Vino export

Esportazioni: valore in crescita del 4,5% ma volumi in calo del -9%

 VINO. EXPORT PRIMO TRIMESTRE 2018: CRESCITA FRENATA DALL’AUMENTO DEI PREZZI E DAL RITARDO SU FONDI OCM. BOLLICINE TRAINANO, MA NON BASTANO

 Ernesto Abbona (UIV): “Perdiamo volumi per forti rialzi dei prezzi dovuti alla scarsa vendemmia e impasse sui fondi OCM. Ministro Centinaio acceleri su promozione e Unione Europea”

 

“Grazie alla tenacia e al coraggio dei nostri imprenditori chiudiamo il primo trimeste 2018 con un valore dell’export che segna ancora un rialzo del +4,5%. Una crescita, però, in calo sul 2017 perchè frenata dai forti rialzi dei prezzi legati alla scarsa vendemmia e dal ritardo accumulato dal Ministero nell’erogazione dei fondi OCM promozione. Registriamo, infatti, un crollo nei volumi che ‘indebolisce’ in maniera preoccupante il nostro posizionamento sui mercati internazionali, rallentando anche il traino delle bollicine che segnano una crescita modesta rispetto alle performance degli anni scorsi e non riescono più a sostenere la prolungata stasi dei vini fermi. Un quadro complessivo molto difficile che si trova a dover affrontare una instabilità costante legata ai riflessi di dinamiche  geopolitiche, che non aiutano la crescita del commercio. È urgente che il neoministro Centinaio acceleri sul bando Ocm per sbloccare quei fondi, indispensabili per supportare i finanziamenti degli imprenditori italiani sul mercato internazionale, e faccia pressione su Bruxelles per imprimere nuovo sprint ai negoziati di libero scambio non ancora conclusi”.

 

Ernesto Abbona, Presidente di Unione Italiana Vini, commenta così i dati Istat elaborati da Ismea, partner dell’Osservatorio, relativamente all’export del vino italiano nel periodo gennaio-marzo 2018 che riporta una crescita del +4,5% in valore (superando gli 1,38 miliardi di euro) e una flessione pari al -9% in volume, passando dai circa 4,9 milioni di ettolitri di vini e mosti esportati nel primo trimestre del 2017 ai 4,5 circa milioni di ettolitri nello stesso intervallo di tempo di quest’anno. In particolare, a soffrire e a causare il crollo dei volumi esportati è quel -32,6% evidenziato nelle vendite dei vini comuni, i quali nel corso del 2017 sono stati soggetti ad un calo della produzione e ad un conseguente aumento dei prezzi. Risultati preoccupanti, moderati però dai numeri degli spumanti, vero traino del settore, che nel complesso salgono del +2,8% a volume e del +14,6% in valore. In particolare, questo segmento si conferma particolarmente apprezzato negli Stati Uniti (+14,3% e +18,6%) e registra un netto aumento tanto in Belgio (64,4% e 69,9%) quanto in Germania (+34,3% e +10,8%). Si fa sentire invece l’effetto Brexit, con una diminuzione del   -6,1% in volume e un +2% in valore nel Regno Unito.

 

“L’impennata dei prezzi, legata alle dinamiche dell’ultima vendemmia, ha reso più fragile la capacità del nostro sistema produttivo di gestire le incertezze dovute alla situazione geopolitica pesantemente influenzata dalla Brexit e dal rischio di escalation protezionistica da parte degli Stati Uniti, rendendo ancor più preoccupanti gli effetti della disastrosa gestione dei fondi OCM promozione da parte del Ministero. Una situazione congiunturale continua Ernesto Abbona che pone, però, anche la necessità di una riflessione seria all’interno della filiera sulla gestione dei prezzi e del valore. I nostri imprenditori continuano a fare miracoli riuscendo a macinare nuovi record commerciali, costretti a gestire rialzi di prezzi all’origine che stanno mettendo in difficoltà il vino italiano, perché erodono le marginalità delle imprese che sono sul mercato e costringono ad aumenti dei listini che rischiano di comprometterne le posizioni conquistate. Dobbiamo lavorare ad un diverso – e più moderno – spirito di filiera: la catena del valore va redistribuita equamente tra i diversi anelli produttivi. Ma deve essere altrettanto chiaro che chi va sul mercato si carica dell’onere di remunerare l’intera filiera e in questo sforzo non va lasciato da solo”.

 

Sul tema della instabilità internazionale, conclude il presidente di Unione Italiana Vini “diventa ancora più urgente procedere con gli accordi di libero scambio, che puntino all’abbattimento dei dazi, all’eliminazione delle barriere non tariffarie e al riconoscimento delle indicazioni geografiche. Non solo l’Italia ha patito gli effetti negativi di questo quadro, ma se n’è accorta anche una Francia che ha registrato un incremento del 3% in valore e nessuna crescita in termini di volume. Preso atto di questi risultati poco incoraggianti, dovremmo replicare quanto fatto con gli accordi Ue–Mercosur, esempio virtuoso di ciò che i negoziati in materia di eliminazione di dazi e protezione delle indicazioni geografiche italiane possono fare per rilanciare il settore”. 

Inverse le dinamiche dei vini DOP e IGP: i primi segnano una crescita del +12,2% in volume e del +10,4% in valore, mentre i secondi fanno registrare un calo del -12,8% in volume e del -6,5% in valore. 

Questo fenomeno è frutto di due dinamiche congiunturali che si sono andate a sovrapporre: da una parte il passaggio del Pinot Grigio delle Venezie da IGP a DOP, dall’altra le scelte vendemmiali degli operatori che, causa scarsità di prodotto, hanno sfruttato al massimo il potenziale dei vigneti consentito dai disciplinari per ottenere vini DOP, rinunciando in molti casi alle IGP di ricaduta.

I vini sfusi, infine, hanno subito un crollo del -30,6% in volume e un lieve aumento del 1,4% in valore, dovuto proprio a quell’aumento dei prezzi che sta caratterizzando l’annata 2017/2018: in media stiamo parlando del +47%, con punte del 70% per i vini comuni rossi, balzati sopra quota 80 centesimi al litro. 

Guardando ai singoli paesi d’esportazione, i volumi venduti negli Stati Uniti sono in crescita del 5,9% e del 4,1% in valore, mentre in Germania e in Inghilterra i mercati perdono rispettivamente -15,3% e -11,7% in volume. Più moderato il calo in Canada, con una decrescita del -4,2% in volume e un trascurabile aumento in valore dello 0,4%. In Francia, invece, pur con un calo di volume pari al -28,9%, cresce del 19,1% il valore dell’export. 

NB. L’analisi in dettaglio sarà pubblicata sul Corriere Vinicolo il prossimo 2 luglio 2018. 

Esportazioni complessive italiane di vino e mosto – Principali Paesi clienti 

 

Ettolitri

Migliaia di euro

 

I trim 17

I trim 18

Var.%

I trim 17

I trim 18

Var.%

Stati Uniti

809.864

857.594

5,9%

346.900

361.259

4,1%

Germania

1.325.945

1.122.783

-15,3%

226.088

229.785

1,6%

Regno Unito

608.214

536.903

-11,7%

157.681

148.428

-5,9%

Svizzera

179.100

199.366

11,3%

83.915

95.980

14,4%

Canada

187.136

179.302

-4,2%

75.016

75.335

0,4%

Francia

317.160

225.365

-28,9%

39.138

46.632

19,1%

Svezia

124.700

146.628

17,6%

36.821

43.419

17,9%

Giappone

96.434

90.630

-6,0%

34.541

34.488

-0,2%

Danimarca

92.939

94.612

1,8%

32.922

32.672

-0,8%

Belgio

82.928

94.053

13,4%

26.307

32.021

21,7%

Paesi Bassi

91.443

94.423

3,3%

29.157

31.384

7,6%

Cina

82.546

83.567

1,2%

26.852

28.806

7,3%

Austria

127.422

85.080

-33,2%

21.957

21.830

-0,6%

Norvegia

51.502

54.874

6,5%

19.493

21.195

8,7%

Russia

87.566

86.723

-1,0%

17.871

19.786

10,7%

Australia

22.314

28.720

28,7%

10.100

12.494

23,7%

Polonia

32.093

40.320

25,6%

8.078

11.624

43,9%

Repubblica ceca

104.823

48.643

-53,6%

10.503

9.087

-13,5%

Spagna

38.660

41.067

6,2%

7.753

8.597

10,9%

Finlandia

21.188

21.829

3,0%

7.488

8.269

10,4%

Corea del Sud

10.401

15.962

53,5%

5.027

7.885

56,9%

Brasile

25.777

24.876

-3,5%

6.850

7.438

8,6%

Altri

424.391

327.374

-22,9%

93.283

95.406

2,3%

Mondo

4.944.544

4.500.692

-9,0%

1.323.741

1.383.820

4,5%

Fonte: Elaborazioni Ismea su dati Istat

 

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