Aziende alimentari

LE PERFORMANCE DELLE AZIENDE ALIMENTARI ITALIANE E I FATTORI CHE LE HANNO RESE POSSIBILI

Una ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Fabio Antoldi e Daniele Cerrato
CERSI – Centro di Ricerca per lo Sviluppo Imprenditoriale

Circa 58.000 imprese, di cui 13.300 sono società di capitali e (solo) 6.250 sono imprese industriali (>9 addetti), un fatturato aggregato di 133 miliardi: sono i numeri del settore alimentare, uno dei pilastri del sistema produttivo italiano. La rilevanza del settore spiega l’interesse, anche da parte del mondo accademico, per l’analisi delle strategie e dei risultati delle imprese alimentari.
In quest’ottica, l’Università Cattolica del Sacro Cuore – particolarmente attraverso il Laboratorio UCSC ExpoLAB – e Fiere di Parma hanno firmato un accordo per la realizzazione di una ricerca di natura interdisciplinare dedicata all’analisi delle performance delle imprese del settore alimentare italiano.

LA RICERCA - Oggetto della ricerca sono le 448 imprese (società di capitale) di dimensioni maggiori del settore alimentare, per un totale di 57 miliardi di fatturato aggregato, selezionate da 13 comparti, in funzione del peso degli stessi sul settore alimentare (Tab. 1).

Tabella 1 Distribuzione del campione di imprese per comparto

Comparto                         Ricavi 2013       N° Imprese
Acqua e bevande              3.208.615.161    27
Birra                                  1.536.635.591    12
Carni                                 6.879.025.415    23
Coloniali                            2.499.926,439    22
Condimenti                          362.721.107    7
Conserve                          3.976.893.779    38
Dairy                               13,720,583,600    73
Gastron & Piatti Pronti      1,554,712,206    26
Ittico                                 1,653,104,667    17
Olio                                   2,344,446,805    14
Pasta                                6,361,719,689    68
Salumi                               4,203,242,699    37
Snack, Confect, Bakery     8,540,276,627    84
Totale                             56,841,903,785    448

ANALISI DEI DATI DI BILANCIO - La prima fase della ricerca ha previsto la raccolta e l’analisi dei principali dati di bilancio delle imprese nei sette anni dal 2007 al 2013. In particolare, l’analisi si è focalizzata sui seguenti indicatori: Ricavi, EBITDA (margine lordo), ROA (Return on Assets), Posizione finanziaria netta (PFN), Mezzi propri/Mezzi di terzi, liquidità primaria.  
La seconda fase della ricerca (ancora in corso) si è basata sulla somministrazione di un questionario alle 120 imprese caratterizzate da maggiore competitività (“top champions”) e rappresentative dei diversi comparti.

ANDAMENTO DEI RICAVI NEGLI ANNI - La crescita dei ricavi nei sette anni oggetto d’indagine, distinta per comparti. Il settore nel suo complesso è cresciuto a un tasso annuo medio del 3,87%. Il confronto tra i singoli comparti e il dato medio mostra, tuttavia, realtà molto differenziate tra loro. Carni, Condimenti, Dairy, Gastronomia, Pasta mostrano i tassi di crescita più elevati. Anche l’andamento dei ricavi nel tempo conferma la diversità delle traiettorie di crescita tra i settori: accanto a settori come Carni e Dairy che mostrano un trend relativamente costante di crescita, ve ne sono altri (ad esempio Acqua e bevande, Snack, Olio) nei quali l’andamento nel tempo è più irregolare.

LA REDDITIVITA’ DELLE IMPRESE - Dal punto di vista della redditività, il rapporto EBITDA/vendite si attesta sull’8,51% medio nei sette anni in esame (con valori superiori al 9% nel biennio 2009-2010).
Il dato per singoli comparti rivela, ancora una volta, realtà piuttosto differenti. In alcuni comparti (Carni, Salumi, Olio), la maturità del business e/o la forte competizione sul prezzo deprime in modo significativo i margini aziendali. L’andamento nel tempo mostra che, accanto a comparti con una redditività sostanzialmente stabile come Condimenti e Gastronomia (entrambi oscillanti tra 10 e 12%), ve ne sono altri – Dairy e Salumi – nei quali la riduzione dei margini appare strutturale.

LA RELAZIONE DIMENSIONI-CRESCITA-REDDITIVITA’ - La ricerca ha inteso valutare se e in che misura esista una relazione statisticamente significativa tra crescita dei ricavi, redditività aziendale e dimensione aziendale. Sotto questo aspetto, l’analisi delle correlazioni mostra alcuni elementi interessanti (che saranno oggetto di ulteriore approfondimento nel rapporto finale della ricerca). Tali elementi sono sintetizzabili nel modo seguente:
- c’è una correlazione positiva tra dimensione e redditività, riscontrata in particolare nei settori Pasta, Dairy, Snack e Acqua/bevande: questo dato induce a ritenere che, soprattutto in questi settori, il maggior potere di mercato delle grandi imprese “faccia la differenza”;
- non vi è, invece, una correlazione significativa tra dimensione e crescita. In altri termini, non può affermarsi in maniera statisticamente fondata che siano le grandi o le piccole imprese ad avere tassi di crescita superiori. Fanno eccezione a questo dato i comparti Olio e Conserve, nei quali sono state le imprese di minori dimensioni a crescere maggiormente nel periodo in esame;
- la crescita è correlata negativamente alla redditività (soprattutto nei comparti Dairy e Snack). Esiste in altri termini un trade-off: l’aumento dei ricavi tende ad accompagnarsi ad una “contropartita”, in termini di minore redditività. Fa eccezione il comparto dei salumi, nei quali invece si riscontra nei sette anni analizzati una relazione positiva tra crescita e redditività;
- la crescita è correlata positivamente alla posizione finanziaria netta (soprattutto nel comparto Snack): questo dato indica che, in generale, la crescita passa anche attraverso il reperimento di risorse attraverso l’indebitamento.

UN QUESTIONARIO PER APPROFONDIRE LE STRATEGIE - Questa prima “fotografia” del settore conferma la necessità di approfondimenti volti ad analizzare le strategie e i modelli competitivi delle imprese e ad identificare le fonti di competitività delle imprese. La seconda fase della ricerca è funzionale a tale obiettivo e si basa sulla somministrazione di un questionario alle 120 imprese caratterizzate da maggiore competitività (“top champions”) e rappresentative dei diversi comparti. In ciascuno di essi è stato selezionato il 25% delle imprese di maggiore successo. L’identificazione di tali imprese si è basata sulla costruzione di un indice sintetico di competitività, che ponderasse crescita (misurata dal tasso di crescita medio dei ricavi nel periodo in esame), redditività (misurata da ROA ed EBITDA/Vendite) e posizione finanziaria netta (rapporto PFN/Vendite).
Il questionario, sottoposto ai top manager delle imprese, è volto ad analizzare le strategie e il posizionamento competitivo delle imprese attraverso la rilevazione non solo di dati quantitativi, ma anche di opinioni, attese, percezioni dei rispondenti. Storia e visione aziendale, management e capitale umano, rapporti con il territorio e responsabilità sociale, strategie e internazionalizzazione, innovazione, vantaggi competitivi e priorità per il futuro sono le principali aree d’indagine.

ANTICIPAZIONI DALLA SURVEY IN CORSO
- La somministrazione dei questionari e l’analisi dei dati è tuttora in corso. In questo documento viene, pertanto, presentata un’anticipazione, basata su 41 questionari.
Un set di domande è stato specificamente dedicato ad analizzare l’impatto della crisi e le risposte delle imprese alla stessa. Su questo aspetto, l’analisi rivela che nel periodo 2007-2013 la crescita delle imprese è stata trainata soprattutto dai mercati esteri, evidenziando l’importanza dell’internazionalizzazione per la competitività: per oltre il 50% delle imprese il mercato domestico nei sette anni considerati si è ridimensionato o è rimasto invariato, mentre oltre il 70% dei rispondenti ha dichiarato che nello stesso periodo il mercato estero è cresciuto, dentro e fuori il mercato interno europeo.
L’internazionalizzazione si conferma una vocazione ‘storica’ per le imprese alimentari italiane: oltre il 70% delle imprese è presente nei mercati esteri da oltre 15 anni. I mercati europei (Francia, Germania, Regno Unito) sono considerati particolarmente strategici oggi per l’impresa, ma nell’opinione dei soggetti intervistati, è destinata a crescere nel tempo l’importanza dei mercati extra-europei (USA e Cina). Ai fini dello sviluppo internazionale, inoltre, le competenze legate all’analisi/selezione dei mercati esteri più attrattivi e alla negoziazione sono percepite come particolarmente critiche.
Oltre che nella ricerca di opportunità di sviluppo internazionale, le risposte strategiche alla crisi si sono concentrate principalmente nei seguenti ambiti: investimento nell’innovazione dei processi produttivi (93% dei rispondenti), sviluppo nuovi prodotti (78%).
Accanto all’innovazione di prodotto/processo, gli investimenti per sostenere/accrescere la qualità del prodotto e per aumentare la capacità produttiva dell’impresa sono indicati tra le priorità strategiche per il futuro, mentre si registra un minore interesse per iniziative di diversificazione rispetto al core business. Questo dato rappresenta un segnale di fiducia da parte degli imprenditori ed appare particolarmente incoraggiante per le prospettive del settore.
Sebbene frutto di un’analisi ancora parziale, queste prime evidenze empiriche suggeriscono una “sintesi” dei risultati dell’indagine in corso nei seguenti elementi:
• il settore alimentare conserva un ruolo centrale nel sistema industriale italiano, nonostante la crisi economica;
• la crescita aziendale è stata trainata negli ultimi anni soprattutto dai mercati esteri;
• “Innovazione di prodotto/processo” e “qualità” rappresentano due pilastri della competitività aziendale;
• resta forte il focus delle imprese sul core business.

 

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