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BALCANI: BOSNIA E MACEDONIA SI AVVICINANO A MOSCA? 
Domenica si terranno le elezioni generali in Bosnia. Il Paese si basa su un «triumvirato» su base etnica (musulmano/bosniaco, croato e serbo/Srpska) presieduto a rotazione. Il 20-21 settembre il Ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha visitato il Paese: la missione potrebbe aver rafforzato la componente Srpska, storicamente legata a Mosca che al momento appare più coesa.
In Macedonia il referendum che avrebbe dovuto avallare l’intesa raggiunta con la Grecia sul nome del Paese («Macedonia del Nord») ha visto una partecipazione del 37% degli aventi diritto, sotto il quorum (50%). Il presidente Zoran Zaev ha minacciato elezioni anticipate se nemmeno il Parlamento dovesse ratificare l’intesa, che avvicinerebbe il Paese all’UE e alla Nato. In Parlamento è richiesta una maggioranza di due terzi e il governo dispone di 71 seggi sui 120 totali.

STATI UNITI: INTESA PER IL POST-NAFTA 
Usa, Messico e Canada hanno raggiunto l’intesa per un nuovo accordo commerciale (USMCA –United States Mexico Canada Agreement) che sostituirà il Nafta. Si tratta di un aggiornamento di quest’ultimo con alcune novità, tra cui una maggiore tutela della proprietà intellettuale e l’introduzione di norme di origine più rigide per la produzione automobilistica. Restano in vigore i dazi su acciaio e alluminio, che saranno discussi separatamente.
Proseguono inoltre i negoziati con altri partner commerciali: Trump ha siglato di recente la rinegoziazione dell’FTA con la Corea del Sud e gettato le basi per l’avvio di negoziati con il Giappone. Resta il nodo della Cina, con cui è in atto una “guerra dei dazi” e alla quale sono stati inviati messaggi anche attraverso i contenuti dell’USMCA: dalle regole di origine al divieto di svalutazione della moneta. È inoltre previsto che le parti diano preavviso nel caso di avvio di negoziati commerciali con una "economia non di mercato" ed è consentita la fuoriuscita dall’accordo nel caso di intesa con una di queste.

ARGENTINA: INCREMENTATO IL PIANO DI AIUTI DEL FMI 
Accordo raggiunto tra Argentina e Fondo Monetario Internazionale per una revisione dei termini del programma di sostegno Stand-By Arrangement, approvato a giugno 2018: la nuova intesa, soggetta ad approvazione dell’Executive Board, prevede un aumento della linea di credito di ulteriori 7,1 miliardi di dollari, portando un totale di 57,1 miliardi (disponibili per i prossimi tre anni); aumentata notevolmente anche la quota di erogazione up-front di tali fondi.
Il sostegno del Fmi punta a ripristinare la fiducia dei mercati e rafforzare il consolidamento delle finanze pubbliche, riducendo il rischio di default e aumentando la solvibilità del paese nei prossimi anni. L’economia argentina continua ad attraversare una fase critica, legata ai forti squilibri macroeconomici, esacerbati da fattori esterni, tra cui il rialzo dei tassi USA e le turbolenze dei mercati su altre economie emergenti.

TURCHIA: TASSO DI INFLAZIONE SALE AL 25% 
A seguito dell'impatto della recente crisi valutaria che ha innescato un boom dei prezzi nell'economia turca, il tasso di inflazione della Turchia è in forte salita: secondo i dati dell'Istituto statistico turco, l’indice dei prezzi al consumo nel mese di settembre è aumentato del 24,5% rispetto allo stesso periodo del 2017. La crescita dei prezzi ha determinato forti aumenti su base annua dei costi di trasporto (+37%), dei prezzi dei prodotti alimentari (+28%), dei beni e servizi vari (+31%). Il forte deprezzamento della Lira, che ha perso circa il 37%del suo valore rispetto al dollaro dall'inizio dell'anno, sta avendo un forte impatto sul costo delle importazioni di energia.
Il mese scorso, la banca centrale turca ha aumentato drasticamente i tassi d'interesse, cercando di arginare il crollo di valore della Lira e di tenere sotto controllo l'inflazione galoppante. Ma la banca potrebbe avere uno spazio limitato per aumentare ulteriormente i tassi, data la forte opposizione del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. 

AREA EURO: MANIFATTURA PERDE COLPI, CRESCITA PIÙ LENTA DA DUE ANNI
 
Il settore manifatturiero europeo cresce, anche se al ritmo più lento da due anni. Lo mette in evidenza l’indagine di Ihs Markit relativa al mese di settembre da cui emerge che l‘indice finale Pmi settore manifatturiero è diminuito a 53,2, quasi invariato rispetto alla precedente stima flash di 53,3 e in discesa da 54,6 di agosto. Quota 50 rappresenta lo spartiacque tra la fase di espansione e recessione.
Nello stesso mese, il Pmi manifatturiero tedesco è sceso a 53,7 da 55,9 di agosto, ai minimi da 25 mesi a causa del più forte calo delle esportazioni di ordini in oltre cinque anni. Secondo l’indagine di Ihs Markit i livelli di produzione hanno mostrato il loro minimo da aprile 2016, mentre la fiducia delle imprese verso le prospettive per l’anno è la più severa da oltre tre anni. In discesa anche l’indice Pmi manifatturiero francese, che scende a 52,5 da 53,5 di agosto con la produzione ai minimi da due anni.

G20: RIVISTA LA CRESCITA 
Le nuove previsioni dell’Ocse hanno rivisto al ribasso la crescita dei Paesi del G20 per l’anno in corso e per il 2019. Nel 2018 il Pil di queste geografie dovrebbe crescere del 3,9%, in accelerazione rispetto al 3,8% del 2017, ma lo 0,1%in meno rispetto a quanto atteso a maggio scorso. Più drastica la correzione per il 2019 che dovrebbe vedere una crescita dei Paesi più industrializzati del 3,8%, lo 0,3% in meno di quanto previsto solo quattro mesi fa. Secondo quanto riportato dall’Ocse, le tensioni commerciali e l’incertezza riguardo alle politiche assunte hanno ridotto il tasso di crescita del commercio mondiale dal 5% del 2017 a circa il 3% nei primi sei mesi dell’anno.
Se la crescita nel primo semestre del 2018 ha tenuto in Cina e India (con quest’ultima che dovrebbe vedere un aumento del Pil del 7,5% e si caratterizza per l’economia con il tasso maggiore), ma è rallentata in Brasile, mentre le politiche fiscali espansive stanno sostenendo la crescita di breve periodo negli Stati Uniti (+3% quest’anno e +2,8%l’anno prossimo) e in Corea del Sud.

VENEZUELA: SIGLATO ACCORDO CON LA CINA 
Le autorità venezuelane hanno siglato un accordo con la Cina che prevede la cessione delle azioni dl alcune aziende pubbliche nazionali, attive principalmente nello sfruttamento delle risorse, ad aziende di stato cinesi. L’accordo prevede, oltra al consolidamento della presenza cinese nel Paese, anche lo stanziamento da parte di Pechino di 5 miliardi di dollari di investimenti nel settore oil&gas. Tali investimenti hanno l’obiettivo di incrementare la produzione petrolifera del Venezuela, che utilizza i proventi degli idrocarburi per ripagare il proprio debito verso la Cina (che ammonta al momento a circa 23 miliardi di dollari, secondo alcune stime).
Nel Paese sudamericano persiste un’aspra crisi economica in quadro politico fragile, caratterizzato da una situazione di conflitto tra le forze filogovernative e le fazioni dell’opposizione.

MALDIVE: IL CANDIDATO DELL’OPPOSIZIONE VINCE LE PRESIDENZIALI 
Secondo i risultati provvisori, il candidato dell'opposizione Ibrahim Mohamed Solih ha ottenuto il 58% dei voti nelle elezioni di domenica per le presidenziali delle Maldive, piccolo argipelago con un’importanza chiave nella competizione regionale tra Cina e India. La sconfitta del presidente uscente, Abdulla Yameen, è stata inaspettata per gran parte degli analisti.
Il governo cinese è stato un sostenitore costante di Yameen, anche durante lo stato di emergenza dichiarato lo scorso febbraio in seguito a scontri con le forze giudiziarie e di polizia. Nonostante la sua sconfitta, l'influenza della Cina (secondo i critici, basata sulla «trappola del debito») non verrà meno. Stati Uniti e India, infatti, non sono disposti o non sono in grado di eguagliare i miliardi di dollari che Pechino ha investito nelle Maldive, soprattutto nel settore delle infrastrutture, nell'ambito dell'iniziativa OBOR.

ITALIA: FALLIMENTI IN CALO PER L’UNDICESIMO TRIMESTRE CONSECUTIVO 
Nel secondo trimestre del 2018 è proseguita la riduzione del numero di fallimenti delle imprese italiane. Secondo i dati Cerved infatti, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente si è assistito a un calo dell’8,9%. Complessivamente, nei primi sei mesi del 2018, il totale dei fallimenti è stato pari a 5.964 (-5,7% rispetto al primo semestre del 2017): si tratta dei livelli più bassi degli ultimi sette anni.
La riduzione osservata nel primo semestre ha interessato tutti i macro-settori (costruzioni -7,2%, industria -5,6%, servizi -4,5%) e ha interessato le varie aree del Paese, pur se a ritmi differenti. La performance migliore è stata segnata dal Nord-Est (-16%), seguita dal Nord-Ovest (-3,1%). Anche al Centro il dato è in calo ma in misura minore (-1,7%), a causa dell’incremento delle imprese fallite in Abruzzo e Lazio. Nel Sud e nelle Isole (-5,1%) alcune regioni hanno mostrato un andamento in controtendenza: sono infatti aumentati i fallimenti in Basilicata, Calabria e Sicilia. 

COMMERCIO NAVALE: NUOVI CAMPANELLI D’ALLARME? 
Il recupero del prezzo del petrolio, che rimane al di sopra degli 80 USD/b, e il clima di incertezza nelle relazioni commerciali tra grandi Paesi stanno cominciando a farsi sentire sul settore delle navi da carico, in particolare per i beni intermedi e finiti. Il prezzo del carburante è aumentato di circa il 20%rispetto a un anno fa, come del resto la media dei noli per il comparto containership, ma la possibilità di scaricare sul cliente finale ulteriori costi è ostacolata dall’azione combinata dei dazi. La scelta sembra quindi essere tra mantenere una buona marginalità ma rischiare di perdere volumi o viceversa.
Secondo un’analisi di Moody’s, la capacità del settore del trasporto di container, non ancora del tutto uscito dalla crisi cominciata nel 2015 e culminata con il fallimento del colosso coreano Hanjin a febbraio 2017, di assorbire ulteriori shock appare limitata.

STATI UNITI: CRESCITA TRAINATA DAI CONSUMI 
L’economia degli Stati Uniti continua a crescere e resterà in fase di espansione almeno fino a metà del 2019. I buoni risultati sono trainati soprattutto dal consumo privato, che è aumentato del 4% in Q2 2018 rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, pari ai due terzi della crescita complessiva del Pil reale nel trimestre. A sostenere il consumo di beni e servizi sono l’alta fiducia dei consumatori, un mercato del lavoro favorevole e la riduzione della tassazione.
Tuttavia, inflazione e tassi di interesse più elevati, combinati con l’esacerbarsi delle tensioni commerciali, potrebbero far perdere slancio ai consumi privati e alle vendite retail a partire da Q2/Q3 2019. I prodotti soggetti all’aumento dei dazi potrebbero vedere un aumento dei prezzi al dettaglio tra il 10% e il 15%. Tra le categorie merceologiche più esposte vi sono giocattoli, articoli sportivi, mobili ed elettronica di consumo, ma anche casalinghi, abbigliamento e alcuni prodotti alimentari.

CIPRO: RITORNO ALL’INVESTMENT GRADE 
Standard and Poor’s ha alzato il rating dell’isola del Mediterraneo da BB+ a BBB-, riportandola per la prima volta dopo sei anni all’investment grade (l’outlook fissato da S&P è stabile). Nel 2012 il Paese è entrato in una recessione dalla quale è uscito nel 2015 (grazie a un piano di salvataggio accordato da Fondo monetario internazionale, Commissione europea e Banca centrale europea e l’implementazione di misure di austerità), anno in cui il PIL è tornato in territorio positivo con tassi medi intorno al 3% fino all’anno scorso.
Le previsioni dell’agenzia di rating indicano una crescita dell’economia del piccolo Paese dell’Eurozona del 4% per l’anno in corso (superiori, quindi, a quelle della Commissione europea che sono del +3,6%) e del 3% in media tra il 2019 e il 2022. Tra gli elementi di fragilità, rimangono l’elevato indebitamento del settore privato e i livelli dei non-performing loan.

AREA EURO: SI RIDUCE IL SURPLUS COMMERCIALE 
I numeri pubblicati in via preliminare da Eurostat, l’ufficio statistico europeo, mostrano una riduzione dell’avanzo commerciale dei 19 Paesi che adottano la valuta comune rispetto al resto del mondo. Il dato relativo ai primi sette mesi dell’anno in corso mostra una riduzione del 5,4% rispetto a quello dello stesso periodo del 2017, attestandosi a 118,5 miliardi di euro. I maggiori consumi interni, che implicano un aumento delle importazioni, stanno avendo anche delle ripercussioni sulla bilancia dell’Unione Europea. I 28 Paesi, infatti, sono passati da avere un saldo positivo nei confronti del resto del mondo nei primi mesi del 2017 a un saldo negativo quest’anno (-4,1 miliardi di euro).
I principali Paesi europei che esportano fuori dai confini del mercato comune sono Germania, Regno Unito, Italia, Francia e Paesi Bassi e tutti registrano una crescita. I maggiori partner commerciali dell’Ue sono Stati Uniti, Cina, Svizzera, Russia e Turchia.

ZAMBIA: IL REGNO UNITO SOSPENDE GLI AIUTI 

Il Regno Unito ha annunciato la sospensione dei programmi di aiuto al Paese, in attesa di chiarimenti su una presunta malversazione di fondi destinati alla popolazione. Il governo dello Zambia ha ammesso l’avvio di indagini in merito a 4,3 milioni di dollari di aiuti originariamente inseriti in uno schema di social welfare in favore di famiglie povere in aree rurali nel Paese. Secondo alcune fonti, anche Irlanda, Finlandia e Svezia avrebbero sospeso i programmi di aiuto.
La decisione del Regno Unito e di altri donatori rappresenta un elemento negativo per lo Zambia, tenuto anche conto che, secondo Banca Mondiale, circa la metà dei 17 milioni di abitanti vive al di sotto della soglia di povertà. L’economia nazionale continua a fronteggiare una situazione debitoria critica, con un debito estero pari a 9,4 miliardi di dollari lo scorso giugno. Prosegue lo stallo per un accordo di sostegno con il Fondo Monetario Internazionale, mentre i rendimenti sull’Eurobond da 1 miliardo di dollari, in scadenza nel 2024, sono saliti al livello record del 17,7%. 

ENERGIA: NUOVI MERCATI PER IL GAS EGIZIANO 
I governi di Egitto e Cipro hanno raggiunto un accordo per il finanziamento parziale del progetto EuroAfrica Interconnector per collegare l’impianto egiziano di produzione di gas, Burullus, con le reti cipriote, fino a Creta e alla Grecia continentale. L’interconnettore è, di fatto, un ponte sottomarino tra Africa ed Europa, con una lunghezza totale di 1520 km e una capacità di 2000-3000 megawatt, e rappresenta un percorso alternativo per il trasferimento di energia elettrica da e verso l’Europa. Il completamento è previsto entro il 2021.
La nuova infrastruttura di trasmissione tra i due continenti consentirà all'Egitto di accedere a nuovi mercati di domanda per l'elettricità prodotta. La domanda interna del Paese (173 TWh nel 2017), infatti, benché in crescita, è e continuerà a essere inferiore all’offerta (196 TWh nel 2017), creando opportunità per l’export verso i mercati europei e mediorientali.

By: Ufficio Studi Economici (SACE)

 

 

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