Produzione e consumi

Consumi Dolciari

Nel 2013, la disponibilità interna di prodotti dolciari è aumentata complessivamente del 2,8%, a fronte di un trend in crescita della produzione, di un andamento a tassi ridotti del nostro export dolciario, a cui fa fronte un import con trend superiori a quelli registrati dalle esportazioni.
Tale situazione ha determinato una maggiore disponibilità di prodotto sul territorio nazionale, ad esclusione della confetteria e dei gelati: prodotti di confetteria (-3,3%), cioccolato (+15%), prodotti da forno (+2,1%) e gelati (-1,9%). Negativa anche quella dei cereali pronti per la prima colazione (-4,3%).
Nel 2013 i consumi pro capite di prodotti dolciari sono aumentati del 2,4%, attestandosi su 24,61 kg. Per quanto riguarda i cereali pronti per la prima colazione il consumo pro capite è stato di circa 1 kg.
Nel 2013 si registrano andamenti positivi per tutte le merceologie, a esclusione della pasticceria assortita (-6,5%), prodotti sui quali è venuto a mancare il driver dell’innovazione e sui cui pesa la forte concorrenza della pasticceria artigianale.
Dando uno sguardo alle altre produzioni, i wafer non ricoperti proseguono il loro trend positivo: +3%. Su questo prodotto, piuttosto legato alla tradizione domestica, si è spinto su nuovi formati mini e stick che hanno stimolato un nuovo stile di consumo “on the go” ed ampliato in tal modo i target di consumatori.
Buona performance per i biscotti secchi (+2%), essendo, come ben noto, una delle categorie più significative nell’ambito dei biscotti da colazione.
Molto bene anche le frolle, che sono cresciute del 3,3% rispetto al 2012, rimanendo lo zoccolo duro di tutto il sottocomparto della biscotteria con un’incidenza di oltre il 53%. Su questo segmento continuano a far leva gli elevati standard qualitativi e le ricettazioni più arricchite per i palati maggiormente attenti al gusto. Ma allo stesso tempo è stata anche la categoria che maggiormente ha recepito la richiesta di salutismo del consumatore. La dinamicità mostrata è stata determinata proprio dalle tipologie “salute e benessere”, piuttosto che da quelle tradizionali, a conferma di come oggi, più di prima, la domanda è verso prodotti di maggior leggerezza e di aderenza ai dettami della sana alimentazione; da qui il lancio di un’ampia gamma di nuovi biscotti, dai senza glutine, agli integrali, al senza zucchero o senza grassi, fino ai più moderni probiotici, senza colesterolo.
In aumento anche le fette biscottate (+2%), preferite da un pubblico più adulto, principalmente legate alla prima colazione. Grazie al riconoscimento scientifico e alla continua sensibilizzazione svolta da parte di tutto il mondo nutrizionale sull’importanza che questo momento di consumo riveste nell’arco della giornata, il consumatore ha maturato oggi una maggior consapevolezza circa le sue esigenze alimentari per una corretta nutrizione. Inoltre il periodo di forte incertezza economica ha ridato centralità alle relazioni familiari favorendo un ritorno ai consumi domestici. A tal proposito, una recente indagine “Io comincio bene” condotta dall’Osservatorio Doxa/Aidepi ha svelato che in un caso su tre la colazione è una questione di famiglia. L’indagine ha scattato una fotografia delle abitudini di ben 9 mln di nuclei familiari con figli di età compresa tra i 5 ed i 24 anni, corrispondenti al 37% della popolazione. Ne è emerso che quando la colazione è un momento condiviso il 91% dei componenti non la salta. In particolare se i genitori non rinunciano al primo pasto della giornata la probabilità che i figli facciano colazione aumenta del 50%. Complice il buon esempio di mamma e papà, anche gli adolescenti sono sempre meno restii a non saltare la colazione. La percentuale dei teenager che non la fa è infatti scesa dal 16 al 5%. Un fenomeno interessante riguarda proprio i cibi scelti, che nell’80% dei casi sono gli stessi per genitori e figli. In top alla lista dei gradimenti si trovano i biscotti e il latte caldo.
Molto bene i biscotti di pasticceria unitipo (+6,5%), tra cui cantuccini, ricciarelli, baci di dama, cosi come gli amaretti (+8,9%), specialità della tradizione dolciaria italiana, particolarmente apprezzate all’estero.
Seguono i biscotti all’uovo, che si mantengono sugli stessi livelli produttivi dello scorso anno.
Nel 2013, il mercato delle monodose da forno (o merendine) diminuisce ancora del 2,4%, pur confermandosi uno dei capisaldi del comparto forno con 205.000 t prodotte. Un atteggiamento più oculato del consumatore, verso tutte le voci di spesa, compresa quella alimentare, può aver contribuito ad un ritorno alle merende home made, con un apprezzabile saving money per le famiglie.
I volumi produttivi delle pluridose o torte pronte scendono del 2%.
Nel 2013, i volumi dei dolci da forno di ricorrenza subiscono un lieve ridimensionamento produttivo. Si attestano su 113.950 t (-0,7%) per un valore di oltre 779 mln di euro (+0,2% rispetto al 2012). Nel dettaglio, sono state prodotte 85.100 t di lievitati di ricorrenza natalizia, pari a 590 mln di euro, registrando una flessione dell’1,4% a volume e dello 0,4% a valore.
Il panettone scende del 3,7% nella versione tradizionale, a fronte di una marcata crescita di quella speciale (+6,1%). Trend in aumento anche per la tipologia “senza canditi” (+1,4%).
Similmente al panettone, si registra un lieve calo per il pandoro tradizionale (-0,7%), mentre aumenta lo speciale (+5,1%); in contrazione gli altri lievitati natalizi (-5,6%).
Passando alle produzioni pasquali, queste, nel 2013, hanno avuto una performance migliore rispetto a quelle natalizie. In cifra assoluta 28.850 t per un valore di 189,2 mln di euro sono aumentate del +1,2% in volume e del +2% in valore.
All’incremento della colomba tradizionale (+2,4%), si è registrata una stasi per la versione “senza canditi” e per la colomba speciale. In calo gli altri lievitati pasquali che slittano del -2,3%.
Comunque, al di là dei numeri, i lievitati di ricorrenza natalizia e pasquale sono tra le più note specialità della tradizione dolciaria italiana, le cui denominazioni sono ora protette da un decreto interministeriale, in applicazione a partire dal 27 gennaio 2006, che ne stabilisce la definizione e composizione.
Una garanzia necessaria per incentivare l’export di settore - ad oggi con una quota media ancora al di sotto del 10% - tutelando l’immagine del prodotto italiano, rispetto al diffuso fenomeno dell’Italian sounding nei mercati esteri.
Per il sottocomparto della pasticceria industriale a temperatura controllata si è registrata una sostanziale tenuta dei volumi, a fronte di una crescita in valore del +1,3%. In cifra, 94.900 t per 658 mln di euro.
Lieve aumento per le brioche e simili (+0,8%), mentre subiscono una contrazione piuttosto evidente le torte (-6,4%). Su queste merceologie ha pesato negativamente il generale calo dei consumi.
Dati: AIDEPI Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane

 

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