globale dei robot industriali vale circa 50 miliardi di euro.

BRASILE: BOLSONARO SUPERA LE PREVISIONI NEL PRIMO TURNO 
Con il 99% dei seggi elettorali scrutinati, il candidato di estrema destra ed ex capitano dell'esercito, Jair Bolsonaro ha registrato una clamorosa vittoria nel primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane assicurandosi il 46,03%dei voti e sfiorando il passaggio già al primo turno, contro Fernando Haddad del Partito dei lavoratori di sinistra (PT) che invece ha guadagnato il 29,1%dei consensi senza raggiungere la maggioranza.
L’ex militare si è insinuato nelle pieghe del caos istituzionale di una crisi economica e della corruzione fuori controllo. Da indiscrezioni si vociferava che Bolsonaro avrebbe superato il 50%dei voti se non ci fossero stati problemi con il nuovo sistema di voto elettronico. Alla luce di questi risultati, sarà quindi decisivo il ballottaggio con Fernando Haddad che ha sostituito Lula come candidato del Partito dei Lavoratori. Le elezioni si sono svolte in un clima pacifico e senza irregolarità.

PAKISTAN: RICHIESTA DI AIUTO AL FMI 
Il Pakistan ha chiesto assistenza finanziaria al FMI. A meno di due mesi come guida del governo, il primo ministro Imran Khan ha effettuato un cambio di rotta rispetto ai proclami elettorali, in cui affermava la volontà di rompere con la storica dipendenza economica del Paese dagli aiuti dall’Occidente. Vani anche i tentativi di ottenere aiuto da «paesi amici», come apparentemente avvenuto con Arabia Saudita e la stessa Cina. Nelle prossime settimane lo staff del FMI sarà quindi a Islamabad per avviare i negoziati in vista di un programma di supporto finanziario.
Imran Khan ha ereditato un Paese con una economia in moderata crescita ma con diversi squilibri macroeconomici e finanziari, che già nei giorni passati avevano innescato effetti negativi sui mercati. Il coinvolgimento del FMI potrebbe tradursi nella richiesta di una maggiore trasparenza in alcuni accordi commerciali avviati dal Pakistan, nonché nella richiesta di adozione di misure di austerità, come aumento delle entrate fiscali, svalutazione della rupia e incremento dei tassi di interesse.

EGITTO: INTERROTTE LE IMPORTAZIONI DI GAS 
L’Egitto ha annunciato l’intenzione di interrompere le importazioni di gas naturale liquefatto (GNL), in procinto di raggiungere l’autosufficienza nella produzione grazie alle recenti scoperte di nuovi giacimenti (in particolare Zohr, entrato in produzione a fine 2017). La misura consentirà una riduzione della bolletta energetica nazionale di circa 500 milioni di dollari come confermato dal Ministro egiziano del petrolio Tarek Al-Molla.
Obiettivo delle autorità egiziane è di trasformare il Paese in un centro energetico regionale, grazie al contributo dei nuovi gas field e dell’atteso incremento della capacità produttiva legata a nuovi sondaggi. Negli ultimi mesi alcune compagnie petrolifere, tra cui Eni, hanno annunciato l’individuazione di potenziali giacimenti nelle regioni del Sahara occidentale, Mar Rosso e Mediterraneo.

RUSSIA: DOLLARI IN USCITA, RUBLI SOTTO IL MATERASSO? 
Nei primi nove mesi del 2018 il flusso netto di capitali in uscita ha sfiorato i 32 miliardi di dollari, più del doppio rispetto al medesimo periodo nel 2017 (13,7 miliardi). Il totale dei primi tre trimestri ha superato il numero complessivo dell’anno scorso, quando 31,3 miliardi avevano lasciato il Paese per effetto delle sanzioni e di un’economia in crescita ma a passo più lento rispetto all’area.
Nel 2018 il Paese dovrebbe crescere dell’1,5%: le ultime previsioni del FMI si mantengono all’1,8%, evidenziando però come il resto dell’ex-URSS crescerà a velocità doppia (3,8%). Le quotazioni del rublo year-to-date sono diminuite del 14%rispetto al dollaro, nonostante il Brent si sia apprezzato del 27%. Il clima di aleatorietà legato alle sanzioni, la personalizzazione delle stesse sui singoli oligarchi e il protrarsi delle negoziazioni sull’effettivo controllo societario (come nel caso Rusal) stanno alimentando incertezza nelle decisioni di investimento, deleveraging dal dollaro da parte delle imprese e accumulo di rubli come buffer sul fronte interno per eventuali scenari peggiorativi. 

SHIPPING: EFFETTI DELLA GUERRA COMMERCIALE SUGLI SCAMBI MARITTIMI NEL PACIFICO 
A partire dallo scorso settembre, 200 miliardi di dollari di beni cinesi sono stati aggiunti alla lista delle merci colpite dalla guerra delle tariffe del Presidente Trump. Il dazio, inizialmente del 10%, dovrebbe essere portato al 25% entro la fine dell'anno. Paradossalmente, la guerra dei dazi risulta al momento positiva per i traffici marittimi transpacifici: secondo APL, il settore dovrebbe raggiungere una crescita del 5% quest’anno.
Ciò in parte è dovuto al picco dell’alta stagione e all’ottima crescita dell’economia degli Stati Uniti. Il fattore principale, comunque, è che numerosi importatori americani stanno anticipando i carichi in vista del possibile futuro esacerbarsi delle tensioni commerciali con la Cina. Il 2019, con i magazzini pieni, potrebbe quindi risultare in un calo dei volumi di merci su nave scambiati attraverso il Pacifico, indipendentemente dal livello di fiducia dei consumatori americani.

BALCANI: BOSNIA E MACEDONIA SI AVVICINANO A MOSCA? 
Domenica si terranno le elezioni generali in Bosnia. Il Paese si basa su un «triumvirato» su base etnica (musulmano/bosniaco, croato e serbo/Srpska) presieduto a rotazione. Il 20-21 settembre il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha visitato il Paese: la missione potrebbe aver rafforzato la componente Srpska, storicamente legata a Mosca che al momento appare più coesa.
In Macedonia il referendum che avrebbe dovuto avallare l’intesa raggiunta con la Grecia sul nome del Paese («Macedonia del Nord») ha visto una partecipazione del 37% degli aventi diritto, sotto il quorum (50%). Il presidente Zoran Zaev ha minacciato elezioni anticipate se nemmeno il Parlamento dovesse ratificare l’intesa, che avvicinerebbe il Paese all’UE e alla Nato. In Parlamento è richiesta una maggioranza di due terzi e il governo dispone di 71 seggi sui 120 totali.

STATI UNITI: INTESA PER IL POST-NAFTA 
Usa, Messico e Canada hanno raggiunto l’intesa per un nuovo accordo commerciale (USMCA –United States Mexico Canada Agreement) che sostituirà il Nafta. Si tratta di un aggiornamento di quest’ultimo con alcune novità, tra cui una maggiore tutela della proprietà intellettuale e l’introduzione di norme di origine più rigide per la produzione automobilistica. Restano in vigore i dazi su acciaio e alluminio, che saranno discussi separatamente.
Proseguono inoltre i negoziati con altri partner commerciali: Trump ha siglato di recente la rinegoziazione dell’FTA con la Corea del Sud e gettato le basi per l’avvio di negoziati con il Giappone. Resta il nodo della Cina, con cui è in atto una “guerra dei dazi” e alla quale sono stati inviati messaggi anche attraverso i contenuti dell’USMCA: dalle regole di origine al divieto di svalutazione della moneta. È inoltre previsto che le parti diano preavviso nel caso di avvio di negoziati commerciali con una "economia non di mercato" ed è consentita la fuoriuscita dall’accordo nel caso di intesa con una di queste.

ARGENTINA: INCREMENTATO IL PIANO DI AIUTI DEL FMI 
Accordo raggiunto tra Argentina e Fondo Monetario Internazionale per una revisione dei termini del programma di sostegno Stand-By Arrangement, approvato a giugno 2018: la nuova intesa, soggetta ad approvazione dell’Executive Board, prevede un aumento della linea di credito di ulteriori 7,1 miliardi di dollari, portando un totale di 57,1 miliardi (disponibili per i prossimi tre anni); aumentata notevolmente anche la quota di erogazione up-front di tali fondi.
Il sostegno del Fmi punta a ripristinare la fiducia dei mercati e rafforzare il consolidamento delle finanze pubbliche, riducendo il rischio di default e aumentando la solvibilità del paese nei prossimi anni. L’economia argentina continua ad attraversare una fase critica, legata ai forti squilibri macroeconomici, esacerbati da fattori esterni, tra cui il rialzo dei tassi USA e le turbolenze dei mercati su altre economie emergenti.

TURCHIA: TASSO DI INFLAZIONE SALE AL 25% 
A seguito dell'impatto della recente crisi valutaria che ha innescato un boom dei prezzi nell'economia turca, il tasso di inflazione della Turchia è in forte salita: secondo i dati dell'Istituto statistico turco, l’indice dei prezzi al consumo nel mese di settembre è aumentato del 24,5% rispetto allo stesso periodo del 2017. La crescita dei prezzi ha determinato forti aumenti su base annua dei costi di trasporto (+37%), dei prezzi dei prodotti alimentari (+28%), dei beni e servizi vari (+31%). Il forte deprezzamento della Lira, che ha perso circa il 37%del suo valore rispetto al dollaro dall'inizio dell'anno, sta avendo un forte impatto sul costo delle importazioni di energia.
Il mese scorso, la banca centrale turca ha aumentato drasticamente i tassi d'interesse, cercando di arginare il crollo di valore della Lira e di tenere sotto controllo l'inflazione galoppante. Ma la banca potrebbe avere uno spazio limitato per aumentare ulteriormente i tassi, data la forte opposizione del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. 

AREA EURO: MANIFATTURA PERDE COLPI, CRESCITA PIÙ LENTA DA DUE ANNI
 
Il settore manifatturiero europeo cresce, anche se al ritmo più lento da due anni. Lo mette in evidenza l’indagine di Ihs Markit relativa al mese di settembre da cui emerge che l‘indice finale Pmi settore manifatturiero è diminuito a 53,2, quasi invariato rispetto alla precedente stima flash di 53,3 e in discesa da 54,6 di agosto. Quota 50 rappresenta lo spartiacque tra la fase di espansione e recessione.
Nello stesso mese, il Pmi manifatturiero tedesco è sceso a 53,7 da 55,9 di agosto, ai minimi da 25 mesi a causa del più forte calo delle esportazioni di ordini in oltre cinque anni. Secondo l’indagine di Ihs Markit i livelli di produzione hanno mostrato il loro minimo da aprile 2016, mentre la fiducia delle imprese verso le prospettive per l’anno è la più severa da oltre tre anni. In discesa anche l’indice Pmi manifatturiero francese, che scende a 52,5 da 53,5 di agosto con la produzione ai minimi da due anni.

G20: RIVISTA LA CRESCITA 
Le nuove previsioni dell’Ocse hanno rivisto al ribasso la crescita dei Paesi del G20 per l’anno in corso e per il 2019. Nel 2018 il Pil di queste geografie dovrebbe crescere del 3,9%, in accelerazione rispetto al 3,8% del 2017, ma lo 0,1%in meno rispetto a quanto atteso a maggio scorso. Più drastica la correzione per il 2019 che dovrebbe vedere una crescita dei Paesi più industrializzati del 3,8%, lo 0,3% in meno di quanto previsto solo quattro mesi fa. Secondo quanto riportato dall’Ocse, le tensioni commerciali e l’incertezza riguardo alle politiche assunte hanno ridotto il tasso di crescita del commercio mondiale dal 5% del 2017 a circa il 3% nei primi sei mesi dell’anno.
Se la crescita nel primo semestre del 2018 ha tenuto in Cina e India (con quest’ultima che dovrebbe vedere un aumento del Pil del 7,5% e si caratterizza per l’economia con il tasso maggiore), ma è rallentata in Brasile, mentre le politiche fiscali espansive stanno sostenendo la crescita di breve periodo negli Stati Uniti (+3% quest’anno e +2,8%l’anno prossimo) e in Corea del Sud.

VENEZUELA: SIGLATO ACCORDO CON LA CINA 
Le autorità venezuelane hanno siglato un accordo con la Cina che prevede la cessione delle azioni dl alcune aziende pubbliche nazionali, attive principalmente nello sfruttamento delle risorse, ad aziende di stato cinesi. L’accordo prevede, oltra al consolidamento della presenza cinese nel Paese, anche lo stanziamento da parte di Pechino di 5 miliardi di dollari di investimenti nel settore oil&gas. Tali investimenti hanno l’obiettivo di incrementare la produzione petrolifera del Venezuela, che utilizza i proventi degli idrocarburi per ripagare il proprio debito verso la Cina (che ammonta al momento a circa 23 miliardi di dollari, secondo alcune stime).
Nel Paese sudamericano persiste un’aspra crisi economica in quadro politico fragile, caratterizzato da una situazione di conflitto tra le forze filogovernative e le fazioni dell’opposizione.

MALDIVE: IL CANDIDATO DELL’OPPOSIZIONE VINCE LE PRESIDENZIALI 
Secondo i risultati provvisori, il candidato dell'opposizione Ibrahim Mohamed Solih ha ottenuto il 58% dei voti nelle elezioni di domenica per le presidenziali delle Maldive, piccolo argipelago con un’importanza chiave nella competizione regionale tra Cina e India. La sconfitta del presidente uscente, Abdulla Yameen, è stata inaspettata per gran parte degli analisti.
Il governo cinese è stato un sostenitore costante di Yameen, anche durante lo stato di emergenza dichiarato lo scorso febbraio in seguito a scontri con le forze giudiziarie e di polizia. Nonostante la sua sconfitta, l'influenza della Cina (secondo i critici, basata sulla «trappola del debito») non verrà meno. Stati Uniti e India, infatti, non sono disposti o non sono in grado di eguagliare i miliardi di dollari che Pechino ha investito nelle Maldive, soprattutto nel settore delle infrastrutture, nell'ambito dell'iniziativa OBOR.

ITALIA: FALLIMENTI IN CALO PER L’UNDICESIMO TRIMESTRE CONSECUTIVO 
Nel secondo trimestre del 2018 è proseguita la riduzione del numero di fallimenti delle imprese italiane. Secondo i dati Cerved infatti, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente si è assistito a un calo dell’8,9%. Complessivamente, nei primi sei mesi del 2018, il totale dei fallimenti è stato pari a 5.964 (-5,7% rispetto al primo semestre del 2017): si tratta dei livelli più bassi degli ultimi sette anni.
La riduzione osservata nel primo semestre ha interessato tutti i macro-settori (costruzioni -7,2%, industria -5,6%, servizi -4,5%) e ha interessato le varie aree del Paese, pur se a ritmi differenti. La performance migliore è stata segnata dal Nord-Est (-16%), seguita dal Nord-Ovest (-3,1%). Anche al Centro il dato è in calo ma in misura minore (-1,7%), a causa dell’incremento delle imprese fallite in Abruzzo e Lazio. Nel Sud e nelle Isole (-5,1%) alcune regioni hanno mostrato un andamento in controtendenza: sono infatti aumentati i fallimenti in Basilicata, Calabria e Sicilia. 

COMMERCIO NAVALE: NUOVI CAMPANELLI D’ALLARME? 
Il recupero del prezzo del petrolio, che rimane al di sopra degli 80 USD/b, e il clima di incertezza nelle relazioni commerciali tra grandi Paesi stanno cominciando a farsi sentire sul settore delle navi da carico, in particolare per i beni intermedi e finiti. Il prezzo del carburante è aumentato di circa il 20%rispetto a un anno fa, come del resto la media dei noli per il comparto containership, ma la possibilità di scaricare sul cliente finale ulteriori costi è ostacolata dall’azione combinata dei dazi. La scelta sembra quindi essere tra mantenere una buona marginalità ma rischiare di perdere volumi o viceversa.
Secondo un’analisi di Moody’s, la capacità del settore del trasporto di container, non ancora del tutto uscito dalla crisi cominciata nel 2015 e culminata con il fallimento del colosso coreano Hanjin a febbraio 2017, di assorbire ulteriori shock appare limitata.

STATI UNITI: CRESCITA TRAINATA DAI CONSUMI 
L’economia degli Stati Uniti continua a crescere e resterà in fase di espansione almeno fino a metà del 2019. I buoni risultati sono trainati soprattutto dal consumo privato, che è aumentato del 4% in Q2 2018 rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, pari ai due terzi della crescita complessiva del Pil reale nel trimestre. A sostenere il consumo di beni e servizi sono l’alta fiducia dei consumatori, un mercato del lavoro favorevole e la riduzione della tassazione.
Tuttavia, inflazione e tassi di interesse più elevati, combinati con l’esacerbarsi delle tensioni commerciali, potrebbero far perdere slancio ai consumi privati e alle vendite retail a partire da Q2/Q3 2019. I prodotti soggetti all’aumento dei dazi potrebbero vedere un aumento dei prezzi al dettaglio tra il 10% e il 15%. Tra le categorie merceologiche più esposte vi sono giocattoli, articoli sportivi, mobili ed elettronica di consumo, ma anche casalinghi, abbigliamento e alcuni prodotti alimentari.

CIPRO: RITORNO ALL’INVESTMENT GRADE 
Standard and Poor’s ha alzato il rating dell’isola del Mediterraneo da BB+ a BBB-, riportandola per la prima volta dopo sei anni all’investment grade (l’outlook fissato da S&P è stabile). Nel 2012 il Paese è entrato in una recessione dalla quale è uscito nel 2015 (grazie a un piano di salvataggio accordato da Fondo monetario internazionale, Commissione europea e Banca centrale europea e l’implementazione di misure di austerità), anno in cui il PIL è tornato in territorio positivo con tassi medi intorno al 3% fino all’anno scorso.
Le previsioni dell’agenzia di rating indicano una crescita dell’economia del piccolo Paese dell’Eurozona del 4% per l’anno in corso (superiori, quindi, a quelle della Commissione europea che sono del +3,6%) e del 3% in media tra il 2019 e il 2022. Tra gli elementi di fragilità, rimangono l’elevato indebitamento del settore privato e i livelli dei non-performing loan.

AREA EURO: SI RIDUCE IL SURPLUS COMMERCIALE 
I numeri pubblicati in via preliminare da Eurostat, l’ufficio statistico europeo, mostrano una riduzione dell’avanzo commerciale dei 19 Paesi che adottano la valuta comune rispetto al resto del mondo. Il dato relativo ai primi sette mesi dell’anno in corso mostra una riduzione del 5,4% rispetto a quello dello stesso periodo del 2017, attestandosi a 118,5 miliardi di euro. I maggiori consumi interni, che implicano un aumento delle importazioni, stanno avendo anche delle ripercussioni sulla bilancia dell’Unione Europea. I 28 Paesi, infatti, sono passati da avere un saldo positivo nei confronti del resto del mondo nei primi mesi del 2017 a un saldo negativo quest’anno (-4,1 miliardi di euro).
I principali Paesi europei che esportano fuori dai confini del mercato comune sono Germania, Regno Unito, Italia, Francia e Paesi Bassi e tutti registrano una crescita. I maggiori partner commerciali dell’Ue sono Stati Uniti, Cina, Svizzera, Russia e Turchia.

ZAMBIA: IL REGNO UNITO SOSPENDE GLI AIUTI 

Il Regno Unito ha annunciato la sospensione dei programmi di aiuto al Paese, in attesa di chiarimenti su una presunta malversazione di fondi destinati alla popolazione. Il governo dello Zambia ha ammesso l’avvio di indagini in merito a 4,3 milioni di dollari di aiuti originariamente inseriti in uno schema di social welfare in favore di famiglie povere in aree rurali nel Paese. Secondo alcune fonti, anche Irlanda, Finlandia e Svezia avrebbero sospeso i programmi di aiuto.
La decisione del Regno Unito e di altri donatori rappresenta un elemento negativo per lo Zambia, tenuto anche conto che, secondo Banca Mondiale, circa la metà dei 17 milioni di abitanti vive al di sotto della soglia di povertà. L’economia nazionale continua a fronteggiare una situazione debitoria critica, con un debito estero pari a 9,4 miliardi di dollari lo scorso giugno. Prosegue lo stallo per un accordo di sostegno con il Fondo Monetario Internazionale, mentre i rendimenti sull’Eurobond da 1 miliardo di dollari, in scadenza nel 2024, sono saliti al livello record del 17,7%. 

ENERGIA: NUOVI MERCATI PER IL GAS EGIZIANO 
I governi di Egitto e Cipro hanno raggiunto un accordo per il finanziamento parziale del progetto EuroAfrica Interconnector per collegare l’impianto egiziano di produzione di gas, Burullus, con le reti cipriote, fino a Creta e alla Grecia continentale. L’interconnettore è, di fatto, un ponte sottomarino tra Africa ed Europa, con una lunghezza totale di 1520 km e una capacità di 2000-3000 megawatt, e rappresenta un percorso alternativo per il trasferimento di energia elettrica da e verso l’Europa. Il completamento è previsto entro il 2021.
La nuova infrastruttura di trasmissione tra i due continenti consentirà all'Egitto di accedere a nuovi mercati di domanda per l'elettricità prodotta. La domanda interna del Paese (173 TWh nel 2017), infatti, benché in crescita, è e continuerà a essere inferiore all’offerta (196 TWh nel 2017), creando opportunità per l’export verso i mercati europei e mediorientali.

By: Ufficio Studi Economici (SACE)

 

 

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