Bitto e Casera

Consorzio di Tutela Bitto e Casera

C'era tempo fino al 30 giugno - come da Disciplinare - per caricare le mandrie in alpeggio. In provincia di Sondrio, complici anche le favorevoli condizioni meteorologiche, l'operazione si è conclusa positivamente con ben 63 alpeggi aperti e attivi per dare avvio alla produzione dell'eccellenza casearia valtellinese di punta, ovvero il Bitto DOP, formaggio grasso a pasta cotta e semidura, prodotto lavorando, due volte al giorno, la mattina e la sera, subito dopo la mungitura, il latte vaccino crudo intero. Al latte vaccino, inoltre, può essere aggiunto latte caprino crudo in misura non superiore al 10%.
Questo formaggio deve essere sottoposto a stagionatura per almeno 70 giorni. Per la stagione 2015 sono stati portati in quota 5.700 capi di cui 3.500 bovine in lattazione e 247 capre (presenti in 11 alpeggi su 63). Sono oltre 17.000 gli ettari di pascolo ancora utilizzati e dunque mantenuti dagli alpeggiatori valtellinesi, un'attività faticosa a beneficio dell'intero territorio.

Un'economia quella legata alla zootecnia che in Valtellina si sta rigenerando grazie anche all'ingresso di nuove e fresche energie.

Un dato interessante e decisamente in controtendenza, infatti, è quello relativo ai giovani alpeggiatori associati al Consorzio di Tutela Bitto e Casera: ben 21 su 63 hanno meno di 35 anni. Alcuni di loro portano avanti un'attività iniziata dai genitori, addirittura dai nonni, per altri una nuova scelta di vita.
Entra, dunque, nel vivo la produzione del Bitto DOP che proseguirà fino al 30 settembre, quando le mandrie saranno ricondotte nelle stalle del fondovalle. Un passaggio di consegne fra i due prodotti principali del settore.
Da ottobre, infatti, riprenderà la produzione dell'altra DOP, quella del Valtellina Casera.

Ad oggi, completato il caricamento degli alpeggi, la stagione sembra promettere bene. Le condizioni climatiche, infatti, sono buone, la stagione è in anticipo dal punto di vista vegetativo, l'auspicio è quello che vi sia un'equilibrata alternanza fra sole e pioggia al fine di favorire anche la qualità del foraggio. Lo scorso anno, nonostante le bizze di un'estate molto piovosa e con temperature al di sotto della media, il bilancio della produzione era stato comunque molto buono sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo.
Gli animali, infatti, non sono andati in sofferenza e l'erba dei pascoli presentava corretti valori nutrizionali.

Nel 2014 sono state 18.426 le forme di Bitto DOP prodotte e marchiate a fuoco grazie all'impiego di 2.400 tonnellate di latte.
Bilancio positivo anche per il Valtellina Casera DOP che si produce da ottobre a maggio. Nel 2014 sono state 179.083 le forme marchiate a fuoco per un totale di 1.340 tonnellate di formaggio prodotto grazie all'impiego e alla lavorazione di 14.890 tonnellte di latte.
Da gennaio a maggio 2015, prima dell'inizio della stagione del Bitto DOP, sono già state prodotte e marchiate 79.516 forme di Valtellina Casera DOP. E in questo delicato periodo sul fronte dell'introduzione di novità da parte dell'Unione Europea, per entrambe le DOP valtellinesi - tengono a precisare dal Consorzio di Tutela Bitto e Casera - viene utilizzato solo ed esclusivamnete latte prodotto in provincia di Sondrio e, per il Bitto, anche nelle vallate limitrofe previste dal Disciplinare di Produzione.

 

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