Scuola & Lavoro

I MANAGER BOCCIANO LA SCUOLA ITALIANA: NON FA CRESCERE IL PAESE

Proprio per questo Manageritalia ha presentato a Milano, nel corso del convegno food4minds, un progetto volto a creare sinergia tra scuole e aziende partendo dalle competenze. Infatti, come emerge da recenti ricerche internazionali, la crescita di un Paese dipende dal livello di competenze di studenti e adulti. Per questo serve un sistema formativo di qualità. Lo chiedono a gran voce i manager, che in un’indagine esclusiva bocciano quello attuale. Gabriele Toccafondi, sottosegretario di Stato ministero dell’Istruzione, università e ricerca, presente all’incontro ha detto i manager chiedono quello che sta nella Buona Scuola.

Scuole a aziende che lavorano insieme partendo dall’analisi delle competenze fatta in azienda, perché ne tengano conto i programmi e i manager vadano a scuola e gli studenti in azienda. Questo il cuore del progetto che Manageritalia ha lanciato oggi, che vede già due scuole e aziende lombarde ai nastri di partenza. L’obiettivo è poi diffonderlo su tutto il territorio nazionale.
<<Un’iniziativa – ha detto Gabriele Toccafondi, sottosegretario Ministero dell’Istruzione presente all’incontro – lodevole e in linea con i principi cardine della Buona Scuola. La riforma è infatti incentrata sull’alternanza e sul dialogo scuola e mondo produttivo. Noi stiamo investendo tanto in risorse umane e finanziarie, speriamo che questo ci segua>>.
<<Dobbiamo lavorare –
ha detto Irene Tinagli, commissione Lavoro Camera dei Deputati - sulle competenze future, quelle che serviranno tra qualche anno, perché il mondo del lavoro sta cambiando in modo vorticoso e l’uso delle tecnologie sta cambiando molti paradigmi>>.

Presente all’Incontro anche Enrico Loccioni, presidente di Loccioni Group, azienda marchigiana leader a livello mondiale, che nel dialogo con la scuole e nella crescita dei giovani, mettendoli in sinergia con i senior, ha uno dei suoi vantaggi competitivi. Anche Laura Bruno, HR director Italia e Malta di Sanofi ha testimoniato come la loro multinazionale lavori da anni con le scuole, ma i ragazzi manchino ancora oggi di capacità espositive, di relazione e di fare squadra.

<<Manageritalia –
ha detto Marisa Montegiove, presidente Manageritalia Servizi – ha organizzato questo evento, ma ancor più ha lanciato il progetto di sinergia scuola azienda, spronata dai manager associati che vedono i giovani entrare in azienda privi delle giuste competenze e provano sulla loro pelle come poi questo freni la competitività delle loro aziende sui mercati globali>>. <<Questo impegno dei manager – ha detto Roberto Beccari, presidente di Manageritalia Milano – per migliorare il sistema formativo e i suoi output è un dovere sociale, ancor prima che l’egoismo di avere risorse valide da plasmare per competere e crescere>>.

Le ricerche internazionali presentate oggi a Milano, al convegno food4minds organizzato da Manageritalia, dal Professor Daniele Checchi, docente Economia del lavoro Università Statale Milano, non lasciano dubbi. La crescita economica di un Paese è fortemente correlata al livello di competenze misurato su studenti (PISA ecc.) e adulti (IALS ecc.), più che al numero di quanti terminano gli studi superiori e universitari. Insomma, nella formazione conta più la qualità che la quantità, anche se un elevato tasso di scolarità superiore e universitaria è la condizione necessaria, ma non sufficiente.

Nell’indagine di AstraRicerche per Manageritalia, effettuata a settembre 2015 su un campione di quasi 1.200 dirigenti italiani del settore  privato, e presentata oggi da Enrico Finzi presidente di AstraRicerche, i manager bocciano il sistema formativo italiano.
Pensano, infatti, che la scuola italiana non sia meritocratica, non premi, valorizzi e metta in evidenza le qualità degli studenti migliori (68,3%). Una bocciatura che si amplia pensando che il 40% degli intervistati nega che prepari i giovani in modo valido, secondo le necessità del mondo del lavoro (37,1%) contro il 22% che lo afferma.
Dicono con forza che serve più dialogo tra il mondo della Scuola/Università e il mondo del lavoro per seguirne meglio le esigenze (97,7%, ben il 76,5% indica che è molto d’accordo) e maggiore qualità dei docenti, anche tramite nuovi criteri di selezione (97,1%, con molto al 75,8%) e aggiornamento e qualificazione (97,1%, molto per il 72,7%). Chiedono anche maggior riconoscimento anche da parte degli italiani del ruolo e dell’importanza del sistema formativo (95,6%, il 69,8% molto).

Hanno partecipato all’incontro anche: Livio Marchiori, amministratore delegato Nadella Italia e Giorgio Rembado, presidente Associazione Nazionale Presidi.

Manageritalia www.manageritalia.it – (Federazione nazionale dirigenti, quadri e professional del commercio, trasporti, turismo, servizi, terziario avanzato) rappresenta dal 1945 a livello contrattuale i dirigenti del terziario privato e dal 2003 associa anche a quadri e professional. Offre ai manager: rappresentanza istituzionale e contrattuale, valorizzazione e tutela verso la politica, le istituzioni e la società, servizi per la professione e la famiglia, network professionale e culturale. Promuove e valorizza il ruolo e il contributo del management allo sviluppo economico e sociale. Oggi Manageritalia associa oltre 35.000 manager: 23.000 dirigenti in attività che lavorano in 9.000 aziende, oltre a 7.000 dirigenti pensionati, 2.000 quadri e 3.000 professional.
La Federazione è presente sul territorio nazionale con 13 Associazioni che offrono una completo sistema di servizi: formazione, consulenze professionali, sistemi assicurativi e di previdenza integrativa, assistenza sanitaria ai manager e alla famiglia, iniziative per la cultura e il tempo libero.

IL PROGETTO MANAGERITALIA

Manageritalia ha messo a punto un programma che coinvolge piccole-medie imprese e scuole in un processo formativo continuo, congiunto e virtuoso. Nel 2015 parte un progetto pilota, che sarà dotato di risorse manageriali e competenze proprie con l’obiettivo di diffondere il progetto in tutto il territorio italiano.
L’attività per le aziende prevede un assessment organizzativo, che produce come output l'analisi delle competenze e una Gap analysis su uno o due processi/ruoli critici. L’attività per le scuole parte dall’analisi delle competenze e dalla Gap analysis svolte in azienda, per definire i loro progetti formativi.

LE RICERCHE INTERNAZIONALI
Le ricerche internazionali presentate oggi a Milano, al convegno food4minds organizzato da Manageritalia, dal Professor Daniele Checchi, docente Economia del lavoro Università Statale Milano, non lasciano dubbi. La crescita economica di un Paese è fortemente correlata al livello di competenze misurato su studenti (PISA ecc.) e adulti (IALS ecc.), più che al numero di quanti terminano gli studi superiori e universitari. Insomma, nella formazione conta più la qualità che la quantità, anche se un elevato tasso di scolarità superiore e universitaria è la condizione necessaria, ma non sufficiente. E oltre la crescita un elevato livello di scolarità incide anche su coesione e equità: benessere della popolazione, qualità della partecipazione sociale e innalzamento del capitale sociale. Si osserva anche che chi fa training on the job ha livelli di competenza più elevati, così come chi sceglie un indirizzo professionale nella scuola secondaria ha livelli di competenza più bassi. Gli studi sulle competenze, ha concluso Checchi, evidenziano anche che: la possibilità di accountability (per esempio attraverso esami centralizzati) combinata con autonomia gestionale delle scuole produce esiti migliori; la stratificazione precoce degli indirizzi di scuola secondaria (early tracking) riduce la media e aumenta la varianza degli esiti in termini di competenza; la scolarizzazione precoce (frequenza alla scuola materna) eleva la capacità di apprendimento e quindi la formazione delle competenze.

L’INDAGINE SUI MANAGER
Nell’indagine di AstraRicerche per Manageritalia, effettuata a settembre 2015 su un campione di quasi 1.200 dirigenti italiani del settore  privato, e presentata oggi da Enrico Finzi presidente di AstraRicerche, i manager bocciano il sistema formativo italiano.
Pensano, infatti, che la scuola italiana non sia meritocratica, non premi, valorizzi e metta in evidenza le qualità degli studenti migliori (68,3%). Una bocciatura che si amplia pensando che il 40% degli intervistati nega che prepari i giovani in modo valido, secondo le necessità del mondo del lavoro (37,1%) contro il 22% che lo afferma.
Parlando invece di quello che serve al Paese dicono che ci deve essere una valorizzazione della formazione continua durante tutta la vita del lavoratore (97,5%) e che ci devono essere più diplomati che entrano nel mercato del lavoro, ma poi ampliano la loro formazione in base alle necessità delle aziende e le loro attitudini (94,3%).

Dicono con forza che serve più dialogo tra il mondo della Scuola/Università e il mondo del lavoro per seguirne meglio le esigenze (97,7%, ben il 76,5% indica che è molto d’accordo) e maggiore qualità dei docenti, anche tramite nuovi criteri di selezione (97,1%, con molto al 75,8%) e aggiornamento e qualificazione (97,1%, molto per il 72,7%). Chiedono anche maggior riconoscimento anche da parte degli italiani del ruolo e dell’importanza del sistema formativo (95,6%, il 69,8% molto).

Ai giovani suggeriscono soprattutto: di svolgere piccoli lavori, anche non coerenti con il tipo di studio, durante la Scuola superiore/Università per capire il mondo del lavoro (74,3%), di studiare all’estero, anche solo con l’Erasmus, durante l’Università (71,6%). Quasi la metà (45,4%) suggerisce di non fermarsi alla laurea, ma scegliere un master/formazione post universitaria.

Dei giovani entrati in azienda negli ultimi anni bocciano, giudicandole inferiori alle attese, soprattutto le soft skills realizzative – tipo proattività, imprenditorialità, gestione del tempo e organizzazione e capacità di decidere – (81,7%, con un 28,2% molto deluso da quanto riscontrato), quelle  relazionali e manageriali – tipo capacità di relazione, dialogo, confronto, lavoro di gruppo ecc. – (79,3%) e quelle cognitive – tipo analisi, sintesi e problem solving – (76,5%). A seguire giudicano sempre insufficienti le competenze linguistiche (75%, ben il 29,1% le trova molto inferiori alle attese), la cultura in generale (68,9%) e le competenze digitali estese – capacità di capire la tecnologia e soprattutto il suo funzionamento, non solo di usarla – (59,4%).

 

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